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L'Europa dalla A alla Z
Politiche, azioni, opportunità

Basilicata

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CAPIRE meglio il processo di costruzione europeo e comprendere il futuro dell’Unione è uno sforzo non indifferente. Di sicuro, per avviare questo percorso, il punto di riferimento è la cultura, uno dei termini più inflazionati in questi ultimi anni. Inevitabilmente, viene da dire, visto che abbraccia tanti settori (arte, letteratura, cinematografia, teatro, università ecc.), nonostante ancora qualcuno sostenga che “con la cultura non si mangia”.

 Facendo un excursus storico europeo, scopriamo come questa affermazione sia del tutto inappropriata e che la cultura è una delle principali ricchezze che dobbiamo saper utilizzare. Basti pensare che quasi la metà dei siti culturali “Patrimonio dell’Umanità” riconosciuti dall’UNESCO si trovano in Europa. E che l’industria culturale europea è un importante fattore di occupazione: circa sette milioni di europei lavorano nel settore, dal cinema all’editoria, dall’artigianato alla musica. 

Proprio la tutela e la promozione della diversità culturale figurano fra i principi fondanti del modello europeo, e gli obiettivi sono stabiliti in una pubblicazione del 2007 “Un’agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione”; (http://europa.eu/legislation_summaries/culture/l29019_it.htm link per web)  vanno dalla promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale alla promozione della stessa quale elemento essenziale delle relazioni internazionali della UE. E la possibilità di sviluppo che avremo con la capitale della cultura nel 2019, come Italia innanzitutto e come regione grazie alla candidatura di Matera, saranno molteplici e dovremo essere all’altezza della sfida.

Il fatto che l’Italia sia stata un riferimento per gli studiosi del passato è noto a tutti. Ed il primo a coniare il termine “europeus”, inteso non solo come abitante dei territori ma anche al complesso della loro cultura, è stato Enea Silvio Piccolomini (poi divenuto Papa Pio II); altro elemento che denota un primato importante dell’Italia nella cultura europea.

Proprio sul concetto di “popolo europeo” si è basata la comunicazione della Commissione la scorsa settimana. Innanzitutto per rinfrescarci la memoria sui diritti di cittadinanza dell’Unione: la libertà di circolazione, il diritto di votare e di essere eletto, la tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro in un paese terzo, il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo e ricorsi al mediatore europeo. Oltre a questi diritti, ci sono tutta una serie di possibilità, anche lavorative, che le Istituzioni mettono a disposizione dei propri cittadini, consultabili attraverso EURES, il portale dedicato alla mobilità dei lavoratori all’interno dell’Unione. Chiudo con una frase di Jürgen Habermas, storico, sociologo e filosofo tedesco: “Nessuno dei nostri Stati nazionali sarà ancora in grado di sostenere efficacemente le proprie idee di fronte all’America, alla Cina o anche solo alle potenze emergenti come il Brasile, la Russia e l’India. Vogliamo dunque rinunciare, per pigrizia e ottusità nazionali, ad esercitare un influsso sulla formazione e l’orientamento di quella comunità multiculturale che sta sorgendo nel nostro mondo?”

La risposta è facile, ma dobbiamo gridarla tutti.

 

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