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Falotico in stile Pittella
Guerra aperta contro il vecchio Pd

Basilicata

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POTENZA - E’ un vero e proprio atto di guerra quello che Roberto Falotico pronuncia  dal palco del teatro Due Torri. In nome di una “rivoluzione democratica” che è «solo all’inizio». Quasi un’ora e mezza di intervento infuocato infarcito di strali contro chi ha ridotto la città a pezzi, ha relegato la politica a decisioni assunte in stanze chiuse, ha trasformato il Partito democratico nel luogo per eccellenza dell’antidemocrazia. E ancora, contro l’investitura ufficiale avvenuta quasi per successione da parte dei generali «arroganti» che sono Vito Santarsiero e Salvatore Margiotta, di un candidato sindaco che «ha un volto nuovo ma rappresenta la politica vecchia».

«Non volevamo essere l’altro centro sinistra  - dice lui rispetto alle mancate primarie - Ma ci hanno impedito di partecipare». Che i toni non saranno dei più morbidi, lo si capisce dall’inizio, quando ad aprire la serata è un video che sbeffeggia non solo sindaco uscente e senatore, ma anche Fierro, Scaglione e Iudicello.  «Questa continuità non la vogliamo», griderà un attimo dopo il consigliere regionale, Paolo Galante. E l’ex assessore alla Formazione affonda: «Altro che rinnovamento. Qua siamo di fronte ai responsabili dello sfascio in cui si trova la città. Che evidentemente si sono ritrovati tutti insieme per l’ultimo assalto alla diligenza». «Luigi Petrone - continua - non può fare come ha fatto domenica, prendendo le distanze da chi lo preceduto. Perché tutto questo ha il sapore di una grossa presa in giro per i cittadini. Gli fanno fare la foglia di fico. E lui avrebbe fatto bene a rendersene conto dall’inizio».

«Questa città - dice con un tono di voce che mantiene costantemente alto -  merita di più. E noi ce la riprenderemo». Poi aggiunge: «In discutibili sondaggio ci danno intorno al 22 per cento. Ma io dico: dateci tempo. La campagna è solo all’inizio». Il presidente Pittella in sala non c’è. Ma la sua presenza si respira ovunque. Dallo stile della kermesse, alla “rivoluzione democratica” a cui Falotico continua a inneggiare. Sul palco c’è anche lo stesso interprete liss che ha accompagnato il governatore per tutta la campagna elettorale. E proprio quello di Pittella è il nome che il candidato sindaco pronuncia più spesso. «Marcello continuerà ad avere il mio appoggio, ma quello che vorrei dire agli altri è che non si tratta di un mercimonio. Sto con lui perché ne condivido gli obiettivi alti della sfida. Ed è stucchevole come adesso da più parti se provi a tirarlo dalla giacca per capire con chi starà alle comunali. Ma cosa è questa? Una minaccia a mano armata? Conosco Marcello e so che è un uomo libero. E al senatore Margiotta che riempie pagine di giornali dicendo che “Pittella sarà coerente”, io rispondo: sì che lo sarà. Ma se fossi in voi ne avrei paura».

Falotico spara a zero anche contro il consigliere Mario Polese. Non lo cita esplicitamente, ma il riferimento a lui è chiaro. «Qualche giovane virgulto che si trova in Consiglio regionale dovrebbe pure ricordare che se è arrivato lì è perché uomini come ma hanno scelto di fare un passo indietro. Nel piatto in cui sta mangiando c’è anche del mio. E io me lo riprenderò».  Fuoco anche sul caso dei consiglieri comunali prurimandato, a cui il partito democratico non ha consesso di ricandidarsi: «In questa città si aggira un conte Ugolino che prima mette al mondo i figli e poi se li mangia». Un passaggio anche su Rimborsopoli: «Io non sono andato a raccattare scontrini dalla strada, come non hanno fatto altri miei colleghi. Certo, ci inchiniamo rispetto ai giudici e aspettiamo che siano loro a pronunciare il verdetto. Ma nessuno può pensare di farlo al posto loro. Perché altrimenti dovrebbero spiegarci perché la regola dell’incandidabilità non valga invece per senatori e deputati che abbiamo mandato in Parlamento.

Poi ancora il progetto per una città che «ha bisogno di ritrovare giustizia sociale e valorizzazione del merito. Liberandosi di certa borghesia che negli ultimi anni ha schiacciato la testa ai cittadini comuni, arrogandosi il diritto di decidere anche per loro». Una lunga invettiva prima di passare alla parte programmatica: partecipazione, condivisione, centro storico, periferia, trasporti. Passaggio dolorosi anche sui debiti.  Ma soprattutto la promessa: « Vi restituirò una città libera, nel segno di una rivoluzione democratica che è solo all’inizio e che darà un altro scossone a questo vecchio e brutto Pd».

m.labanca@luedi.it

 

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