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Il profilo: Lucia Sileo
la donna "organizzata"

Basilicata

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Se dovessi sintetizzare in una parola l'idea che mi trasmette una donna come Lucia Sileo sceglierei: organizzazione. Dunque un tipico tratto femminile. Una che sistema il microfono e le sedie sul palco prima di prendere la parola. Oggi lo fa con più sicurezza rispetto a quando, quasi urlando per l'emozione, gridò, alla presenza di Veltroni, in piazza Mario Pagano: “E aggiustate quelle bandiere!”. E' una che ha l'orgoglio dell'appartenenza. La devi sollecitare per farti ricordare che è la presidente del partito di Potenza e molte altre cose, perchè le esce sempre la stessa parola: servizio, spirito di servizio.

La maledizione di molte donne che si sentono sempre il dovere addosso. In questi anni l'ho vista, generosa, addossarsi la fatica di fare lì dove era necessario. Nella politica come nel lavoro, con la stessa baldanzosa accoglienza accompagna Livia Turco e la signora di 80 anni che l'aspetta all'ambulatorio di via del Gallitello dove fa l'ortottista: “Dai ragazza – le dice prendendola sottobraccio – vieni dentro che ora ti visito”.

E' una sintesi, ben riuscita, meglio del sincretismo imperfetto del Pd. Cattolica, di quelle che mettono il santino come segnalibro nel libro di Nilde Iotti, ma anche allieva di un'insegnante comunista come Elvira Argento che le mise dei dubbi in testa quando il Pentagono aggiunse la Jamahiriya libica all'elenco dei "nemici degli USA": Gheddafi un dittatore? Sì, ma gli americani vanno a cercare il petrolio, ragionava la professoressa.

Fu così che iniziò a pensare alla politica, praticando aiuti e militanza, passando dalla terra della campagna dov'è cresciuta al circolo del rotary con la stessa disinvoltura, mischiando una maglietta di Zara con un raincoat Burberry, pulendo il palco se necessario, girando la Basilicata senza aver mai detto: amici o compagni, ma solo democratiche e democratici. Nativa Pd. “Ma dai compagni, i “vecchi compagni” , ho imparato molto. Analisi e strategia politica. Sì, andando in giro con uno come Folino, ho imparato molte cose”.

E lei ha dato molto, creando contesto, accogliendo, facendosi carico. Il gioco delle appartenenze non la sfila dalle vicinanze, e nelle prossimità potresti metterci tutti, da Santarsiero a Speranza.

Del resto non si irrita nello scatto dell'indipendenza per l'indipendenza. Perchè è consapevole di metterci del suo. E' candidata per essere eletta al comune di Potenza, nella lista del Pd. “Questo partito per me è come una famiglia. Dove trovo molti padri ma poche madri. Di recente ho scoperto la vicinanza di una donna come AnnaMaria Rivielllo, ma se proprio mi devo confrontare per qualche problema chiamo Livia. Nel partito ho tante amiche di cammino, ma è mancata una scultura femminile di riferimento. Alle donne candidate mi sento di dire: siate candidate, punto e basta, non candidate donne, attenzione alla trappola della doppia preferenza, non datela per scontata. Nessuno regala niente. In un mese di campagna elettorale non puoi improvvisarti con un modello nuovo e cercare stampelle, non puoi costruire quello che non sei o non sei stata.

 A un candidato spesso si chiede: cosa farai? Cosa hai intenzione di fare? Io invertirei la prospettiva e inizierei a chiedere: cosa hai fatto finora? Cosa hai costruito?. La politica, per ricordare Nilde Iotti, non è carriera ma progressione”

Lei un po' di cose, a quasi 37 anni, le ha già fatte. Le chiesero di candidarsi alle politiche, allo scorso turno. Lo fece, accettando il posto in lista che avevano deciso. Non ha mai recriminato, almeno pubblicamente.

“Dividersi non serve, e poi io ho una vita piena, il lavoro e la politica, tutto insieme, traggo esperienza da entrambi i mondi”. Dunque il suo lavoro di ortottista. “Accolgo i miei pazienti e mi accorgo dal tono della voce se sono sereni o se hanno problemi. In questi ultimi anni per lo più incontro storie di disperazione e di disagio e ho imparato ad ascoltare ma anche ad essere sincera. Forse la mia forza la trovo proprio nella quotidianità professionale, l'incontro con il dolore degli altri ti aiuta a darti traiettorie, priorità, valori. Potrei raccontare progettoni che vorrei fare per Potenza. Sì, siamo tutti bravi a concepire grandi cose. Poi la fatica delle piccole cose, anche il coraggio della verità, questo no, ce ne scappiamo, perchè è difficile. Però è vero, bisogna sentirsi appagati per avere la forza di ascoltare. E la precarietà dei nostri tempi non aiuta. Grazie a Dio e ai miei genitori questa forza mi appartiene, ma non è stato semplice”.

Un giudizio sul sindaco uscente, le chiedo. “Vito ha amato Potenza in maniera smisurata, anche nei momenti tragici della sua vita non è mai sottratto, l'ho visto resistere anche quindici ore di fila al lavoro”. E' Petrone? “Ci ha unito, ne avevamo bisogno”. Non la smuovi. E' una donna di partito. E’ impermeabile alle critiche. Ha imparato a rispondere quando serve. “Ce la faremo”.

Non sgomita ma ha l'astuzia dell'obiettivo. In fondo è cresciuta, politicamente, con vecchi volponi. Quasi le vecchie zie di Longanesi. E in tutti questi anni, tutte le volte che ci siamo confrontate sulla questione femminile non l'ho mai sentita su posizioni estreme, perchè ha superato il senso di inadeguatezza che spinge molte a essere diverse e a rifiutare quello che per molte può essere un ruolo imposto ma che invece è naturale fare. “Vengo da una nottataccia passata accanto a mia nonna. Ho fatto riposare mia madre”.

C'è una traccia antica insopprimibile nel fare di certe donne. “Ho origini contadine”, dice. E si è trovata iscritta al Rotary “sempre per quella fatica di fare che mi accompagna, perchè alcune ragazze, agiate, mi chiesero una mano ad organizzare delle cose. Ero quella che non dimenticava di portare il vino”.

Inizia oggi la sua campagna elettorale. Potenza non ha una donna candidato sindaco. Ed è un peccato di arretratezza. Ma questo è un altro discorso.

l.serino@luedi.it

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