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"Scegliete i nomi di liberi cittadini
Voce a chi non vuole più delegare"

Basilicata

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POTENZA - Cita il giudice Falcone per dire che «chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola». Gerardo Mangini, candidato consigliere alle prossime comunali, con il Movimento 5 Stelle, lancia il suo appello, in vista del voto del 25, invitando a scegliere «i nomi nuovi, di semplici cittadini liberi, che hanno deciso di farsi avanti in prima persona, a testa alta. Estranei alla politica e con un unico obiettivo: buonsenso e onestà».

Tecnici, avvocati, impiegati, disoccupati, ragazzi e ragazze molto giovani, con in testa Savino Giannizzari: «Un vigile del fuoco al servizio della gente, che ben ne conosce i problemi per l’esperienza dei suoi interventi».

 «I nostri nomi - continua Mangini - non dicono nulla. Molti chiedono “chi sono ?”. Ma se ascoltate, provando a tendere l’orecchio, potrete udire un grido levarsi da quei nomi, il grido di tanti cittadini qualsiasi di questa città, che hanno perso speranza e forza di gridare. E’ ormai da tanto tempo che non vengono più ascoltati. Hanno di fronte una politica forte e radicata che ha organizzato e destinato le loro vite.

Oggi quei pochi nomi - continua - sono la voce di chi attende da troppi anni un lavoro ostinandosi a resistere dall’emigrare per orgoglio lucano o per amore dei propri cari.

Di chi aspetta da mesi la misera somma di 300 euro della cassa integrazione in deroga per continuare almeno, ancora a sperare.

Di quelle tante famiglie che dopo aver comprato a prezzi fuori mercato una abitazione in città, ottenendo a fatica un mutuo, se la troveranno svalutata a causa di una politica che mira esclusivamente ad edificare, senza tener conto dell’effettiva esigenza abitativa.

Di coloro che vedono la loro terra trivellata da insensate ricerche di ormai antiquate fonti energetiche, in cambio di pochi spiccioli che poi ritornano a inserirsi nei medesimi distributori – slot machine.

Di disabili e anziani che con fatica e rischi continuano a districarsi nei labirinti di incompiute e mancate opere di urbanizzazione e barriere architettoniche.

Di coloro che provano a fare impresa, lasciati soli e abbandonati, in una città chiusa da collegamenti e trasporti che non funzionano, fino a lasciarli soffocare da strette fiscali esponenziali in caso di mancato pagamento.

Di coloro che hanno emesso l’ultimo grido prima di togliersi la vita per aver perso il primo e principale diritto costituzionale di questo paese, il lavoro.

Di tanti che ancora vivono coi propri bambini, respirando amianto e diossina, in baracche costruite in emergenza 35 anni fa, ammalati mentre ancora il loro dito scorre una lunga lista sognando una casa. Vittime di un circolo vizioso di occupazioni abusive.

Di tutti quei padri e madri che alla fine delle feste accompagnano i propri figli alle stazioni di partenza di treni e pullman, salutandoli con un sorriso e allontanandosi in lacrime, pensando ai loro sacrifici vani e alla loro solitudine.

Di tutti quei cittadini che sono stanchi di pagare di tasca propria lo spreco dei trasporti pubblici con giri a vuoto e alti costi dirigenziali, di una pianificazione dei rifiuti non differenziata ma dai costi altissimi, di danni economici su espropri errati, di spese energetiche pubbliche elevate rispetto ai risparmi di altre città, di scuole a rischio sicurezza per i propri figli, di costi enormi a favore di una cementificazione senza regole ne logica con veri e propri idoli dedicati al Dio Calcestruzzo. Sprechi che hanno portato la città ad un debito di quasi 200 milioni di euro». E conclude: «Non è solo un urlo di protesta, è l’urlo di chi è consapevole che l’aver delegato ad “esperti”, ritenuti tali, le proprie decisioni amministrative, ha dato cattivi frutti».

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