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Il retroscena: le pimarie rifiutate
e il “sondaggio domestico” che dava vincitore Cannizzaro

Basilicata

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E’ STATO un falco. L'unità? Giammai. Il consigliere regionale Aurelio Pace ha avuto un ruolo fondamentale nella corsa alla divisione del centrodestra, con Sanza regista occulto ma neppure troppo. Certo la lunga storia di rancori e dissapori personali e di bandiera con non poche difficoltà avrebbe potuto portare a sintesi uomini come Gianni Rosa e Cosimo Latronico. Ma Pace, fortificato dal verdetto giudiziario che per il rotto della cuffia lo ha stabilizzato in consiglio regionale, ha svolto la sua parte chiedendo a De Luca l’impegno ad aderire al partito di Mauro, i Popolari per l’Italia, in modo da giustificare il sostegno elettorale. L’obiettivo è quello di occupare sempre più spazio a destra, nei giorni in cui, con Berlusconi ai servizi sociali, l'elettorato fidelizzato potrebbe avere sbandamenti. I sondaggi nazionali non dicono proprio questo. Del resto uno degli errori di questi anni fatto ripetutamente dalla sinistra è stato pensare che fosse Berlusconi ad aggregare le masse. In realtà era la metà degli italiani che aveva trovato la sua espressione nell'uomo di Arcore. Nel microcosmo potentino vale la stessa regola. C'è una parte di cittadini che della lunga esperienza di sinistra non ha più voglia. E c'è stato un momento, in questi giorni preliminari di battaglia, in cui il centrodestra, se avesse avuto la lucidità di non dividersi, avrebbe potuto accumulare vantaggio. Le mancate primarie del Pd, la sfida solitaria di Falotico, potevano essere l'occasione buona per affondare la lama. Ma chi doveva fare un passo indietro? ironizzava ieri il senatore Di Maggio: “Un parlamentare ancora stamattina mi ha proposto un ticket: sindaco e vicensindaco. Gli ho risposto: glielo dici tu a Cannizzaro che deve fare il vicesindaco?”

Le primarie dovevano essere lo strumento per scegliere. Alla vigilia della presentazione ufficiale delle liste (sarà domani, perchè di venerdi, non si sa mai, dovesse portare male...) i supporter dell'ingegnere che corre per Fratelli d'Italia, Dario De Luca, ancora recriminavano sulle mancate primarie. Il luogo della discussione la bacheca pubblica di Gianni Rosa. “Noi le volevamo, è stato Cannizzaro a rifiutarle”. Ma non è proprio così, replicano dall'altra parte. Intanto: c'hanno provato davvero? Hanno provato a pensare che poteva essere la (loro) volta buona? L'unità, si sa, porta poca visibilità. La rottura rimarca, non le differenze, ma l'esserci, come gruppo autonomo. Meglio stare all'opposizione piuttosto che tentare di vincere facendo spazio in casa propria. Ma alle primarie, mentre i partiti fingevano di discutere, Cannizzaro, stabilmente opposto al centrosinistra dalle scorse politiche, non si sarebbe sottratto. In realtà Aurelio Pace ha preferito una specie di preventivo sondaggio interno. Sarà difficile che lo ammetta pubblicamente. Le prove sono finite nel cestino. Ma chi ha lavorato a suo fianco ha visto i dati delle primarie domestiche. Intenzione di voto, esplorazioni, verifiche. Un'abbondante maggioranza avrebbe voluto come candidato unitario del centrodestra unito Michele Cannizzaro. Dunque niente primarie. Avanti divisi. I due duellanti sindaco ancora fino a due sere si sono incontrati per tentare in extremis una mediazione. Un incontro cordiale quanto infruttuoso. Come infruttuosi sono stati tutti i tentativi di mediazione romana per arrivare all'unità. Il centrosinistra assiste contento.

l.serino@luedi.it

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