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Pd, in 102 contro il congresso
Si allarga il fronte che chiede il rinvio

Basilicata

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POTENZA - Dentro il Pd nessuno vuole il congresso. Stando alle ultime sono addirittura centodue, quasi la totalità, i segretari di circolo che hanno sottoscritto il documento di rinvio attualmente nelle mani di Emilio Libutti, segretario di circolo del partito democratico di Rionero in Vulture. E oggi questo documento dovrebbe arrivare direttamente a Roma, alla segreteria nazionale, che a questo punto non potrà più tacere. Dopo la riunione nella sala conferenze del Principe di Piemonte di Potenza lo scenario sembra allargarsi. In quella occasione il documento licenziato al termine dell’assemblea ha praticamente detto tutto: «chiediamo il rinvio delle Primarie per l’elezione del segretario regionale del Pd al fine di stabilire una linea condivisa e serena che dia il vero senso della partecipazione democratica degli iscritti con un costruttivo dibattito politico». In caso contrario la soluzione sarà quella di chiudere le segreterie cittadine per protesta. Il problema è che il congresso, fino a prova contraria, si terrà domenica 13 aprile, che è lo stesso giorno delle Primarie, con annesso pagamento dei classici due euro, per la scelta del prossimo segretario regionale. Ed è la stessa data fissata per le consultazioni di una parte del centrosinistra, per la scelta del candidato a sindaco in corsa per la città di Potenza da contrapporre al nome di Luigi Petrone, uomo scelto dal Partito democratico.

Insomma, è un incastro che rischia di compromettere qualcosa, anche perché con tutte queste scadenze c’è il serio rischio che non si trovi abbastanza “forza lavoro” per tenere in piedi tutto quanto. A qualcosa, quindi si dovrà rinunciare e visto l’elevato numero di voci contrarie all’interno del partito è molto probabile che da Roma arrivi il definitivo via libera al rinvio del congresso. D’altronde l’unico che vuole ora e subito il congresso è Luca Braia, che intanto sta già sponsorizzando la sua immagine e che sui social network aveva anche messo in dubbio il documento sul rinvio del congresso. Ma sembra che queste 120 firme che ora De Filippo dovrà consegnare a Roma valgano più delle sue perplessità. Un colpo duro da digerire.

In più c’è da tenere in conto la presentazione e la composizione delle liste per le elezioni amministrative, che sta levando non poche energie non solo alle segreterie di partito. E a questo proposito la questione sembra essere ufficializzata almeno da una parte del centrosinistra che continua a muoversi a tamburo battente. Roberto Falotico, sostenuto dalla lista Potenza condivisa, Luigi Padula sostenuto dalla lista Movimento Nuova Repubblica e Maria Luisa Cantisani, sostenuta dalla lista Italia dei Valori sono i tre che sfidanti alle primarie del centrosinistra che dovranno tenersi il 13 aprile. Deciso anche il collegio dei garanti, composto da Archimede Leccese, Mauro Zinno, Giuseppe Telesca, Rina De Robbio, Paolo Giordano, Antonio Barbalinardo, che dovrà tenere sotto controllo le operazioni. Via libera quindi alla campagna elettorale che «deve essere - si legge in un comunicato - improntata alla massima sobrietà, sia riguardo all’uso di materiale pubblicitario (spese non superiori a mille euro) sia in relazione ai toni ed ai temi che dovranno esaltare lo sforzo di proposta politico-programmatica che i candidati offrono alla città». Ma ancora una volta guai a parlare di contrapposizione, soprattutto con il Pd, meglio dire che si tratta di un «contributo autonomo di alcune componenti per rafforzare il rapporto con i cittadini elettori, soprattutto con quelli, e sappiamo essere molti, che si sono allontanati dalla politica preferendo l’astensione dal voto».

v. p.

 

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