Salta al contenuto principale

Pd, anche il rinvio chiesto dai circoli
è diventato un caso politico

Basilicata

Tempo di lettura: 
6 minuti 20 secondi

E vai con le critiche. Con le polemiche. Con gli scontri. E con i sospetti. Erano davvero settanta i segretari comunali del Pd che hanno votato il documento che chiede il rinvio del congresso regionale? C’è chi giura per qualcuno in meno. E chi per qualcuno in più. Il numero settanta però non è stata un’invenzione o un’approssimazione. Settanta è quello che gli stessi segretari di circolo all’uscita della riunione hanno riferito al giornalista. Sotto la pioggia battente mentre altri segretari di sezione arrivavano ancora a riunione finita.

Un numero molto esagerato per Michelangelo Morrone (componente della Commissione garanzia del congresso) e sostenitore di Braia. Un numero aderente alla realtà per il presidente della stessa Commissione, Luigi Laguardia.

Ma è davvero importante capire se i segretari che hanno votato per il rinvio del congresso erano 60 o 70? O è più importante prendere atto che il Pd lucano è una polveriera in cui tutto diventa motivo di scontro e di sospetto?

Di certo i segretari di circolo (tra cui quelli delle città di Potenza e Matera) hanno minacciato di boicottare le primarie qualora da Roma non venisse accordato il rinvio. E le primarie le fanno i volontari più che i big.

Sta di fatto che questo congresso ormai è diventato uno psicodramma. La sensazione (ed è più di una sensazione) è che ormai a volerlo è solo Luca Braia. Poi ci sono quelli per cui è indifferente. E poi c’è la maggioranza dei big che passa tra un “sarebbe meglio dopo le elezioni” o addirittura a un “non si deve fare”.

Intanto ora c’è un documento ufficiale che è già sulla scrivania del Portavoce del Pd nazionale, Lorenzo Guerini e nella stanza della Commissione di garanzia nazionale. Quel documento in cui di fatto si chiede su pressione dei segretari di circolo il rinvio del congresso senza se e senza ma.

Ma non sarebbe il Pd se la questione al netto delle riunioni ufficiali non diventasse un caso. Per farsi un’idea basta leggere le note e i comunicati di reazione che sono giunti in redazione.

Il primo a firma di Nino Carella della Direzione del Pd che sposando la tesi del rinvio scrive: «Il Pd lucano è un partito ormai svuotato completamente della sua identità. Prateria libera per le scorribande di gruppi più o meno armati di consenso e bramosi di costruirsi il loro pezzetto di infinita gloria. Politica: niente. Confronto: non pervenuto. Progettualità: zero. Questo partito è stato in grado di compiere giravolte straordinarie del buonsenso, di attuare repentini capovolgimenti di strategia; si nutre di tattica, e vive nel sottobosco, ignorando completamente l'universo sovrastante, fatto di migliaia di persone che chiedono che la politica rivendichi con il suo ruolo di guida e di scelta, che dia risposte alle loro domande, che fornisca azioni volte a soddisfare i loro bisogni e mitigare le proprie comprensibili preoccupazioni».

Carella se la prende con De Filippo che «ha innescato una crisi politica gravissima in Regione rassegnando le dimissioni, e per unanime ammissione di tutti senza il necessario confronto con il partito, per l'eventuale ricerca della soluzione migliore. Il partito dovrebbe esistere anche per questo, d'altronde. E quindi, per premiarlo di tanta considerazione, è stato fatto segretario dello stesso partito. Non proprio una buona parabola da offrire ai propri concittadini. Immagino già orde di disoccupati tentare di appiccare il fuoco a capannoni industriali nell'ingenua speranza che l'imprenditore proprietario possa assumerli dopo la bravata. No, nella vita reale non funziona così. Funziona solo nel Pd».

Critico contro la decisione di chiedere il rinvio e contro il documento c’è il segretario del circolo di Pisticci - Marconia, Rocco Negro che prima parla di «colpo di mano programmato da De Filippo» e poi tuona: «Convocati per un incontro meramente organizzativo, ci siamo ritrovati catapultati in vero e proprio tranello. Giunti all’incontro con pochi minuti ritardo, abbiamo scoperto che una unanimità fantasma avrebbe votato un documento nel quale i segretari di circolo del Pd lucano avrebbero chiesto un ennesimo rinvio per la data delle primarie ormai imminenti. Con l’onestà che contraddistingue la mia persona, la mia storia ed il mio operato io chiedo: chi ha redatto quel documento? Chi lo ha firmato? Perché nessuno, a margine di questo incontro-lampo, è stato in grado di mostrarci le firme autografe? Chi lo ha concordato? Quando? Dopo insistenze, ci sono stati mostrati non più di una quindicina di fogli (prestampati!) compilati e sottoscritti da altrettanti segretari, chiaro indizio di un tranello concordato e preparato a tavolino nei giorni scorsi e votato in una riunione lampo (da chi non è dato saperlo), senza la redazione di un verbale sottoscritto da alcuno».

Insomma il segretario del Pd di Pisticci parla di complotti. Parole durissime. E Rocco Negro aggiunge: «La verità  è che il gotha del Pd di Basilicata, consapevole di aver fatto il suo tempo, ma restio a farsi da parte, ha paura di misurarsi in una competizione aperta e democratica. Perché? Perché la libera celebrazione delle primarie porterebbe ad un rinnovo dei massimi organismi del partito, oggi invece monopolizzati da esponenti della mozione Cuperlo. È per questo che io ritengo necessario lanciare un appello alla commissione nazionale per il congresso, al segretario nazionale Matteo Renzi, ai vice segretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, ma anche al massimo esponente lucano, Roberto Speranza, affinché questa vergognosa farsa abbia termine, chiudendo finalmente una lunga stagione congressuale, con la celebrazione certa di primarie aperte e democratiche, posticipate ormai da mesi e mesi. Primarie che, il prossimo 13 aprile, consentano di eleggere il segretario regionale e la nuova assemblea, affinché si ponga rimedio una volta per tutte a questo vuoto creato nel partito dalla pessima “gestione De Filippo”».

Ma per chi critica e alza il sospetto c’è chi pur non avendo partecipato alla riunione si dice d’accordo. E’ il caso del segretario del Pd di  Anzi, Rocco Licastro, che dichiara: «L’adesione del circolo che rappresento a suddetto documento è convinta e totale, anche in considerazione della circostanza che nel Comune di Anzi il prossimo 25 maggio si voterà per l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Comunale e, pertanto, le energie di dirigenti e militanti sono profuse per la migliore definizione del programma amministrativo e della lista dei candidati con cui concorrere alle elezioni amministrative. Svolgere elezioni primarie per la mera determinazione degli assetti dirigenziali interni al partito a ridosso dalla presentazione delle liste per il delicato test elettorale del 25 maggio p.v. è un atto di assoluta irresponsabilità politica. Oltretutto, le primarie potrebbero essere alterate ed inquinate da elementi esterni alla scelta del segretario regionale ed assumere, nei comuni chiamati alle urna per eleggere i nuovi Sindaci ed i nuovi Consigli Comunali, la connotazione di una consultazione preventiva in vista del voto amministrativo in cui misurare le varie forze in campo».

E Licastro poi aggiunge l’avvertimento: «Per queste motivazioni, qualora l’accorata richiesta della base del partito di rinviare le primarie non venisse accolta, dichiaro sin d’ora che il circolo di Anzi si rifiuterà di organizzarle logisticamente la domenica delle palme, giornata nella quale tradizionalmente si portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti e si sotterrano le asce di guerra».

s.santoro@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?