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"Chiederò subito un incontro al Governo e a Guidi
Roma rispetti gli impegni. Ma anche Potenza"

Basilicata

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NELLE  prossime ore, chiederò ufficialmente di incontrare il  ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi. E all’indomani della sua intervista a “Il Mattino” di Napoli sul tema legato allo sfruttamento delle risorse energetiche nel nostro Paese, sono certo che sarà interesse della stessa esponente di Governo accelerare i tempi di questo confronto.

La posizione che esprimerò a nome della Regione Basilicata è nota. Ma val la pena ribadirla con forza.

La salute dei cittadini e la difesa dell’ambiente vengono prima di tutto. Prima degli interessi delle compagnie petrolifere. Prima delle politiche energetiche nazionali. Prima di qualunque compensazione economica legata alla estrazione di olio e gas dal sottosuolo lucano.

Gli organi regionali e non deputati al controllo delle emissioni inquinanti sono già fortemente impegnati a monitorare costantemente il territorio, utilizzando tutti i mezzi che la moderna tecnologia ci mette a disposizione per tenere sempre più alta la soglia di attenzione. Su questo terreno non abbiamo lesinato, e non lo faremo in futuro, risorse economiche e coperture politiche.

Ma nello stesso tempo saremo inflessibilmente rigorosi  nei confronti di chiunque dovesse venir meno ai propri doveri, sia che si tratti dei privati che gestiscono gli impianti (come Eni ha potuto sperimentare di recente a proprie spese) sia che ci trovi dinanzi ad  organi pubblici  preposti alla vigilanza e controllo.

Fatta questa premessa, sulla quale, sono certo, il ministro Guidi converrà, avendo tra l’altro ella stessa parlato della necessità di rispettare le sacrosante esigenze di tutela dell'ambiente, della salute e della qualità della vita degli abitanti dei territori interessati, ribadirò all'esponente del Governo Renzi due concetti non meno importanti ed altrettanto chiari.

Primo: i lucani, e chi li governa, sono persone serie. Persone che mantengono gli impegni assunti e che non si rimangiano, a distanza di anni, gli atti sottoscritti da chi, nel 1998, era deputato, in forza del mandato ricevuto dagli elettori, ad operare per il bene della Basilicata.

Secondo: proprio perché siamo persone serie, pretendiamo che anche gli altri lo siano. A partire dal Governo nazionale, e da quanti oggi, per continuità amministrativa, sono chiamati a rispettare gli accordi sanciti dal Memorandum dell’aprile  2011 tra Stato e Regione Basilicata.

Al ministro Guidi ricorderò che il senso di quel Memorandum era (ed è) riassumibile in poche cifre. In Basilicata oggi si estraggono 85 mila barili al giorno di petrolio, a fronte dei 104 mila previsti dagli accordi del 1998 con Eni. Per di più con un numero di pozzi inferiore a quello inizialmente ipotizzato, grazie anche alle moderne tecnologie nel frattempo perfezionate.

Nei prossimi anni, con l’entrata in produzione della concessione Total (50 mila barili/giorno) e con un eventuale, possibile incremento delle produzioni Eni (da 104 a 130 mila barili/giorno), l'apporto che la Basilicata darà al sistema Paese sarà pari a 180 mila barili al giorno. Vale a dire il 12 per cento dell'intero consumo nazionale. Senza autorizzare, ripeto, nuovi pozzi rispetto a quelli contemplati dall'accordo del 1998. E senza estendere ad altre aree della regione, al di fuori di quelle storicamente deputate alle estrazioni, le attività di ricerca e produzione. A tal proposito, ribadisco che siamo fortemente contrari a ricerche da effettuare in mare aperto, al largo delle nostre coste.

Cosa prevedeva (e prevede) il Memorandum? A fronte di quei 95 mila barili di petrolio in più, rispetto ad oggi,  lo Stato avrebbe dovuto riconoscere alla Basilicata un 10-15 per cento della maggiore Ires  incassata, grazie proprio a quel surplus di produzione. Parliamo di 300-400 milioni di euro all'anno, da utilizzare per grandi infrastrutture, attività di sviluppo, sostegno alla ricerca e all'innovazione, con l'unico obiettivo di creare nuova occupazione e dare una risposta concreta a migliaia di giovani e/o lavoratori lucani alla ricerca di occupazione.

Viceversa, qual è  stata sinora, la risposta dello Stato? Una vera delusione. Gli ex ministri Zanonato e Saccomanni se ne sono usciti con una miserevole previsione di soli 50 milioni di euro in più all'anno, per di più a fronte di nuove estrazioni, al di fuori delle produzioni già autorizzate ad Eni e Total.

Al ministro Guidi e allo stesso premier Renzi lo dirò senza peli sulla lingua: questo modo di fare, da parte degli ultimi governi Monti e Letta, non è stato serio. Non lo abbiamo accettato ieri non lo accetteremo, domani.  Gli impegni assunti vanno rispettati. Tanto a Potenza (come noi siamo impegnati a fare) quanto a Roma (come ci auguriamo voglia fare l'attuale Governo Renzi).

Infine, la questione bonus-carburanti. Pochi giorni dopo il mio insediamento, ho provveduto a far trasmettere dai miei uffici a tutti i parlamentari lucani, una proposta di modifica dell'articolo 45 della legge 99 del 2009, nella parte che istituisce il fondo unico nazionale sulla scorta di un aumento delle royalties (dal 7 al 10 per cento) posto a carico delle compagnie petrolifere.

Non rifarò la storia di quel bonus. Dico solo che di qui a qualche mese, quando saranno accreditati i fondi riferiti al 2013, che andranno ad aggiungersi a quelli già bloccati riferiti al 2011 e al 2012, presso il Ministero dello Sviluppo Economico vi sarà un "tesoretto" di almeno 230 milioni di euro che è di competenza dei lucani. Solo dei lucani. Non di altri. Che il Governo (ci auguriamo) vorrà riconoscere alla Basilicata per avviare azioni di sostegno alle fasce deboli, ai lavoratori in mobilità, agli agricoltori alluvionati del Metapontino e a quanti hanno perso la casa e le attività produttive per gli eventi franosi dello scorso inverno.

Certo, perché ciò accada, occorre modificare l'articolo 45 della 99/2009, escludendo, così come da noi proposto, quelle somme dal patto di stabilità interno.

Io chiederò al ministro Guidi e al presidente Renzi che il Governo sposi la causa dei lucani. Sono certo che i parlamentari eletti in Basilicata, da un lato, e il Consiglio regionale, dall'altro, mi sosterranno in questa battaglia, così come – devo riconoscere – sindacati e imprenditori, che fanno parte della “cabina di regia”, stanno facendo già da tempo.  Una battaglia che potremo (e dovremo) riprendere e vincere per garantire alle nuove generazioni un futuro diverso. Nel rispetto della salute e dell'ambiente. Ma anche con la consapevolezza di avere, sotto i piedi, una risorsa preziosa da mettere a frutto per il bene della Basilicata e dell'intero Paese.

*Presidente Regione Basilicata

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