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Petrolio, Pittella replica
al ministro Guidi e a Lacorazza

Basilicata

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POTENZA - Una risposta diretta al ministro, un’altra indiretta al presidente del Consiglio regionale. A due giorni dall’intervista del Mattino a Federica Guidi - ex presidente di Confindustria giovani, ora nella squadra di Renzi, allo Sviluppo economico - il governatore Pittella torna a ribadire la sua posizione sul futuro estrattivo della Basilicata. E lo fa con un intervento che, in quale modo, o almeno in qualche passaggio, sembra voler replicare anche alle recenti dichiarazioni di Piero Lacorazza. Quest’ultimo, prima della pagine del Quotidiano, poi in un commento su facebook, aveva chiarito la sua linea. Rispetto alle parole del ministro (prima ancora di Pittella), le recenti proteste della Val d’Agri, ma anche rispetto alla linea tracciata dallo stesso governatore in una conferenza stampa.

Presidenti di Giunta e Consiglio  in disaccordo («ma non per questo divisi», chiarisce il primo) almeno su un punto: cose fare di quegli impegni previsti dall’accordo del ‘98 ma non ancora realizzati. Come il pozzo Pergola 1 di Marsico Nuovo.   La comunità locale è contraria. La protesta, nel corso dell’incontro che qualche settimana fa era stata organizzato a Marsico Nuovo, è stata così forte da spingere lo stesso governatore ad abbandonare i lavori.

Il governatore, però, aveva già avuto modo di chiarire la sua posizione: «Per essere credibile, la Basilicata deve tener fede a quegli impegni». Gli aveva fatto eco, qualche settimana dopo, il presidente del Consiglio: «La questione non è questa. Occorre un’immediata rinegoziazione di tutti gli accordi, anche rispetto alle vecchie previsioni non ancora attuate».  In più Lacorazza aveva aggiunto: «Eni fa un passo falso se si presenta successivamente a una conferenza stampa minacciando di ricorrere al Tar per i ritardi nelle procedure autorizzative del pozzo di Marsico. Così non si fa altro che inasprire rapporti già molto tesi».

Ma Pittella, ieri, è tornato a rilanciare:  «Se la Regione vorrà essere credibile a Roma, nel chiedere serietà agli altri, dovrà esserlo in prima persona, tenendo fede agli impegni assunti. Dopo di che pretenderemo da Eni e Stato che facciano lo stesso».

Insomma, la differenza di opinioni esiste ed è del tutto evidente. Segno del fatto che, ancora una volta, è un tema “sensibile” per i lucani come quello del petrolio il terreno privilegiato su cui misurarsi politicamente. Non occorre andare troppo lontano con la memoria per ritornare a  quanto si era già visto nella precedente legislatura. Quando a giocare alla “guerra del petrolio” - da compagni di partito, ma da antagonisti nei fatti - erano stati i due predecessori alle cariche istituzionali più alte della Regione, De Filippo e Folino.

Con un apice dello scontro che arrivò con i dieci punti che l’ex presidente del Consiglio oppose alla defilippiana moratoria. Da allora ad oggi le cose sono cambiate e non poco. Prima   la bocciatura della moratoria, poi la traduzione in un insufficiente decreto attuativo delle linee previste dal Memorandum, a cui è seguito  uno stallo della vertenza lucana. Se con i fatti ci si è arenati, continua a montare la protesta dei lucani. Le recenti contestazioni in Val d’Agri testimoniano che di pazienza ce n’è ancora poca. Non sono in pace neanche i sindacati che per l’11 aprile hanno proclamato lo sciopero di due ore di tutto l’indotto Eni, dopo che nella sede di Confindustria le imprese del settore hanno continuato a fare orecchie da mercante alle richieste di Cgil, Cisl e Uil, per altro previste dal contratto di sito. Alle vecchie questioni, si aggiungono nuove “minacce” da Roma: come  quella riforma del Titolo V che prevede il trasferimento delle competenze in materia energetica dalla Regioni allo Stato. Le parole del neo ministro, non hanno fatto altro che confermare la linea. Guidi annuncia un cambio di passo urgente, volto a valorizzare il tesoro che i meridionali, e soprattutto i lucani, hanno sotto i piedi. E il dibattito politico lucano torna surriscardarsi. 

m.labanca@luedi.it

 

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