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Il Sud alla guerra dell’euro
Pd e Forza Italia divisi alla meta

Basilicata

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Che Sud è quello che si presenta all’appuntamento del 25 maggio,un appuntamento da tutti giudicato decisivo per il futuro dell’Europa? Un Sud nuovo e antico allo stesso tempo. Non soltanto per i nomi (da ieri ufficiali) messi in lista dai partiti: nomi tra i quali troviamo quelli di neofiti e vecchie volpi della politica, di imprenditori e operai, di poeti e giornalisti. Ma anche per il modo in cui queste forze politiche hanno dato vita alle loro squadre e si sono sistemate in campo: manifestando, come si diceva, antichi e nuovi vizi. E rendendo evidente, soprattutto, che – sebbene nella competizione europea si dovrebbe ragionare secondo una logica circoscrizionale – i partiti, al Sud, si presentano ancora una volta fragili e tutt’altro che compatti al loro interno. Il che la dice lunga sullo stato del Mezzogiorno e sulle divisioni che ne caratterizzano tuttora la classe politica, e dunque  di governo. Come nel caso del Pd: con la polemica sull’esclusione di Emiliano – nella scelta del capolista -  a vantaggio della Picierno; la quale sarà affiancata da veterani di Bruxelles come Gianni Pittella ma anche da vecchi arnesi bassoliniani come Andrea Cozzolino e Massimo Paolucci e da un campione plurititolato dell’antimafia come Pino Arlacchi. E come nel caso del Pdl: con il confronto-scontro tra Forza Italia e Forza Campania, risolto con la rinuncia ì di quest’ultima a presentarsi, e la battaglia su Raffaele Fitto capolista. Nella lista presentata ieri pomeriggio dal partito di Berlusconi figura, per dire, Clemente Mastella, eurodeputato uscente, e viene lanciato, tra gli altri, il giornalista televisivo Alessandro Cecchi Paone. Nella lista unica di Nuovo Centrodestra e Unione di Centro cercano invece la rielezione all’Europarlamento Erminia Mazzoni, che a Bruxelles ha svolto il ruolo di presidente della Commissione Petizioni, e Giuseppe Gargani, 80 anni e una lunga storia democristiana alle spalle. Note nuove dalle liste  non potevano che venire dal movimento Cinque Stelle e dalla Lista Tsipras. Nel primo caso, in mezzo a molti nomi sconosciuti, spicca quello della capolista Isabella Adinolfi (che con 1759 voti alle primarie è risultata prima del Mezzogiorno e seconda in Italia),  l'unica candidata del Movimento che conosca bene Bruxelles, non perché sia europarlamentare uscente, ma perché ci lavora da anni. Nella lista Tsipras (che ha come capolista lo scrittore e giornalista  Ermanno Rea), figurano tra gli altri Barbara Spinelli, nota editorialista di Repubblica (e figlia di Altiero, considerato uno dei padri dell’Europa), scrittori come la napoletana Valeria Parrella, e il paesologo, molto noto anche in Basilicata (dove promuove, ad Aliano, un festival annuale), Franco Arminio.

Ma che Europa è quella che aspetta i nuovi parlamentari del Sud? Sono passati soltanto cinque anni dalle ultimi elezioni, eppure sembra un secolo. In quel 2009 il tracollo della Grecia era alle porte. Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, dialogava con Putin e Gheddafi. E i primi segni della recessione che di lì a poco si sarebbe manifestata, implacabile e letale come un cancro, nel ventre molle del continente, cominciavano appena a intravedersi. Soltanto un anno prima, nel pieno della crisi economica innescata dal fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, sessanta cittadini ellenici su cento si erano tdichiarati entusiasti dell’Europa e ottimisti sul futuro del continente (ottanta greci su cento, oggi, non ne vogliono più sentir parlare). E il vento antieuropeo non  spira soltanto nelle regioni del Sud da Cipro al Portogallo passando per l’Italia e la Spagna; ma lambisce il cuore delle grandi nazioni del nord. Come in Francia, dove il Fronte Nazionale di Marine Le Pen ammassa consensi nei tradizionali granai della sinistra impugnando la bandiera dell’antieuropeismo. Come in Olanda e in Austria. E come, perfino, in Germania: dove l’insofferenza nei confronti della moneta unica serpeggia ormai in ambienti economici, accademici e intellettuali che certo non possono esser definiti populisti, preoccupando la stessa Angela Merkel. Insomma: al di là dei forzosi ottimismi dei governi europei impegnati, soprattutto del Sud continentale, in una partita disperata per creare le condizioni di un assai problematico rilancio delle rispettive economie, un crescente sentimento di sfiducia, quando non di rivolta, agita alla base i popoli europei. Tant’è che l’Economist (in un articolo del gennaio scorso) calcola che, alle prossime elezioni europee, il fronte anti Bruxelles potrebbe guadagnare fino a un quarto dei seggi parlamentari (oggi ne occupa il 12 per cento). E non è un mistero che da Atene a Vienna a Parigi, molti partiti antieuropei puntano decisamente alla conquista della maggioranza relativa del consenso.

E in Italia? Anche qui, a dar retta ai sondaggi macinati ormai quotidianamente dagli istituti demoscopici, il gioco si fa via via più chiaro.  E mentre comincia a intravedersi la vera posta in palio, i protagonisti escono finalmente allo scoperto. Gli ultimi rilevamenti (condotti da Ipr Marketing per il TG 3) danno conto di un Pd che, sotto la sferza del segretario-premier Renzi – si attesta ormai stabilmente sopra il 32 per cento. Ma, soprattutto, certificano la forza del Movimento di Grillo accreditato da settimane di un consenso che si aggira tra il 22 e il 24 per cento, mentre Forza Italia perde progressivamente colpi, essendosi avvitato in una politica troppo legata agli interessi contingenti del Cavaliere. Eppure il dato davvero rilevante del sondaggio è un altro: e cioè che poco meno della metà del Paese si dichiara incerto quando non restio al voto. E se a questo si aggiunge che secondo le risposte date al questionario di Ipr Marketing, l’85 per cento degli italiani si divide tra quelli che contestano l’attuale politica di Bruxelles e quelli pronti, senza sé e senza ma, a lasciare la moneta unica si capisce come anche in Italia il voto del 25 maggio ha un’importanza che va al di là del mero dato numerico, ed è destinato a incidere sui prossimi equilibri politici del Paese.

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