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Intervista a Clemente Mastella
Assolto e ricandidato

Basilicata

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SONO le ore 15,20 quando Clemente Mastella varca il cancello  che conduce alla sede del Corriere. La sua voce è carica di emozione perchè solo da qualche minuto ha saputo per telefono di essere stato assolto con la moglie Sandra dal reato di corruzione. «Vedi, il Corriere - dice l’europarlamentare di Forza Italia al direttore -  mi porta fortuna. Mi sono liberato di un peso enorme. E poi in campagna elettorale».

Così quello che doveva essere un Forum con i redattori del giornale si trasforma in un quasi call center con Tg1, Tg2, Tg3, Sky, tgcom, Canale 5 e testate nazionali varie, tutti a chiedere una prima dichiarazione sul dopo assoluzione. E lui, Clemente Mastella, seduto tra i redattori del giornale nel salone del Corriere si affretta a dire: «Se fossi stato condannato mi sarei ritirato dal mio impegno in politica.  Per lunghi mesi - dice Mastella - ho atteso fiducioso che la Giustizia facesse il suo corso. Oggi mi vedo restituita la mia dignità di uomo e di politico. Sono stato assolto dall'accusa di aver commesso un reato che ho sempre ritenuto fra i più infamanti. Tant’è che di fronte a una sentenza di condanna avrei sicuramente rinunciato a proseguire nel mio impegno politico. Il Tribunale di Benevento - continua l’europarlamentare - ha scandagliato in ogni dove ed ha accertato la assoluta inconsistenza delle accuse che mi erano state mosse. Del resto lo stesso pubblico ministero nel corso del dibattimento aveva chiesto per me il proscioglimento. Sono lieto, e lo dico senza enfasi, perché con questa sentenza la mia famiglia ritrova la serenità necessaria per guardare con rinnovata fiducia al futuro».

Ma di che cosa erano accusati i coniugi Mastella? Di corruzione per un contributo da 50mila euro versato dall'imprenditore e patron del Palermo Calcio Maurizio Zamparini alla onlus dei coniugi “Iside Nova”. Nella ricostruzione del pm Antonio Clemente, quel denaro era destinato a facilitare l'ottenimento di concessioni e autorizzazioni all'imprenditore per la costruzione di un centro commerciale a Benevento. Una tesi per i giudici smentita dagli elementi emersi in dibattimento. Il dibattimento era iniziato il 18 aprile di due anni fa.

Onorevole, lei sta comunque nella bufera per la candidatura: ma lo ha fatto per sé, per gli altri....

«Fosse stato per me dopo tanti anni avrei potuto anche evitare, tenga conto che nel nel mio caso giudiziario il gup faceva fatica anche a raccogliere le mie dichiarazioni spontanee. Io non sono accusato di nulla, possibile che sia vittima di un pregiudizio? Avrei fatto pressione per far nominare un primario, poi si è scoperto che non lo conoscevo ed era primario già da cinque anni».

Tutte queste sono questioni che influenzano la campagna elettorale.

«Come vuole che le dica, ce l’hanno tutti con me, non posso farci nulla. Ma io non ho più potere da tanti anni, non lo avevo nemmeno cinque anni fa».

Onorevole, rispetto al 1979 il quadro politico è cambiato: il parlamento europeo era più socialista e meno popolare, poi è accaduto il contrario, ma i moderati continuano ad essere divisi. Vedi l’appello di Gargani

«Dobbiamo renderci conto che oggi non possiamo ancora parlare di popolarismo, dobbiamo parlare una lingua nuova. Continuarlo a fare sarebbe come voler parlare in latino. Sarebbe difficile spiegare oggi cosa sia il popolarismo. Sui moderati c’è una sorta di destino che li colpisce».

Come mai al Sud i fondi europei non sono stati utilizzati? Forza Italia è una esperienza morta come afferma Bondi?

«Se Forza Italia fosse stato un altro partito sarebbe già in deflagrazione, quindi qualsiasi risultato dovesse arrivare sarebbe positivo date le condizioni. Ora il duello mediatico è tra Renzi ed i cinque stelle, lui in televisione non va più. La riflessione andava bene il giorno dopo le elezioni, non prima. Sui fondi molta burocrazia approssimata in Italia meridionale, poi si tratta di decidere come utilizzarli. Le mezze cose, una a Vallata e l’altra a Ceppaloni non servono. Si tratta di investire sulla qualità dei servizi o sulla cultura».

Il Pd, perduta l’identità?

«Renzi ha determinato la morte dell’identità, ma tutti i partiti sono in difficoltà. Solo in Italia c’è questa cosa: il centrodestra alleato con il centrosinistra. Tutto va bene nell’interesse del paese, dopo quindici giorni è si dice il contrario. Neanche in Papuasia succede tutto questo: lì ci sono idee di sinistra e idee di destra, da noi la sinistra chiede di governare con il centrodestra e viceversa».

Giovani e lavoro, come si può intervenire a livello europeo

«L’Italia da sola non ce la fa, o c’è un piano europeo oppure non ci riusciremo. Noi finora abbiamo seguito la linea pangermanica del rigore a tutti i costi, rispetto alla quale sono contrario. Debito pubblico e moneta unica non reggono, occorre azzerare il debito».

Può essere messo a punto il sistema federalista europeo?

«Tutto dipende da noi. Politica economica e militare, servizi associati, se non riusciamo a far questo non riusciremo a realizzare l’obiettivo. Sulle zone interne per quanto riguarda il mio partito sono rappresentante delle zone interne, ma il giorno dopo le elezioni la mia battaglia sarà per aver un assessorato regionale in Irpinia».

Perché secondo lei oggi c’è tanta frantumazione dei partiti?

«Manca l’ideologia, la frammentazione è come la scorciatoia nel percorso degli studi. Manca la cultura, la preparazione giusta».

Secondo lei il parametro del 3 percento sul debito fissato dall’Europa dovrà essere rivisto?

«Secondo me devono essere rivisti tutti i parametri. Se continuiamo con la politica del rigore non potrà mai migliorare. Ogni anno dobbiamo pagare 50 miliardi per il debito, mi sembra assurdo».

Ma la casta esiste?

«Esistono le caste per la difesa dei propri interessi, riguarda per tutti non solo per la politica».

Cosa pensa di Caldoro?

«E’ un buon presidente però anche dal punto di vista visivo delle recuperare il rapporto con le aree interne».

Ministro del Lavoro e della Giustizia, Mastella da grande cosa vuole fare?

«Da grande voglio continuare a fare politica, fare l’allenatore ed aiutare gli altri. Va rivalutato il territorio e recuperata la fiducia nei partiti. Quando i partiti hanno perduto la funzione di controllo la gente è andata verso le istituzioni dove c’è poca meritocrazia, l’incertezza ad intravedere la capacità di risposta sul futuro e così l’opinione pubblica si è arrabbiata.

Nei comuni c’erano le segreterie dove ti incontravi e ti confrontavi. Oggi chi parla più? Vedere i parlamentari che girano nei paesi per capire di cosa i cittadini hanno bisogno? Non c’è la voglia di stare insieme».

 

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