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Il sindaco uscente interviene sul bilancio
Replica alle cifre sulla crescita del debito

Basilicata

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POTENZA - «No, però, così no. Non possiamo calcolare così l’indebitamento del Comune di Potenza». Perché - dice Vito Santarsiero, sindaco uscente della città capoluogo - le cifre diffuse qualche giorno fa dal Quotidiano, in un intervista all’ex sindaco Rocco Sampogna, non restituiscono il quadro corretto.

Il consigliere regionale Pd snocciola dati, cifre, fa due conti. E riassume quello che dice da anni, spiegando che «il debito storico con cui fa i conti il Municipio di Potenza non è eredità di un’amministrazione sola, o di singoli, ma di una storia culturale e politica poco rigorosa, di cui tutta la classe dirigente deve farsi carico». Anche per questo ha più volte, negli ultimi anni, chiesto sostegno economico alla Regione. Ricorda che quel debito lo ha trovato appena insediato. «Sia chiaro, chiunque se ne sarebbe dovuto far carico. Ma questo è, ci siamo trovati ad amministrare la città con una rata mutuo insopportabile a pesare sulla spesa corrente». Le risorse dedicate a stipendi, manutenzione ordinaria, buche.

Il debito complessivo dell’ente (circa 170 milioni, oggi abbattuti in parte, ma da pagare almeno fino al 2018) è diviso così: circa 58 milioni di euro del dissesto del 1994; 60 milioni di euro di debiti fuori bilancio (per la maggior parte risarcimenti a proprietari terrieri a causa di espropri sbagliati); 40 milioni di investimenti. Quest’ultima cifra è quella che viene considerata «indebitamento positivo», risorse che ogni amministrazione mette in conto nel bilancio con segno negativo: servono per opere, strutture, servizi, da ammortizzare nel tempo.

«Ma è la massa totale a pesare: 12 milioni di rata annuale su una spesa corrente complessiva di 80 milioni». Lo ripete da tempo, da quando si è trovato a spiegare perchè ci sono i soldi per le grandi opere, ma non per mantenere sane le strade. È la spesa corrente a pagare il debito storico, spiega Santarsiero. E con i fondi europei la manutenzione ordinaria non si può fare.

Certo, 11 milioni di euro di tagli in tre anni dallo Stato non hanno aiutato.

Così Santarsiero prova a spiegare perchè è rimasto «un po’ sorpreso» dai dati diffusi dall’ex sindaco Sampogna. In quelle cifre il debito del Municipio aumentava negli anni. «Ma in quello schema ci sono dati, come l’anticipazione di tesoreria - dice - che non possono essere aggregati nel capitale negativo».

A rifare i conti dal suo punto di vista,  il risultato è diverso. «La verita è che in questi anni abbiamo messo seriamente mano alla vicenda  finanziaria del Comune».

E no, «non è aumentato il debito in questi anni, anzi».

«Nell’arco temporale che va dal 2006 al 2012, l’amministrazione ha dovuto riconoscere quasi 42 milioni di euro di debito fuori bilancio per sentenze derivanti da errate procedure espropriative risalenti agli anni ‘80 e ’90 oltre che per contenzioni con ASI, Scancase, Acquedotto Pugliese, FAL, privati cittadini ed imprese per cause varie - spiega Santarsiero - . A questi si aggiungono, sempre per pesanti eredità del passato debiti per altri 8 milioni di euro che abbiamo finanziato senza ricorrere a nuovi mutui, pagandoli con ogni sacrificio dalla parte corrente del nostro bilancio, pur di non appesantire ulteriormente la nostra già critica esposizione debitoria. E tali debiti avrebbero potuto essere ancora più elevati se non fossero intervenuti  sia una illuminata politica di transazioni finalizzata a prevenire condanne giurisdizionali sfavorevoli all’ente». Tra gli esempi a cui fa ricorso, le vicende “Scancase” (prefabbricati di Bucaletto) e l’Acquedotto Pugliese (accordo sulla fornitura idrica).

Il risanamento sul versante finanziario? «Con la stessa durezza abbiamo rifiutato con decisione ogni operazione finanziaria ad alto rischio sugli interessi che paghiamo sul debito che pure nell’immediato avrebbero potuto liberare importanti risorse di parte corrente, salvo successive, e gravi, penalizzazioni».

Santarsiero ha qualcosa da ridire anche sulla capacità di indebitamento dell’ente: «La diminuzione della capacità è legata alle imposizioni centrali».

«Io non dico che sia facile, so bene che anche noi abbiamo fatto errori, e che ogni amministrazione deve fare i conti con un contesto generale sempre differente. Ma la storia del debito di Potenza è una storia che riguarda un’intera classe dirigente. Per questo ce ne dobbiamo fare carico tutti. Noi, finora, abbiamo usato tutto il rigore possibile e abbiamo bloccato la deriva».

s.lorusso@luedi.it

 

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