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Cannizzaro fa i conti in tasca al Comune
Il debito? Sono 194 milioni

Basilicata

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SUI numeri batte tutti. Michele Cannizzaro ha il tavolo pieno di delibere e atti del comune di Potenza. “Devi conoscere, innanzitutto”, dice, “per entrare nel merito delle questioni. E allora, vogliamo capire o no che città ci lasciano dieci anni di amministrazione Santarsiero?”.

Il nodo del futuro di Potenza è, in effetti, tutto legato alla gestione del debito accumulato negli anni. Il capoluogo, soccorso ogni anno con iniezioni di soldi regionali, è lì lì sull’orlo del dissesto. "La campagna elettorale è il tempo delle buone intenzioni, sarebbe interessante che i candidati sindaco si esprimessero sulla prospettiva di scelta: si fallisce? Con quali conseguenze? Già ora le tasse sono al massimo. E se si dichiara il dissesto qual è la visione progettuale delle scelte rispetto ai debiti da smaltire e ai crediti da incassare?”, chiede il dottore, il dottore per antonomasia.

Andiamo a vedere i numeri, innanzitutto. Partiamo dal bilancio: l’unico a disposizione è quello 2012. Del resto anche il Quotidiano ha provato, infruttuosamente, a recuperare quello 2013. A  meno di sorpresina, il quadro contabile della città non dovrebbe essere molto distante da quello approvato l’anno precedente. Allora, Cannizzaro prende le carte e illustra: sono 194 i milioni di debito. “ Sono aumentati alla chiusura dell’amministrazione Fierro”. Tanino chiuse con 166 milioni di disavanzo.

Dei 194 milioni di debiti, poco più di 105 mila sono mutui e prestiti. 59 milioni sono soldi che il comune deve a fornitori, 19 anticipazioni di terzi (per esempio banche, equitalia).

“Ma c’è il problema dei crediti”, continua Cannizzaro. “230’ ne avanzava l’amministrazione Fierro, a 172 siamo scesi con Santarsiero. Se vogliamo essere precisi il disavanzo economico reale dal 2004 al 2012 è pari a 44 milioni. Il Comune si è impoverito del patrimonio immobiliare per trenta, quaranta milioni di euro negli ultimi dieci anni per pagare i mutui. Non è vero che i mutui sono stati pagati con esercizio di bilancio, bensì vendendo parte del patrimonio”.

Con quale effetto per i cittadini? I numeri tornano impietosi. Considerato il numero di abitanti la pressione finanziaria nel 2003 era di 868 euro pro capite. Nel 2012 è salita a 1278. La pressione tributaria è passata da 343 euro del 2003 a 932 euro pro capite nel 2013. “Questi sono dati che invito a confutare. Ogni cittadino di Potenza ha un debito pari a 1717 euro. Ma c’è di più. Nel 2004 fu rinegoziato il debito ottenendo un’anticipazione di circa due milioni e mezzo che servivano per fronteggiare scadenze imminenti, penso agli espropri, la questione di Murate, Macchia Giocoli. Ma l’amministrazione, invece di pagare questi debiti ha utilizzato la somma in parte per un’opera pubblica e il resto per iniziative come quella di città cultura e la mostra a Palazzo Loffredo. Di fatto si è incrementato il debito di altri due milioni e mezzo. E vogliamo parlare della questione della vendita del tribunale? Mi piacerebbe un confronto pubblico su questi temi. Questi sono i fatti. I miei colleghi candidati cosa propongono? Io la strada ce l’ho chiara in mente. Ho risanato il San Carlo, l’ho fatto funzionare, ci vuole tenacia, polso e capacità di programmazione mettendo da parte tutti i compromessi ai quali la politica si presta. Sono pronto a mettere in piedi e far funzionare gli uffici della città. Tanto per iniziare sarebbe indispensabile costituire due uffici disgiunti, uno per le entrate e uno per le uscite, vista la difficoltà di gestire i crediti. Più studio cosa è stata l’amministrazione pubblica in questi anni più mi faccio domande alle quali nessuno risponde. Perché non si è fatta finora una centrale del costo unico? Perché l’amministrazione comunale non ha dato seguito all’accordo con l’ufficio dell’entrate per incrociare i dati e perseguire l’evasione? Eppure, per legge,tutto quello che sarebbe stato recuperato finiva al cento per cento nelle casse comunali. Perché sui trasporti si è passati, senza gara, dalla Sti spa di Napoli alla Cotrab con un costo annuo lievitato da 6 milioni e mezzo a dieci milioni?. Allora, il primo punto per iniziare a ricostruire è avere il coraggio della trasparenza e raccontare ai potentini in quale città viviamo. Da che parte si ricomincia? Come è possibile non porre la necessità di un’alternanza necessaria alla guida della città dopo dieci anni di gestione di questo tipo?”.

Parla e si infervora, alla maniera sua. Michele Cannizzaro non è uomo di mezze parole. Un borghese molto popolare. Solo qualche numero civico lo distanzia dall’avvocato Petrone, con cui  condivide anni di conoscenza e frequentazioni. Via Pretoria è il cuore della civis che abitano. “La rottura deve essere reale, nessun rapporto si può avere con chi ha prodotto questi  danni”.  “E’ stato espressione del centrosinistra”, lo attacca quel pezzo della destra con cui non si è cucita l’intesa, Fratelli d’Italia. “Già alle politiche mi sono candidato contro”, replica Cannizzaro. “Sono stato un tecnico del governo di centrosinistra vero, ma c’è qualcuno che può contestarmi sui risultati?”.

L’ambulatorio di via Ciccotti è pieno di pazienti. Di fidano delle sue parole. Tutta la città, sia solo per curarsi una lombosciatalgia, è passata dal suo centro di fisioterapia. “Io vivo a Potenza da 40 anni, ormai la conosco, conosco le povertà, i bisogni e i privilegi di una società che deve diventare più equa e più giusta”. L’altra notte gli hanno sabotato due vele con una sua gigantografia. “Potrei strumentalizzare - dice - ma sarei ridicolo, magari è solo una ragazzata. Bisogna essere seri, la gente percepisce lo spessore delle persone, la finalità dei discorsi, la libertà con cui ci si esprime. E poi bisogna studiare, studiare, studiare e non parlare a vanvera”. Alla fine della chiacchierata mi viene in mente un Michele di una pubblicità di whisky che chi ha intorno ai quarant'anni ricorderà benissimo. Essere esperti per capire se una cosa vale la pena farla. Passarci dentro, sapendo distinguere. Ecco, allora, come quell’attore della spot: Michele, l’intenditore.

l.serino@luedi.it

 

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