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Qualche spunto
per la Potenza che verrà

Basilicata

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11 minuti 58 secondi

PER QUESTA MIA “Lettera al Quotidiano”, per tutta una serie di ragioni logicamente comprensibili, ho deciso di rivolgermi direttamente a chi, dalla posizione di responsabile, ne governa il diario giornaliero della confezione delle notizie, del loro assemblaggio e dell’ uscita su piazza. Per cui, scusandomi per la lunghezza……

 

Gentile Direttore Serino,

non siamo ancora all’ acme, ma sicuramente conosce già punte di scientificità il grande gioco al massacro del capoluogo di regione, la cui centralità viene ormai sfacciatamente contesa dai paladini di fin troppo propagandate superiorità.

Siamo ad un’ offensiva della virulenza mai raggiunta dalle sue lontane origini fino ad oggi. In maniera diretta o con il ricorso a paragoni del tutto gratuiti, che non tengono conto di diversità sancite dalla storia e perciò mai fallaci, giunge quotidiana linfa alla “Missione affossiamo Potenza”. E questo senza contare l’ ostilità più che palese di nuovi governanti e associati di via Verrastro.

A colpire più nel segno è la già operante la sottrazione al maggior centro regionale di alcuni validi presìdi: gli ultimi in ordine di tempo sono quelli dell’ Azienda di Promozione Turistica e dell’ Ufficio locale INAIL.

La spoliazione minaccia di proseguire,  incoraggiata da una sadica dissennata tendenza a far male per il gusto di farlo, così come avvenuto per il passato con l’ adozione di altri assurdi provvedimenti. Si pensi a quelli che hanno portato al decentramento di facoltà universitarie, di fatto rivelatesi un contentino da fiore all’ occhiello fittizio concesso ai professionisti del vittimismo e furbescamente finalizzato a far valere presunte ragioni di giustizia, con la conseguenza nel caso specifico di ridurre ormai l’ Ateneo lucano a poco più di una scuola superiore del tipo liceo.

Di fronte a questo stato di cose, ai potentini non resta che sperare in tempi migliori; di affidarsi all’ invito all’ ottimismo che sembra venire dalle benemerite attività dei tanti organismi associativi sorti per difendere l’ immagine della città da ricorrenti mortificazioni, tenerne in vita tradizioni e promuovere iniziative finalizzate a rilanciarne il ruolo; di far tesoro di manifestazioni che infondono allegra serenità per combattere il malanimo dei denigratori “in servizio permanente effettivo”. E a questo proposito, caro Direttore, sono convinta che non sia sfuggita alla sua attenzione “Happy Potenza”, il video propostoci recentemente su youtube e che, a partire dal titolo e seguendo il dettato musicale del coinvolgente brano di Pharrel Williams; crea una irresistibile voglia di partecipazione ad una sorta di rito collettivo capace di contagiare un’ intera comunità, al pari di quanto avvenuto per altre città , come Napoli, Bologna, Firenze.

Accogliendo l’ invito del suo stesso autore a interpretare l’ opera, un gruppo di giovani potentini sicuramente legati all’ attuale loro ambito di vita si è dunque impegnato ad esprimere – ricorrendo al volano della “street dance”  - una sorta di gioia di essere parte di quella nostra città malevolmente dipinta come “brutta e impossibile” per condurvi l’ esistenza; immersa, secondo quanto sostenuto in un suo editoriale dello scorso fine mese di marzo, nel metaforico buio dei suoi guai, dei tanti problemi che, se sono storici da una parte, dall’ altra vanno ricondotti a una disastrosa situazione finanziaria in buona parte ereditata ma ascrivibile in larga misura alla sostanziale inettitudine dell’ Amministrazione Comunale che ci lasciamo  alle spalle senza rimpianti.

Tutto ciò malgrado, come già dicevo per altri versi, c’è da cogliere il messaggio a non disperare e a confidare in un cambiamento ancora possibile che viene da quello spensierato “Happy Potenza”; dal suo simpatico modo di cogliere tanta positività nelle pieghe della migliore architettura cittadina d’ un tempo, ma anche in testimonianze minori se non proprio minime, di posti identitari che sono approdo di aggregazione comunitaria; nei tanti riscoperti angoli di una realtà urbana ancora dignitosa pur nel minimalismo di cui è espressione.

A rafforzare per altri aspetti la mia fiducia in un “Rinascimento Potentino” sono certe atmosfere che predispongono  a non vedere  tutto nero e tengono al momento lontano le minacciose nubi che, in senso traslato, minacciano di coprire quanto di cui vantarci  a giusta stagione oggi ci resta.

Con talune splendide giornale di sole, penso allora a quanto meravigliosamente il cielo è azzurro sopra Potenza ogni volta che la clemenza del tempo ci sorride e induce ad un pensare positivo anche chi, come me, è sicuramente di Potenza per nascita, vita vissuta e che onestamente non nasconde i copiosi mali della città

Dopo queste riflessioni, trovo che sia conseguenziale tornare a riferirmi nuovamente, caro Direttore, al Suo editoriale su “buio” in cui saremmo inesorabilmente immersi.

Provo a considerare quanto da lei sostenuto un “attestato di affetto malgrado tutto“  nei confronti di un luogo dove lei risiede solo da qualche anno  e che, presumibilmente, non conosce ancora a fondo; di fronte al quale non si pone, per essere una giornalista ben attenta alle regole dell’ obiettività, con l’ infastidito insopportabile atteggiamento di coloro che qui da noi vivono, vegetano, si ingrassano e poi, con la “puzza sotto il naso”, si professano martiri di costrizioni  da contrapporre magari alle gratificazioni offerte da altra già menzionata “Capitale di Luce”; da quella “Ville lumìere dei poveri”, ricca di attrattive propagandate ossessivamente e, per di più, con il ricorso a gratuiti paragoni con la nostra “povera realtà”.

Quali sono le finalità di questo agire? Forse quelle di magnificare, solo ed esclusivamente, l’ unico luogo dove “La Grande Bellezza”  pare sia approdata in una regione sempre più disgregata e spopolata, divisa da stupide guerre di campanile, nemiche delle più antiche ed autentiche appartenenze comunitarie, prigioniera di pregiudizi localistici duri a morire; un’ entità geografico-amministrativa che masochisticamente si vorrebbe sacrificare sull’ altare più o meno confessato di non si sa quale macroregione o di altre vagheggiate aggregazioni come quelle di chi dichiaratamente sarebbe felice di tornare all’ originaria schiavitù pugliese, alla mai dimenticata “Terra d’ Otranto”?

A parte questi interrogativi senza attendibili risposte, tornando al tema specifico di questo mio intervento, dico e sottolineo che nessuno si sogna di togliere alcunché a quelle che sono le reali attrattive ambientali  e le dotazioni culturali di posti certamente ben dotati.

Del pari, però, da potentina attenta, trovo assolutamente strumentale, finalizzata ad una chiara politica di espropri mirati e progressivi, il contrapporre queste risorse alle non poche negatività offuscanti la vista di coloro che, dal di fuori e dal di dentro, guardano alla “Città verticale” , “delle Cento Scale” e “delle Scale Mobili”, di quel che non c’è più o che rischia di scomparire: la città “delle Cento Cuntane”; di quella Via Pretoria un tempo nostro simbolico riferimento di vita ed oggi strada privata dello “struscio” che l’ animava, che oggi langue nella desertificazione del centro storico svuotato delle sue tante funzioni di cuore della città dal dissennato trasferimento di attività pubbliche e private, oltre che dal pernicioso decadimento dell’originaria funzione di fulcro delle attività mercantili e dove, per ora, “eroicamente” si sforzano di tenere in vita i loro negozi i commercianti che vi sopravvivono talvolta fatti oggetto di gratuite campagne diffamatorie che hanno il solo scopo di convogliare il polo delle vendite verso una già caotica affollata periferia.

A questo insieme di problemi irrisolti, ai quali si aggiungono gli altri che lascia loro in eredità un governo cittadino scadente più che scaduto, dovrà porre mano la nuova Amministrazione che ci accingiamo ad eleggere.

Che Dio ce la mandi buona, caro Direttore, vista l’ aria poco affidabile che tira in questi giorni con la pletora di candidature alla carica di primo cittadino, l’ orgia di grandi costosi manifesti che sono un’ offesa alla palese indigenza di tanta gente, certi preoccupanti intenti programmatici di chi punta al più alto scranno dell’ antica Piazza del Sedile e preannuncia il potenziamento dei trasporti pubblici “per via aerea” con collegamenti centro-periferia  attraverso funivie o cabinovie che accrescerebbero il grande scempio già fatto dell’ambiente e del tessuto storico della città.

Ma evitiamo, comunque, di fasciarci la testa prima del tempo, prima che si rompa. Pensiamo, allora, alla venuta del “buon governo” tanto atteso dai potentini. Sforziamoci di credere che dalle urne possa  uscire una municipalità in tutto e per tutto all’ altezza dei gravosi compiti che l’ attendono , guidata da un sindaco, che sia proposto dai partiti o paracadutato da inflazionate quanto poco credibili primarie, in grado comunque di far fronte alla richiesta delle molteplici cose da fare. E qui tento di elencarne le più rispondenti, a mio modo di vedere, al disegno di un capoluogo di regione “diverso”, all’ altezza in tutto e per tutto del ruolo prioritario assegnatogli statutariamente, da esercitare con quel sostegno finora mancatogli da parte del massimo ente territoriale che appare più propenso all’ ascolto di istanze particolari, piuttosto che a dare udienza ai molteplici reali bisogni.

Potenza, allora, va dotata di strumenti urbanistici affidabili e, conseguentemente, liberata da quelle inquietanti mani sulla città allungate da fin troppo tempo dalla finora invincibile lobby degli “amici del cemento” che ne hanno deturpato il volto con un’ edilizia pubblica e privata che fa leva tuttora sul moltiplicarsi di palazzoni e altre mostruose strutture, figlie di speculazioni sempre più dilaganti in assenza di adeguate responsabili attenzioni politiche.

Altri impegni da prendere sono quelli più generali perché il maggiore centro regionale, fra i pochi autenticamente lucani, sia liberato dal degrado in cui l’ hanno fatto piombare le ultime compagini governative cittadine, pur con tutte le attenuanti legate alla disastrosa situazione delle finanze municipali.

Mirate al raggiungimento degli obiettivi di rinascita, dovranno essere programmi per   per il rifacimento della viabilità cittadina diventata da terzo mondo; per un reale funzionamento dei trasporti pubblici su gomma ora estremamente deficitari; per il regolare funzionamento di tutti gli altri servizi di interesse cittadino, in primo luogo la nettezza urbana; per il completamento delle opere pubbliche in eterna costruzione; per una efficiente serie di interventi diretti a rendere al meglio fruibile il tanto verde di cui la città è già dotata e di quello da recuperare alle cure municipali: dai mortificati parchi di Montereale e di Sant’Antonio La Macchia a quello di recente istituzione a Macchia Romana, dalla mai completamente utilizzata Villa del Prefetto alla storica di Santa Maria, dagli altri parchi di Poggio Tre Galli e “Baden Powell” al rione Risorgimento, oltre al fluviale del Basento mai effettivamente decollato e, a finire, ad altri spazi da acquisire al patrimonio municipale quali l’ area dell’ ex “Cip Zoo”, che un intelligente progetto vorrebbe bonificata e destinata all’ alterazione e alla creazione di strutture  per il tempo libero, e il “giardino del Seminario” a valle  della passeggiata di Viale Dante che ,per diventare comunale, dovrebbe essere oggetto di una donazione della Curia Vescovile, magari su indicazione di Papa Francesco, ben sensibile alle istanze del sociale.

A questo corposo elenco di cose da fare , di altri progetti da condurre in porto, di orientamenti da seguire,  va aggiunta , non ultima certo per importanza, una seria producente politica culturale che faccia dimenticare l’ episodicità delle scelte finora sguite in materia; che ponga fine, una volta per tutte, a quel privilegiare “grandi mostre”  d’arte costose quanto di “non pervenuti ritorni” e che sia, al contrario, capace di valorizzare le forze locali; come non avvenuto per “Artinomie”, già presentata quale vetrina permanente degli artisti potentini e affiancata,nelle intenzioni, da un museo virtuale telematico promesso e mai realizzato, al pari del catalogo che avrebbe dovuto documentare l’ iniziativa impudentemente inserita nel bilancio comunale delle realizzazioni date per certe, quando la sua “durata per sempre” è rimasta  subito lettera morta, a mortificazione sommamente ingiusta di tanti autori le cui opere date in comodato d’uso non si sa al momento dove vengono tenute dopo la brevissima apparizione negli spazi di una “Galleria Civica” che talvolta viene messa a disposizione di qualche rassegna solo se è fra quelle che incontrano i favori in apparenza non discutibili di chi, direttamente o per interposta persona, ne regola la singhiozzante vita.

Alla prossima Amministrazione  il compito  arduo di affrontare le innumerevoli questioni che rendono difficile  vivere a Potenza e dalla cui soluzione dipenderà un avvenire cittadino non più precario.

Toccherà al “Sindaco che verrà” guidare questa “rivoluzione” diretta ad assicurare alla nostra città tutti gli interventi che occorrono per rilanciarne il ruolo che le spetta nella vita regionale, partendo dall’ appagamento primario delle esigenze comunitarie locali.

Come ha avuto modo di affermare in questi giorni quel maestro di saggezza e grande guida spirituale che è Papa Francesco, è necessario che ogni “primo cittadino” sia sempre in mezzo alla gente; che svolga la funzione di mediatore dei bisogni dei cittadini in modo che le loro attese non vadano deluse.

E allora, traendo in primo luogo da questo insegnamento la più alta parola di speranza in un domani non più nell’ oscurità, come sembra invitarci a confidare la gran luce che ci inonda nelle limpide giornate di sole che ci regalano quell’ impagabile “Cielo azzurro sopra Potenza”, proviamo a ritrovare la strada in un futuro senza il buio che si è portati a dipingere e perchè la luce stia oltre la siepe delle negatività sempre in agguato.

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