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L'addio di Santarsiero alla sua Potenza
Ecco il capoluogo che vi lascio

Basilicata

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POTENZA - Ci ha messo tutto quello che ha inseguito, pensato, condiviso e qualche volta subito. Ci ha messo dentro dieci anni di vita amministrativa nella sua città. E lo ha confezionato in un video che, per immagini, vuole raccontare questa avventura. Forse restituire alla città lo sguardo con cui adesso, dopo due mandati, guarda e pensa ai suoi dieci anni con la fascia tricolore.

Vito Santarsiero da martedì non sarà più sindaco del capoluogo. Decadrà dal ruolo ora che è consigliere regionale, a poche settimane dalla scadenza naturale del mandato.

Con la fascia addosso, nel teatro Stabile, ieri pomeriggio ha incontrato alcuni amici e cittadini, provando a lasciare un ricordo e una riflessione. Ad ascoltarlo molti amministratori, la classe dirigente cittadina del centrosinistra, tanti sindaci, il senatore Margiotta, i dirigenti del Comune, i collaboratori più stretti.

Ha imparato presto - racconta - che della sua città, quella in cui è cresciuto, non sapeva poi molto. Lo ha imparato fin dalla campagna elettorale, quella del 2009. «Me la ricordo la sensazione, la prima volta da solo nella stanza da sindaco» a palazzo di città. «Il timore di tutto questo». Veniva dalla provincia in cui era stato presidente, ma «il sindaco no, è tutta un’altra cosa». Il livello cittadino è tutta un’altra cosa.

Così si è ritagliato i quindici minuti dell’ultimo discorso pubblico da sindaco per evitare le cifre del mandato, e dare spazio a quello che è accaduto in questi dieci anni. Due mandati, il secondo più sofferto, «ma senza rimpianti. Con la consapevolezza di tanti errori, ma senza rimpianti. Ero indeciso sul secondo mandato, ma poi ho accettato con orgoglio. È un onore per chiunque servire la propria città».

Racconta Potenza «leale, con valori importanti radicati. Gli stessi che garantiranno alla città tanto futuro». 

Si ritaglia lo spazio per ringraziare, per commuoversi e ricordare. Anche il momento difficile, l’addio doloroso alla sua amata Anna, arrivato in pieno mandato, vissuto nell’affetto di molti, nella delicatezza di tanti.

Stagione difficile, quella appena chiusa, per chi è stato amministratore locale.

«Se questo Paese non torna a investire sui Comuni, non tornerà a crescere». I municipi sono senza risorse e a starci dentro «impari a capire quanto è grande la sofferenza che c’è in giro. All’inizio pensi di potercela fare, poi cominci ad aiutare, poi non riesci più. Non resta che l’ascolto, ai sindaci tocca anche questo».

Ma la fascia tricolore indossata in un capoluogo significa anche un ruolo istituzionale che regala l’incontro con personalità importanti. Così Santarsiero racconta l’incontro con due papi, con alcuni presidenti della Repubblica, racconta dell’impegno in Anci e nel Comitato delle Regioni: in ogni occasione si è portato dietro Potenza. Si è portato Potenza città medagliata due volte, per il valor risorgimentale e per meriti civili, rinata dopo il terremoto del 23 novembre del 1980.

«I sindaci, tutti i sindaci - dice - conoscono la solitudine dell’amministrare. Ma è una cosa bella, sempre». A chi verrà dopo augura «di fare meglio». E a chi suggerisce l’accostamento al candidato sindaco selezionato dal Pd per maggio, dice: «Quando un sindaco finisce, una stagione si chiude». Continuerà a servire «questa terra da consigliere regionale». Ora dovrà osservare un territorio molto più vasto. Ma Potenza, «beh, è la mia città».

s.lorusso@luedi.it

 

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