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Scavone: "Un’altra politica
in nome della partecipazione"

Basilicata

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E' uno dei pochi candidati sindaci dei comuni chiamati al voto il prossimo 25 maggio su cui il centrosinistra lucano ha puntato in maniera compatta e unitaria. Graziano Scavone, 36 anni, al suo debutto elettorale, arriva direttamente dalla segreteria politica del deputato Vincenzo Folino.

Insomma, lei è di fatto il candidato dell'ex presidente del Consiglio regionale. Un’investitura calata dall’alto?

Vicenzo Folino per me è indubbiamente un maestro, oltre che un amico. Ma la mia candidatura arriva da un percorso completamente diverso. La proposta è giunta direttamente dalla direzione del partito democratico di Tito. Dopo un'ampia discussione interna. Sul mio nome è stato espresso un consenso unitario  da parte di tutte le aree, senza necessità di ricorso alle primarie. E  che per di più ha trovato anche il sostegno di altre forze del centrosinistra.

“Cambia Tito”, una  civica che molti ritengono essere una lista civetta del Pd.

Non direi proprio. La matrice politica di “Cambia Tito” è molto meno rilevante rispetto alla passione civile che ha fatto ritrovare me e la mia squadra intorno al progetto. Persone che per lo più arrivano dalla società civile: due soli consiglieri uscenti, solo cinque candidati che arrivano da esperienze di  partito (uno da Sel) e soprattutto sette persone che con la politica non hanno nulla a che vedere. Basti pensare che neanche io sono iscritto al Pd. Abbiamo deciso di mettere in piedi un progetto quanto più aperto possibile alla partecipazione civile, per superare la profonda crisi che i partiti stanno vivendo, con il profondo solco che si è venuto a creare rispetto alla comunità. Ma soprattutto abbiamo puntato sul coinvolgimento di “gente comune” per portare dentro alla coalizione quella partecipazione che fa da base alla nostra proposta amministrativa. E che è il valore principale intorno al quale si sono ritrovati i nostri candidati.

E così dopo 20 anni di amministrazione di centrodestra, ora provate a conquistare il Municipio. Cos'ha di diverso la vostra proposta? Perché i titesi dovrebbero scegliere lei?

Partiamo da un bilancio. In questi lunghi anni di amministrazioni monocolore, nei quali il centrodestra ha consolidato il proprio impegno amministrativo,  ci sono state delle cose fatte bene, altre meno. Su altre ancora invece ci si è completamente distratti. Penso a esempio alla pianificazione del territorio, ma anche le politiche sociali e di aggregazione. Ma se c'è uno spazio rimasto completamente vuoto questo è la partecipazione diretta, il coinvolgimento dei cittadini. Più in generale parlerei di una politica per la comunità che non c'è stata. Aver gestito la cosa pubblica per tanti anni ha chiaramente portato a rafforzare quel tipo di consenso che passa attraverso la soddisfazione dei singoli interessi. Ma oggi siamo di fronte a un quadro completamente mutato. C'è una domanda di una nuova politica che necessita di nuove risposte. Che non può limitarsi alla gestione dei singoli interessi ma che deve saper proporre un progetto di collettività. In grado di tener dentro tutta la comunità, che ora e con forza sempre maggiore  chiede di poter partecipare ai processi decisionali. Negli ultimi mesi abbiamo assistuto a diversi comitati spontanei, come quello “No biomasse”, che testimoniano proprio questo. Serve una proposta politica all’altezza della richiesta che ormai arriva da più parti.

Un nuovo protagonismo della comunità che noi abbiamo cercato di rappresentare, a partire dalla composizione della lista.

Interessi della collettività al posto degli interessi individuali. Insomma, sta parlando di pratiche clientelari?

Non credo che si tratti proprio di clientelismo. Ma credo che chi ha governato per tutti questi anni inevitabilmente si sia schiacciato su un'idea distorta del consenso: esclusivamente elettorale. Noi puntiamo, invece, alla creazione di un consenso politico e sociale, attraverso il recupero della relazione con i cittadini.  Non è un caso che una delle nostre proposte programmatiche sia la costituzione dei comitati di quartiere.

“Idea distorta del consenso”: ce n’è traccia anche in questa campagna elettorale?

Beh diciamo che promesse di lavoro in un momento così difficile per l'Europa tutta, oltre che per la “povera” Basilicata sono solo illusioni a cui mi auguro mi auguro le persone non credano.

A proposito di programmi, quali sono le priorità della sua coalizione per Tito?

Abbiamo già parlato di partecipazione e politiche di aggregazione. Ma se c'è una priorità su tutte che “Cambia Tito” si è data è quella relativa alla tutela dell'ambiente.

Negli ultimi mesi il dibattito sulle tematiche ambientali è stato molto acceso. Dagli idrocarburi nell'acqua, alla centrale a biomassa. Tra queste, a mio avviso, la priorità assoluta è quella relativa al ripristino ambientale dell'area industriale di Tito scalo e la messa in sicurezza di una zona che rappresenta ancora un asset strategico da cui si può tuttora cogliere occasioni di sviluppo. Questo passa inevitabilmente dal recupero del rapporto sinergico con altri enti preposti.

Rispetto agli altri temi che attengono alla salute dei cittadini io credo che vada fatto ogni sforzo innanzitutto per dare tranquillità ai cittadini anche se questo dovesse richiedere un potenziamento del sistema di monitoraggio. Garantire informazione, trasparenza e chiarezza. Fatto questo però è anche necessario fare in modo che Tito venga percepito come un territorio sano e salubre, evitando allarmismi e facili strumentalizzazioni.

Ma rimanendo in tema di cose da fare vedo che anche nel suo, come accade in tutti i programmi elettorali degi ultimi anni, non manca lo svincolo di Tito. Così come il parco fluviale. Le solite promesse elettorali?

No, guardi, se c'è qualcosa che dirò con chiarezza ai cittadini è: prometto di non promettere. E' vero che l’agognato svincolo di Tito, così come il parco fluviale lungo il fiume Noce, sono due progetti di cui non si parla per la prima volta. Ma se fanno parte ancora oggi del nostro programma è perché, dopo tanti anni restano ancora delle imcompiute. Per noi si tratta di opere strategiche che non possono più essere rinviate e su cui si concentreranno tutti i nostri sforzi.  La prima, con ricadute importanti per la connettitività del territorio in termini di trasporto. Il secondo progetto, invece, sarebbe destinato non solo alla riqualificazione di un’area del paese dalla bellezza paesaggistica per troppo tempo trascurata e oggi addirittura ricettacolo di immondizia. Ma soprattutto avrebbe una grossa valenza in termini di miglioramento della qualità della vita dei residenti, che potrebbero così appropriarsi di una zona naturalmente vocata ad attività sportive e di svago.

Se Graziano Scavone dovesse essere eletto quale paese consegnerebbe al suo successore?

Sicuramente un paese vivo, non più solo dormitorio. Un comune che abbia recuperato la sua identità, in cui in sui residenti abbiano voglia di vivere oltre che di dormire. Più servizi ma soprattutto più qualità della vita. E anche tramite un riequilibrio territoriale tra Tito e lo scalo. Due aree completamente diverse ma anche estremamente legate. L'una e l'altra devono rivestire due ruoli differenziati da potenziare entrambi. Il primo punto soprattutto sulla sua vocazione residenziale. Lo scalo, integrando quella varietà di funzioni a cui già adesso assolve.

E per quanto riguarda il sociale?

Questo è un tema molto delicato. La campagna elettorale mi sta portando a coprire realtà di cui quasi nessuno è a conoscenza: quasi 200 nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà. Noi puntiamo a un'elevata progettazione sociale che restituisca ai cittadini il riconoscimento, e non la concessione, dei diritti di cittadinanza con particolare riconoscimento alle fasce più deboli. Rimettere al centro etica e giustizia sociali.

m.labanca@luedi.it

 

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