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"Macroregioni? Solo a parole"
Intervista ad Alessandro Laterza

Basilicata

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“SÌ, sì…le macroregioni sono un bellissimo tema. Ma oggi non abbiamo tempo per esercitarci in discussioni teoriche”. Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega per il Mezzogiorno, reagisce quasi con fastidio alla domanda su che cosa ne pensino gli industriali della proposta avanzata dal Governatore della Campania Stefano Caldoro e rilanciata dal presidente della Giunta lucana Marcello Pittella. Cinquantacinque anni, amministratore delegato dell’omonima casa editrice, la prima per importanza nel Mezzogiorno, Laterza teme soprattutto una cosa: che tutto questo gran parlare di riforme, riforme necessarie beninteso, serva a rimuovere la realtà, che è drammatica. Ad allontanare il momento in cui si dovrà passare dalle chiacchiere ai fatti. E quel momento è arrivato da un pezzo. Come spesso scrive, con toni allarmati, sul Sole 24 Ore, di cui è collaboratore. “Non perdiamo di vista la realtà”, ripete. E la realtà, al momento, nel Sud è una sola: quella dei fondi strutturali europei. E’ soprattutto su questo,  dice, che dobbiamo concentrarci, evitando di “distrarci dagli obiettivi e dai problemi concreti per produrci in esercizi di fantasia che servono solo a farci perdere tempo e opportunità”. Se questa è la premessa, parlare di macroregioni con Il numero due degli Industriali non è facile.

Insomma, presidente, ho capito bene: quello delle macroregioni non è un tema che vi appassiona?

“Non ne abbiamo discusso negli organi competenti. La nostra attenzione, oggi, è concentrata su altre cose, su altre priorità. Come quella dell’agenzia per la coesione. Altro che pensare ad aprire altri tavoli di discussione su temi, sia pure importanti, come la macroregione. Sulla quale non abbiamo nulla da dire, per il momento. Ci sembra un bell’argomento da affrontare in un dibattito politico, ma non ne vediamo l’utilità sul piano pratico. No, non è la macroregione l’orizzonte verso il quale ci muoviamo. E poi le Regioni del Mezzogiorno oggi hanno altri problemi…”.

Ad esempio?

“Ad esempio il problema, che è sotto gli occhi di tutti, di una difficoltà di dialogo in seno alla Conferenza delle Regioni. E non è che, rilanciando la posta, risolviamo il problema di un mancato accordo tra gli enti del Sud. Anzi”.

E’ un fatto, però, che le Regioni del Mezzogiorno mostrano la corda. Sono alle prese con problemi atavici che paiono ormai irrisolvibili. Non ritiene che avrebbero bisogno di misure choc? E sennò quali sono i provvedimenti che lei ritiene più urgenti? Non pare che il Governo si stia spendendo molto per il Sud…

“Non è così. Certo, si tratta di impegni tutti da verificare, ma dal Governo alcune risposte importanti già sono arrivate. Si tratta di provvedimenti ai quali non è stata data ancora pubblicità e che sono ancora privi di atti ufficiali, e tuttavia l’Esecutivo ha detto sì all’istituzione di un’agenzia della coesione, ha confermato la copertura, per il 2014, dei fondi  saranno impiegati sforando il patto di stabilità; è stato convocato un incontro partenariale,  che si terrà la prossima settimana, sul ciclo di programmazione 2014-2020. Insomma, nuovi elementi ci sono. E c’è anche un interlocutore: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Del Rio.

Quindi sulle politiche del Governo per il Sud, lei dà un giudizio positivo…

“Guardi, il nostro problema, come al solito, è quello di fare le cose, di lavorare, non di dare giudizi. Dobbiamo soltanto trovare il modo di dare seguito agli impegni presi. E’ per questo che le dico che la macroregione è un argomento interessante, ma privo di ricadute concrete per l’immediato e tutto ancora da sviluppare, da calare nella realtà. Mi chiederei, per esempio, come coniugare il tema della macroregione con quello delle aree metropolitane …”

Insomma le Regioni farebbero bene a concentrarsi sulla spesa dei fondi europei. Come giudica la situazione?

“La verità è che siamo molto indietro. Si parla dei fondi europei 2014-2020 eppure non riusciamo a spendere tutti quelli del progranna 2007-2013. Dobbiamo imparare ad essere efficienti. Non perché ce lo chieda Bruxelles. Ma perché ormai il 50% delle infrastrutture al Sud si fa con i fondi strutturali. Investimenti non se ne fanno più, come prova la semplice osservazione della realtà:  le scuole fatiscenti, le infrastrutture incomplete, il territorio dissestato, il patrimonio culturale abbandonato. SI tratta di priorità che ormai possono essere finanziate solo con i fondi strutturalirisorse della politica di coesione sono destinate a rappresentare un terzo della spesa pubblica in conto capitale dell'intero Paese, ed oltre la metà di quella del Mezzogiorno. Cerchiamo, dunque, di farla funzionare meglio: distrarci dagli obiettivi e dai problemi concreti per produrci in esercizi di fantasia serve solo a farci perdere tempo e opportunità”.

 

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