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Braia "rinviato" ma non piegato
"Non resterò certo a guardare"

Basilicata

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POTENZA - Ha atteso una settimana circa dalla notizia del rinvio del congresso democratico di Basilicata. Non ha reagito a caldo. Ha atteso, ha pensato. E alla fine ha deciso di uscire allo scoperto con un comunicato stampa che ha tutto il sapore di un documento politico ben ponderato. Una sorta di “manifesto” per mantenere viva la questione congresso regionale anche se il tema di fatto è stato derubricato e spostato di almeno un paio di mesi.
Si parla di Luca Braia. Ovviamente. Il candidato alla segreteria regionale del Partito democratico che tra i tre che erano rimasti in lizza (gli altri sono Antonio Luongo e Dino Paradiso) è senz’altro quello che avrebbe fatto ben a meno del rinvio voluto dalla stragrande maggioranza dei colonnelli democratici e dai segretari di circolo che di fatto hanno imposto a Roma la concessione del rinvio congressuale in un primo tempo negato.
Ma chi si aspettava una reazione polemica rimarra deluso. Luca Braia ragiona da “segretario”. Mostra esperienza e misura pur non mandandole a dire.
Nella nota, Braia infatti parla di congresso «incautamente rinviato» , di un «rinvio che non serve ai concittadini lucani». E ancora assicura che non resterà «certo a guardare». Insomma quello che emerge dal documento a firma di Luca Braia non è un pensiero “dimesso” e “sconsolato” ma propositivo che avverte: «Non vogliamo e non dobbiamo essere la regione della conservazione».
Insomma l’ex assessore critica il rinvio ma non si mostra sconfitto o piegato. Dimostra invece di voler andare avanti o meglio di restare in pista per la guida del Partito democratico lucano anche se per il confronto con gli altri candidati è stato rinviato presumibilmente alla prossima estate. Braia quindi nello specifico attacca: «E’ di tutta evidenza che la Basilicata è rimasta l’ultima regione d’Italia a non prendere atto della novità, prorogando per troppo tempo la situazione di sede vacante mentre viviamo una fase politica non facile e ci avviamo ad eleggere il parlamento europeo (...)».
Braia quindi sposta il ragionamento e avverte: «Il Pd per primo avverte di non avere più tempo, sicché o si cambia o sarà la nostra gente a cambiare. E, in questa prospettiva c’è più di una questione sulla quale riflettere e decidere insieme, con la dovuta urgenza. Per questo il rinvio non serve ai concittadini lucani (...)».
Sui propositi e sulla linea politica assunta da Renzi e quindi da lui stesso, Braia spiega: «Si è scelta la strada di rifuggire da semplificazioni demagogiche e da scelte propagandistiche ma affrontando i problemi con “l’obiettivo di consolidare l’uscita dalla crisi finanziaria attraverso un serrato e preciso cronoprogramma che impegna il governo in scadenze ravvicinate, con interventi normativi ed attuativi rapidi e certi».
Da renziano, Luca Braia parla delle luci mostrate da Matteo Renzi sia come uomo forte del cambiamento del Pd e sia come nuovo presidente del consiglio.
Braia quindi disegna il suo Pd che deve «modificare storici conservatorismi ed aprirsi alla società reale, recuperando la centralità delle persone e partendo dalla partecipazione e dalle competenze. Un Pd perciò, in grado di farsi percepire come soggetto utile, efficace e contendibile e come “spazio libero” in cui “generi e generazioni” si sentano a loro agio nel confrontarsi ed andare oltre le vecchie barriere ed i nuovi conflitti. Un Pd che rottama le “filiere delle appartenenze” per far spazio alle “filiere delle idee”, sempre e solo per costruire e mai più per distruggere (...)».
Ovviamente le stoccate a chi ha lavorato per il rinvio non mancano :«(...)nonostante i rallentamenti introdotti da un rinvio determinato anche da posizioni un pò strumentali del “Pd Regione“ che hanno condizionato il Pd nazionale (...)».
E quindi Braia promette: «Lavoreremo per un Pd che non continui nella logica del “controllare” piuttosto che del “governare”. Che rompa con i riti del passato che si metta alle spalle tattiche e strategie inadeguate, che non stia a guardare ma sappia ricollocarsi tra la gente e riprenda il ruolo di guida in questa stimolante ed entusiasmante “nuova fase politica».
Per concludere Braia resta al centro del campo e assicura: «Lavorerò con tutti coloro che vorranno riconoscersi nel progetto di cambiamento in una prospettiva unitaria e per completare la “rivoluzione democratica” in una regione, come la nostra, che ha bisogno di cambiare verso alla sua economia e di rispondere ai problemi della occupazione ed alle condizioni sociali di famiglie che sono per il 33% sotto la soglia della povertà. Non possiamo dimenticare che la Basilicata è diventata la regione italiana più povera, dopo la Calabria. Dobbiamo perciò, come ha fatto Renzi, porre a valore la risorsa politica costituita da un Pd nuovo, chiamando all’impegno dirigenti giovani, donne e uomini capaci e animati da autentica passione per la buona politica, che amano la propria terra e che sognano una Basilicata in cui poter vivere, operare e sviluppare libertà e intelligenza».
Insomma Braia non molla di un centimetro nonostante il rinvio.
s.santoro@luedi.it

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