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Basilicata poco social
In campagna elettorale dominano tv e giornali

Basilicata

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“Enrico, stai sereno”, meno di venti caratteri: è il messaggio che Matteo Renzi, appena acclamato leader del Pd, manda via twitter al capo di governo in carica per confermargli la fiducia sua e del partito. Che fosse in buona o in cattiva fede, alla luce di quel che è poi successo, quella dichiarazione (di guerra, diciamolo pure) segna uno spartiacque non soltanto nella storia recente del Paese e del suo partito più rappresentativo ma anche, forse, nella politica italiana. Il nuovo leader democratico, reduce dalla trionfale campagna che lo ha portato, una volta demoliti i suoi avversari, alla guida del Pd, rende evidente a tutti – a oppositori interni ed esterni; ma soprattutto ai cittadini,  suoi veri interlocutori - , che i tempi del minuetto in politica sono finiti. Dal salotto si scende in piazza. E in piazza - dove si trovano gli autentici arbitri della partita politica (o per il potere, che è la stessa cosa) -, non si scherza. Una stagione, tutt’altro che gloriosa, la quale ha visto perpetuarsi epigoni e riti di un mondo bizantino, incapace di misurarsi – diversamente dal ventennale antagonista – con la realtà, sembra finita. Inseguire il sogno di una società “giusta” (in nome di una pretesa diversità); perdersi in una difesa a oltranza di princìpi e diritti dai quali i più si sentono esclusi ; ribadire (come faceva l’onesto Bersani) la complessità della politica: tutto questo alla lunga non ha pagato. Ed ecco Renzi. Il fatto è che il sindaco fiorentino, a differenza di molti suoi nemici, quella piazza la conosce bene. Non soltanto perché ne condivide lo stile e il linguaggio – un linguaggio tutto giocato sul presente, sulla rapidità, sull’immediatezza del messaggio – ma anche perché, dal momento che ne fa parte, è in grado di sondarne gli umori, le frustrazioni, i desideri. Già, perché non tutti se ne sono accorti, ma la piazza è profondamente cambiata. E si capisce anche, a questo punto, perché Renzi individui nei Cinque Stelle i suoi concorrenti più insidiosi, gli unici in grado di competere sul terreno nel quale si muovono quelli che una volta si sarebbero chiamati (ma in tutto un altro senso) gli animal spirits della società.

Stare, e competere, in questa piazza – che molti definiscono, ancora sprezzantemente, virtuale -  vuol dire usarne la lingua e gli strumenti. Significa, soprattutto, essere sulla lunghezza d’onda di coloro che rappresentano il mondo di domani, non quello di ieri o quello di dopodomani. Vuol dire, insomma, essere dentro una cultura che non è più quella del Novecento, e per la quale gli strumenti interpretativi del passato si rivelano inservibili. Il rischio della incomunicabilità è reso d’altra parte palese dal montante astensionismo elettorale: un astensionismo al quale soltanto una politica radicalmente rinnovata può porre argine. L’urgenza di riallacciare i contatti con questa parte della società spinge, non sempre convintamente, i partiti a mimare quella lingua e quegli strumenti. Ed ecco il dilagare, tra i politici, – anche sulla scorta dell’esempio di Obama – di pratiche che fanno riferimento al mondo 2.0, l’uso dei social network, i cinguetti su Twitter, i video su YouTube, lo sfruttamento dei canali di fotosharing come Instagram.

E la Basilicata a che punto è? Ne parliamo con due giornalisti lucani che il mondo della comunicazione politica lo conoscono bene, non foss’altro perché se ne occupano, sia pure da diversi versanti, dall’interno. Al primo, Sergio Ragone, collaboratore, tra l’altro, di Unità, Linkiesta.it e Wired) fa capo PaffBum, una piattaforma web “che aggrega contenuti relativi ad eventi”.  Francesca Avena ha invece un’esperienza tutta online avendo lavorato per tre anni con Barilive ed essendo l’ideatrice, con Simonetta Sciandivasci, di un blog lucano di grande successo, Basilicon Valley. Attualmente cura l’ufficio stampa e la segreteria politica di Fratelli d’Italia in Puglia.

“La politica lucana ha un rapporto incostante con il mondo dei social”, esordisce Ragone. “E ce ne siamo resi conto in occasione della campagna per le Regionali. Prima del voto c’è stato un assalto a Facebook e Twitter, salvo dismettere quegli account il giorno dopo il voto”. Un caso a parte, spiega il giornalista, è quello rappresentato da Gianni e Marcello Pittella: “Il Governatore – osserva Ragone – ha il merito di aver continuato ad avere un dialogo con i cittadini, anche dopo l’elezione. Ma quel che più conta è che  Pittella non usa i social soltanto per diffondere i suoi messaggi, ma come una vera piattaforma di comunicazione con i cittadini: i quali possono avanzare le loro proposte, entrare nel merito delle decisioni amministrative e, se necessario, contestare anche con durezza gli atti compiuti dal presidente della Regione, ricevendone sempre delle risposte”. Ma Marcello Pittella non è il solo ad aver appreso e messo in pratica un corretto utilizzo, secondo Ragone, dei nuovi media. “C’è Polese. C’è Salvatore Margiotta: il quale in pochi mesi ha acquisito una piena padronanza di Twitter. Ha imparato a usarlo nella maniera giusta, ciò che non tutti i politici sanno fare, mescolando politica e vita, parlando del suo lavoro in commissione o di calcio, riuscendo a tenere insieme, insomma, la persona e il personaggio”.

A detta di Ragone in questo campo non ci sono differenze significative tra destra e sinistra. “Non è più come una volta – afferma – quando si diceva che il web era un luogo di sinistra e che la destra prediligeva altri luoghi di comunicazione”. Ma quanto contano, in effetti, in Basilicata per la destra e per la sinistra i nuovi mezzi di comunicazione ai fini elettorali? “Poco – afferma Ragone -. Più che altro i social consentono a un politico di far circolare il proprio profilo politico e personale. Contano ancora molto di più i mezzi di comunicazione tradizionale: i giornali, e soprattutto la televisione. Quest’iultima giuoca ancora un ruolo fondamentale. E poi i comizi. I social network vengono sfruttati soprattutto per amplificare un messaggio che è già nato altrove. Ciò che è davvero importante, e non sempre vi si riesce, è far dialogare i vari mezzi di comunicazione. E poi, attraverso il dialogo con i cittadini, provarsi a modificare posizioni acquisite, determinare orientamenti”.

E tuttavia, quanto a nuovi media e politica, la Basilicata può vantare un primato. Grazie all’altro Pittella, Gianni. Il quale, ricorda Ragone,. “è stato il primo politico italiano ad avere un blog. E tra i primissimi ad avviare una comunicazione one to one attraverso una newsletter. Quest’ultima, oggi, ha oltre 30 mila contatti. E dentro c’è di tutto: dalle informazioni politiche alla diffusione di opportunità di lavoro”.  Ma la Basilicata ha anche un problema di infrastrutture e di ancora assai scarsa diffusione del web. “Twitter – spiega Ragone – è un  luogo d’elite. E quei pochi che lo usano non lo usano neanche bene”.

In Basilicata, osserva dal canto suo Francesca Avena, “i social non sono ancora molto diffusi tra i politici.  Lo si può constatare facendo una semplice ricerca nominativa su facebook”. “Particolarmente attivo su internet,  -probabilmente avvantaggiato dal fatto di essere un movimento - è il gruppo lucano di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale”, fa ovviamente notare l’Avena.. “Conta blog, pagine fan e profili dei candidati, quotidianamente aggiornati sulle attività e sulle iniziative politiche locali e nazionali”. “Per quel che riguarda il partito per il quale lavoro, posso garantire – aggiunge Francesca - che l'interazione con il cittadino è costante: ci sono messaggi di proposte, domande, c'è partecipazione positiva sulle tematiche quotidianamente proposte. Tante segnalazioni di problematiche sulla viabilità, sull'incuria, sulle politiche sociali. I rappresentanti del partito prendono nota delle segnalazioni ed intervengono più o meno tempestivamente e, nella maggior parte dei casi, in modo risolutivo”. Tuttavia, “I comizi restano fondamentali, ma più che i comizi, resta fondamentale la politica fatta per strada non in campagna elettorale ma quotidianamente. Ormai la disaffezione alla politica ha reso difficile tutte le campagne elettorali, per cui la migliore resta quella fatta quotidianamente e non concentrata solo nei 30 giorni che anticipano il voto”.

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