Salta al contenuto principale

Santarsiero saluta Potenza
"La vocazione? Sempre più città di servizi"

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 21 secondi

COME li racconti dieci anni? Quelli di vita amministrativa ha provato a riassumerli in una brochure che raccoglie dati, cifre, progetti, percorsi. La versione più dettagliata della relazione è pubblicata sul sito del Comune. Ieri allo Stabile ha invece chiesto ai direttori dei giornali locali di fare qualche domanda. Così eccola la relazione tra il sindaco e la sua città spiegata rispondendo a Lucia Serino (Quotidiano della Basilicata), Mimmo Parrella (La Nuova del Sud), Mimmo Sammartino (Gazzetta del Mezzogiorno), Oreste Lopomo (Tgr Basilicata).

Si comincia dal centro storico che «sì - ammette Santarsiero - è in un momento di crisi, come accade un po’ ovunque in Italia. Ma negli ultimi anni è sempre più il luogo della memoria storica». Ricorda il recupero del teatro Stabile, di palazzo Loffredo, la parata dei Turchi, il sistema di mobilità e un’azione di riqualificazione. «Elementi che possono contribuire a essere una spinta di ripartenza».

Ci sono poi i settori critici, i servizi, le grandi opere. Ci sono le scelte e i progetti che hanno deluso o diviso la città. Come la ztl, o il cemento, o la mobilità urbana, o il verde da gestire, o i rifiuti. Potenza deve fare i conti anche con una dimensione particolare: estesa, nelle sue contrade, con chilometri di strade da gestire. E le casse vuote. «Sì lo so, l’ho ripetuto spesso. Ma davvero, quei 12 milioni di euro da rata mutuo ogni anno ci hanno sottratto fondi e risorse che avremmo potuto usare per le piccole grandi cose di tutti i giorni, per la manutenzione».

Il dibattito permette anche di toccare  il rapporto conflittuale tra la città e la Regione. «A Potenza andrebbe riconosciuto davvero il ruolo di capoluogo, che ogni giorno significa spesa, inquinamento, pendolari in ingresso». Ogni giorno 40mila auto si riversano in città. Significa persone a cui garantire servizi.

Santarsiero difende Potenza, le riconosce legami interni solidi, identità, solidarietà, seppur cresciuta piano piano. Difende il rapporto complementare con Matera. Difende anche il suo legame con la città, lui che è stato contestato per non aver garantito partecipazione. Allora, che Potenza lascia? «Oggi gli oneri di urbanizzazione si realizzano prima delle case, altro che tutela ai costruttori. Abbiamo messo paletti importanti». Bucaletto resta ancora in piedi, seppure con meno prefabbricati. Ma adesso ci sono anche le case popolari, ci sono i parchi, c’è un livello di formazione molto alto. Che città sarà? Lui si limita a dire quella che crede sia la vocazione di Potenza: città dei servizi, di scuola e università. Potenza è così, destinata - si spera capace - ad ospitare ogni giorno migliaia di cittadini.

sa.lo.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?