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Il centrosinistra "ufficiale" apre la campagna elettorale
E Petrone rottama Santarsiero

Basilicata

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POTENZA - Ha preso le distanze dal sindaco uscente, rivendicando la sua indipendenza come condizione necessaria del mandato per cui si è candidato. Un gesto liberatorio, vagamente edipico, per proporsi come il primo cittadino rottamatore, e ammiccare agli amici “neo dem” arrivati a teatro soltanto per lui.

Si è presentato così ieri mattina Luigi Petrone, davanti alla platea di un Don Bosco affollato, ma non proprio pieno come è stato per le primarie di settembre. Ed è stata presentazione in senso stretto per molte delle persone in platea, secondo quanto rivelato dal sondaggio modello quizzone realizzato dallo staff del candidato prima dell’inizio dei discorsi dal palco. Così dai voti espressi con un centinaio di telecomandi distribuiti tra il pubblico, per rispondere a domande sui problemi e le prospettive del capoluogo, si è scoperto che oltre il 50% vuole l’eliminazione della Ztl, e che il rilancio del centro storico è il problema che sta a cuore ai più. Come pure che il 13% dei presenti, tra cui spiccavano molti dei nomi inseriti nelle liste a sostegno dell’avvocato, dichiarano di non conoscerlo. Un gap che lo stesso Petrone ha riconosciuto e provato a colmare prima di parlare dei programmi per Potenza, rivendicando lo stile tenuto per anni: lontano dai riflettori e dalle tentazioni della politica, ma vicino ai cittadini alle prese con le storture della pubblica amministrazione.    

A fargli da apripista è stato un ospite d’eccezione: il sindaco uscente di Bari Michele Emiliano, già lanciato per la successione a Vendola dopo le incomprensioni con Renzi sulle europee. Una presenza rassicurante voluta da Roberto Speranza, seduto in platea ma lontano dai posti d’onore (come pure Vincenzo Folino, Antonio Luongo e Mario Polese), per cui l’ex magistrato ha speso parole di elogio dopo aver dato le sue “dritte” al candidato. Innanzitutto via i formalismi da aula del Tribunale: «Fatti chiamare Luigi, anche se non sei abituato». Quindi il dialetto, che è un’altro modo di abbattere la distanza con la gente. Infine il cuore: «Ama questa città e questa gente. Quando lo farai capiranno che la musica è cambiata». Due i momenti di gelo durante il suo breve discorso: quando ha raccontato la sua militanza giovanile nel Pci; e quando ha fatto gli auguri al presidente della Regione - senza nemmeno nominarlo - ma hanno risposto applaudendo non più di un paio di persone.

La prima fila è apparsa all’insegna dell’eredità popolare e democristiana con Antonio Boccia, Gennaro Straziuso, Giampaolo D’Andrea, Erminio Restaino, Salvatore Margiotta, Gaetano Fierro, Antonello Molinari, Massimo Molinari e Salvatore Margiotta. Più il candidato di centrodestra alle scorse amministrative, Peppino Molinari, a cui andrebbe aggiunto anche Salvatore Lacerra, passato dall’opposizione a una delle liste a sostegno di Petrone e seduto poco più indietro. Ma non poteva mancare nemmeno Vito Santarsiero, appena eletto in consiglio regionale, che ha dovuto incassare diverse critiche all’amministrazione degli ultimi anni, da parte proprio dell’uomo che lui ha indicato per la sua successione. Il sindaco uscente è stato l’unico citato per nome a parte Renzi, ma per motivi diametralmente opposti, quando Petrone ha elogiato la sua lettera ai dipendenti pubblici per trasformare il rapporto tra amministrazione e cittadini.

L’avvocato, sotto gli occhi della moglie Maria Assunta e di tanti colleghi e amici di famiglia, ha scelto l’ironia per parlare del programma del candidato dell’altro centrosinistra, Roberto Falotico, senza mai nemmeno nominarlo. «Più che i programmi andrebbero valutate le persone, il loro percorso e il loro operato in termini di trasparenza e legalità». Sono state le parole il candidato sindaco. «Anche perché i programmi spesso contengono soltanto pensieri mirabolanti come teleferiche e piste ciclabili. Cose che con pendenze da Coppi e Bartali e un clima del genere finirebbero per incrementare soltanto il numero di ricoveri ospedalieri». Una battuta che ha strappato il sorriso non solo di due ex direttori generali del San Carlo come Bruno Pastore, insospettabile di simpatie “dem” almeno fino a ieri.Non è mancata nemmeno la replica a un altro ex dg, Michele Cannizzaro, che è il suo sfidante di centrodestra e lo aveva attaccato sulla continuità rispetto le ultime amministrazioni. «La discontinuità della mia candidatura emerge dai fatti - ha sottolineato Petrone - dal dato della scelta di una persona esterna ai partiti nella consapevolezza del rapporto non idilliaco con la cittadinanza anche per l’immagine poco edificante offerta negli ultimi tempi».La rottamazione dell’avvocato comincia da qui: il sindaco uscente e le sue politiche per il centro storico, inclusa «l’inutile» Ztl.

 

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