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Se la politica la chiamano mafia

Basilicata

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Bisognerebbe spiegarlo ai lucani che la politica in Basilicata la chiamano mafia. Quello che ha scritto Arnaldo Capezzuto l’altro giorno per il fattoquotidiano.it , al di là degli attacchi prevedibili alla famiglia Pittella, bersaglio  scontato per l’antropomorfia del potere che rappresentano soprattutto dopo l’inattesa vittoria di Marcello alle regionali, è l’espressione di un pensiero che è difficile da spiegare. 

Per nulla suggestivo, molto evidente in un modo di fare talmente sedimentato nel corso dei decenni da diventare un modo di essere. 

Non è facile mettere a confronto la Basilicata con le altre regioni del Sud dove l’antistato è apparente e riconoscibile, anche quello intrecciato con la vita amministrativa. Anzi quasi ovunque è intrecciato con la cosa pubblica, confermando un assunto di pochi e lucidi osservatori di fatti di mafia in base al quale il crimine si consolida laddove c’è un interesse economico. 

La Basilicata è un caso anomalo di scuola: si spreca molta sociologia ma ancora nessuno è riuscito a spiegare perchè, proprio qui dove altissima è la concentrazione economica attorno alle risorse, non si sia mai radicato un crimine organizzato. 

E’ dominante la tesi cuturalistica della mafia, che ne fa un problema di mentalità e atteggiamenti, di familismo amorale. In realtà la variabile principale è quella economica, la regolazione violenta dell’economia. 

Quello che l’attività di giustizia ci restituisce in Basilicata è lo scenario di una delittuosità che , confrontata con quella del resto del Mezzogiorno, è contenuta nello schema di una criminalità comune. Allarmante per il livello estorsivo nel Metapontino o per gli agguati di sangue che si sono consumati nel Vulture o per gli incassi da usura a Potenza, ma mai intrecciati in uno scambio di potere altrove via via meno intermittente da diventare un unico flusso di azione. 

Dalle nostre parti qualche politico di turno è stato fatto fuori per favori elettorali da parte di capozona pentiti, macchie di tessuto. Ma nulla più. 

Molto più seria, invece, è il sistema delle complicità amministrative, mai scardinate da una gola profonda capace di raccontarne i meccanismi. Il problema non è la raccomandazione per dare un po’ di soldi a qualche associazione o un contributo a una festa o a un libro (un sistema che andrebbe quasi liberalizzato in uno schema di accesso all’ aiuto collettivo, sarebbe forse più serio in un momento come questo) ma le cose che non si conoscono del circuito finanziario della spesa pubblica e delle connessioni progettuali che non sono certo in mano ai Basilischi. 

Ci sono diversi livelli, certamente piramidali, di potere e vantaggi mai scardinati. Quando il vantaggio è collettivo esso non si scardina. Un caso di base è quello che il Quotidiano pubblicava ieri, ad esempio: è mai possibile che su 210 dipendenti regionali, quelli che hanno una funzione organizzativa, ben 209 sono talmente efficienti da essere valutati al cento per cento come meritori della massima indennità di risultato? 

Sono tutti bravissimi, mentre i nostri ragazzi tutti ciuccissimi al pari di altri ragazzi meridionali da essere bocciati ai test di medicina. E qui potremmo aprire l’altro capitolo sulle specializzazioni di medicina pagate dalla Regione, di cui anche il Quotidiano si è occupato. Ma sono soltanto le frange di una tessitura di interessi per i quali gli organismi di sviluppo diventano trampolino o parcheggio per i milites d’appartenenza, i progetti pubblici passano negli studi di professionisti della politica, l’anagrafe societaria ci racconta di imprese che passano di padre in figlio a seconda dell’attività elettorale, e l’anagrafe fiscale registra consiglieri nullatenenti che avrebbero diritto alla mensa scolastica gratis se avessero figli in età da asilo. E’ molto complicato fare un’azione di prevenzione quando esiste un sistema così strutturato e pervasivo a livello sociale. 

Questa stessa pervasività che, paradossalmente, tutela la Basilicata da regolazioni violente come invece avviene altrove. E si potrebbe tentare anche l’analisi estrema che fa un teorico come Isaia Sales sull’apporto della Chiesa alla cultura del vantaggio mafioso. La Basilicata, a mio avviso, non ne è immune. Anzi, strettissimo qui è stato il rapporto tra chiesa e politica. Recenti fatti di cronaca fanno pensare.
 
Potenza è il capoluogo e il cuore di questa regione che sta in piedi così, poco disvelata in tutti i suoi aspetti. A volte emergono conflitti e quasi sempre non si riescono a toppare. Prendiamo queste elezioni. A Viggiano ad esempio, il paese del petrolio, il Pd non è riuscito a presentare un proprio candidato perchè non è riuscito a bilanciare la discussione sugli interessi di uno dei nomi in ballo, di cui si è ampiamente occupato questo giornale. 

Tira e molla frutto di un disvelamento più che di trasparenza. Del resto anche a Potenza città il rinnovamento del Pd (ammesso che il criterio del rinnovamento sia l’esclusione per eccesso di mandati) è andato a singhiozzi. Ci provano a smarcarsi dai partiti quasi tutti i candidati sindaco in lista. Mantiene intatta la sua posizione di uomo che viene dalla politica solo Roberto Falotico. 

Tutto è molto opinabile, ovviamente. Potenza, ancora una volta soccorsa con stanziamenti straordinari del consiglio regionale, affida il suo futuro non facile al risiko delle preferenze schierando molti professionisti, espressione tipica della società cittadina, e qualche figura di estrosa versatilità. E poi cavalli di partito, dal centrosinistra al centrodestra. 

Qualcuno ha una storia di coerenza (che gli vuoi dire a uno come Iudicello o come Galella?), altri corrono sotto bandiere del nuovo che avanza, altri sono solitari ed esperti mietitori di voti di periferia. La dimensione della città intreccia rapporti (si conoscono bene Cannizzaro e Petrone, ad esempio, amici sono i rispettivi figli), e non sarà semplice riuscire ad affermarsi con un’idea vincente in un mare di comunicazione che segnala errori di grammatica, hashtag come segno grafico a prescindere, specialisti improvvisati di twitter scambiato per mail. Poi ci sono decisioni incomprensibili, come l’eliminazione della Ztl nel centro storico per consentirne l’accesso per il maggio potentino, la parata dei turchi e  le elezioni. Una città all’incontrario, sorprendente e avvilente. 

Ci vorrebbe un bel silenzio elettorale per tutto il mese, aiuterebbe a ritrovarsi un po’.

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