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Dal dissesto il debito è sempre aumentato
Parla l’ex sindaco Rocco Sampogna

Basilicata

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POTENZA - «Non ho intenzione di fare polemica. Vorrei solo che il prossimo sindaco prenda in considerazione questi dati, per partire da un punto compiuto». I dati sono quelli del bilancio di un capoluogo le cui finanze sono tutt’altro che solide. E lui, Rocco Sampogna, è il sindaco del consiglio comunale sciolto nel 1993 per «diffusa illegalità», scrisse il prefetto. Poi, il dissesto. Poi, un lungo processo che finirà nel 2003 con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».

Venti anni dopo e senza aver più preso posizione nella vita politica cittadina, ha deciso che qualche cosa andava detta. «Numeri, senza commento però». Così ha pubblicato i dati raccolti dai consuntivi di bilancio negli ultimi anni. Dai 166.521.423 euro di debito nel 2003 si arriva ai 194.184.676 euro del 2012. La commissione ministeriale «ha ammesso nel rendiconto finale del dissesto debiti per 58.364.547 euro.

«Le voci maggiori dell’aumento negli anni sono per spesa in beni e servizi. E poi pesano molto le condanne per gli espropri finiti male». La situazione è critica, «ma credo qualcosa si possa fare». Basta, dice, cominciare con buonsenso.

«La norma prevede che il candidato sindaco depositi anche il programma. Non è certo un atto formale, quel documento serve, in caso di vittoria, a costruire la programmazione finanziaria dell’ente e serve anche a mettere il consiglio comunale in condizione di esercitare la funzione di controllo».

Eppure di programmi, in questa campagna elettorale appena cominciata, non si parla ancora. Poche idee, molti slogan generali. E la città? Arranca, da molto tempo.

In queste cifre dell’economia cittadina c’è il trasporto urbano con 13 milioni di spesa annuali e poco più di 300.000 euro di incassi. C’è il settore rifiuti: «circa 15 milioni di euro all’Acta e entrate decisamente non sufficienti».

Sampogna ripercorre le cifre e per un poco, solo per un poco, anche i giorni del dissesto. «Anni dopo, dieci per la precisione, siamo stati assolti tutti perché il fatto non sussiste. Io credo che quel dissesto fu voluto, credo servisse a un azzeramento. Erano anni dal clima difficile, di sospetto, di rovesciamento. Tangentopoli, all’orizzonte nuovi partiti, la fine della Dc». 

Ora da dove cominciare? Magari dai crediti: l’amministrazione avanza più di 172 milioni di euro. «Credo che il prossimo sindaco dovrà partire da una task force concetrata su questi temi». Altrimenti il rischio è di amplificare l’isolamento in cui si trova il capoluogo. Matera ha trovato la sua dimensione. Potenza, invece, che deve fare? «Credo dovrebbe offrire servizi di innovazione e ad alto contenuto tecnologico». Nell’immediato deve fare i conti con un ruolo, quello di capoluogo, che non è percepito. «La verità è che Potenza non viene accettata come capoluogo, non più. Ma se Potenza perde, perde tutta la Regione. Tra gli anni ’60 e ’90 la città è stata una spugna, ha drenato risorse che solo in parte redistribuiva. È cresciuta gonfia, congestionata, e ora non riesce a ricevere solidarietà».

Eppure, dice Sampogna, qualche buon punto di partenza c’è. Suggerisce l’artigianato nell’hinterland, vecchie direttrici della mobilità da recuperare, l’attrazione del flusso commerciale puntando sulla qualità.

«La politica, però, deve riassumersi la responsabilità del controllo sulla macchina amministrativa. La struttura comunale qui è di altissimo profilo, solo va valorizzata».

Anni dopo il dissesto, guarda indietro solo ogni tanto. «No che non ho pensato a tornare in politica. E si, è stato doloroso. Sono stato l’ultimo sindaco DC, poi è cambiato tutto. Ma l’amministratore locale resta un lavoro faticoso, ma straordinario: vedi cambiare le cose con la tua comunità».

Quella potentina, dice, non gli mai stata ostile, neanche nella stagione difficile. «Piuttosto, riconosco che il nostro errore fu culturale. Per anni, da Colombo fino alla nostra generazione, abbiamo educato la popolazione a chiedere, bisognava andare dai vertici anche per un certificato». Questo non vuol dire che i partiti debbano scomparire. «Hanno una funzione importante, non possiamo passare il tempo attendendo che trovino equilibri interni, per poi ricominciare ogni volta».

 

I DATI

 

 

ANNO               DEBITI                        INTERESSI

 

2003      166.521.423 euro             5.130.810 euro

2004      168.611.984 euro             5.039.024 euro

2005      169.070.399 euro             ---

2006      170.703.986 euro             5.994.979 euro

2007      178.596.794 euro             5.052.097 euro

2008      190.282.139 euro             5.067.475 euro

2009      198.906.617 euro             5.234.577 euro

2010      194.565.037 euro             5.323.906 euro

2011      189.121.159 euro             5.429.238 euro

2012      194.184.676 euro             5.565.568 euro

 

CAPACITÀ INDEBITAMENTO RESIDUO:         nel 2003: 63.551.000 euro             nel 2012: 28.513.261 euro

 

La COMMISSIONE MINISTERIALE ha ammesso nel rendiconto finale del dissesto (31/12/1994) debiti pari a 58.364.547,26 euro

 

s.lorusso@luedi.it



 

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