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E' muro contro muro tra pittelliani
Scontro totale tra vecchio e nuovo

Basilicata

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POTENZA - E’ già partita la campagna elettorale per la poltrona di sindaco del capoluogo. E chi annunciava bufera dovrà ricredersi: sarà una vera e propria tempesta senza precedenti. Non sono state ancora presentate le liste e già è scontro tra quelli che stanno con Falotico e chi invece dichiara di stare dall’altro lato e cioè con Petrone e il Pd. Ovviamente la questione è ristretta al centrosinistra e in particolare alle varie anime pittelliane. Il caso è legato alla presentazione della lista “Potenza democratica” battezzata dal consigliere regionale di Potenza, Mario Polese che sosterranno alle comunali il candidato sindaco potentino, Luigi Petrone. Il candidato sindaco voluto dal Pd.

Per farla breve, i giovani “amici” di Polese non stanno con Roberto Falotico. Fatto che ha fatto gridare addirittura al “tradimento” quelli che alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato governatore hanno sostenuto Marcello Pittella contro l’apparato del Pd che era invece con Piero Lacorazza. Insomma oramai è chiaro: Falotico & co vivono queste comunali come il secondo tempo di quelle primarie. Ieri è stata diffusa una nota in cui senza mai citarlo, Mario Polese è stat bersaglio di attacchi e critiche feroci. Tre i firmatari del documento che sono consiglieri regionali vicini a Marcello Pittella ma anche aperti sostenitori di Roberto Falotico: Paolo Galante, Vito Giuzio e Luigi Bradascio. In realtà nella nota c’era anche la firma di Vincenzo Robortella che poi ha smentito di aver mai firmato quel documento.

Ad ogni modo nella nota di Giuzio, Galante e Bradascio si legge: «I tatticismi sono archeologia politica . E non fermeranno i cambiamenti. il cambiamento non può servirsi di ipocrisie. Nessuna alchimia è concessa in favore della restaurazione». E quindi i tre consiglieri regionali di maggioranza rincarano: «Il messaggio pasquale del Governatore Pittella ridà fiducia a tutti quelli che hanno intrapreso un cammino con lui, non per sostituire un ceto politico con un altro ma per aprire davvero una pagina nuova nelle Istituzioni e nella società di Basilicata. Nessuna alchimia significa coerenza con le cose che si sono dette,  le speranze che si sono coltivate, le energie che si sono andate a riscoprire in una società sfiduciata e depressa, rincantucciata nel proprio privato e volutamente lontana dalle sue espressioni politiche. (...) . Il risultato paradossalmente non è importante. Quello che conta è dimostrare che si è aperta una pagina nuova nella politica lucana e che c’è ancora voglia di scriverla con comportamenti e fatti adeguati».

Polese in tutto questo non viene mai citato. Ma è evidente il riferimento. Pure nei corridoi del Consiglio regionale i tre, avvicinati dal giornalista, hanno glissato tranne Giuzio che alla fine ha ammesso quale era il “bersaglio”. Ma intanto nella nota i tre attaccano: «L’ipocrisia che rischia di minare il rinnovamento è ad esempio quella di pensare che un volto nuovo rappresenti di per sé il nuovo. No, se questo volto è espressione di un potere che gioca a difendere se stesso e non a cambiare, ad emendarsi, a accettare quella logica dei “tempi supplementari” che qualche esponente più in sintonia con la società aveva ritenuto ineludibile. L’ipocrisia che sta prendendo piede è quella di pensare machiavellicamente che gli accordi tattici possano portare acqua al mulino di un gruppo. No, se in gioco c’è la perdita di identità di un movimento che aveva aperto il cuore ai lucani, e che non predicava la sostituzione di un gruppo di potere con un altro, ma un new deal fatto di sacrifici ma anche di coesione, di partecipazione, di voglia di ricostruire tutto quello che si è perso o distrutto in questi decenni».

Le conslusioni sono al fulmicotone: «Se uno rinuncia a tutto questo in cambio di un biglietto di ingresso nel club più esclusivo del potere, vuol dire che non aveva interiormente la forza e la determinazione per raggiungere quella meta che si era prefissa. Ma il vento che si è alzato non lo si può fermare con le mani».

Ma non si è fatta attendere la replica. Non di Polese direttamente. Ma dei giovani candidati della lista “Potenza democratica”. Che non le mandano a dire e replicano a muso duro, tirando fuori dalla contesa lo stesso Polese. La nota di replica è firmata da Gianluca Caporaso, Vincenzo Colangelo, Donatella Cutro, Antonio Giardina, Patrizia Guma, Serena Lorusso,  Donato Pace, Carmelo Perretta, Manuela Rago, Morena Rapolla, Andreina Romano, Nino Sabatella e Filomena Zaccagnino. E senza troppi giri di parole i “giovani” attaccano a loro volta: «Il vento non si può fermare con le mani, la spinta del cambiamento non si arresta più, ed è la società che lo sta provocando. Protagonisti di questo nuovo tempo sono i cittadini che hanno deciso con le primarie in Basilicata e in Italia che un nuovo corso prendesse il largo. Lo stesso impulso che ha reso possibile una rivoluzione copernicana che vede nuovi protagonisti in Basilicata e in Italia alla guida delle maggiori espressioni democratiche e che oggi travolgerà come uno tsunami la città di Potenza».

E quindi la nota prosegue: «Questa nuova stagione ha portato tanti, giovani e donne, professionisti, funzionari, imprenditori a credere che nulla può cambiare se non ci si sporca le mani con l’impegno civile quotidiano. Queste le motivazioni di chi ha deciso di fare un passo in avanti mettendoci la faccia con l’intento di rendere realtà il cambiamento da tanti auspicato e da pochi praticato. Questo ci ha spinti ad condividere con Mario Polese l’idea di dare una spinta di cambiamento in città, un’idea nuova di città al servizio dei cittadini. Il nostro impegno è volto nella lettura di questo nuovo tempo e in questo senso abbiamo posto come condizione imprescindibile un sostanziale rinnovamento ai nostri interlocutori, proprio come accaduto nelle scorse regionali».

E i giovani di “Potenza democratica” chiudono il proprio messaggio ribaltando le accuse: «I tatticismi, i posizionamenti, la politica autoreferenziale sono esercizi che consegniamo al passato e che anagraficamente e per cultura non ci appartengono e lasciamo esercitare ad altri. A noi, viene chiesto altro, a noi, il futuro nostro e quello dei nostri figli ci impone di dare nuovo slancio alla nostra società, la nostra città e proseguire nel solco della rivoluzione democratica che non fermeranno i singoli ma è patrimonio di un intera comunità. Oggi non Mario, che con noi si è ben interfacciato, ma un gruppo autonomo di persone, ha deciso di contribuire al rinnovamento del centro sinistra e a dare una nuova impronta alla città insieme al candidato sindaco Luigi Petrone, che esprime a pieno l’idea di partecipazione di chi, come noi, rappresenta la società civile al servizio della comunità. Non accettiamo lezioni da nessuno, questo offenderebbe la nostra intelligenza e le nostre storie personali».

Insomma una cosa è certa. Lo scontro è solo all’inizio e chi rischia di perdere non sono i due candidati sindaci ma coloro che vengono tirati nella contesa da un lato e dall’altro.

s.santoro@luedi.it

 

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