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"Sud, scegli: o di qua o di là"
Intervista alla capolista Pd Pina Picierno

Basilicata

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“O di qua, o di là. L’Italia è al bivio e le prossime elezioni sono un derby. Da una parte ci siamo noi, l’ultima speranza per il Paese. Dall’altra c’è Grillo, il caos”.

Capolista al Sud per il Partito Democratico, Pina Picierno ama parlare diretto. Trentatré anni, casertana di Santa Maria Capua Vetere (ma cresciuta a Teano), si è laureata, non a caso, in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno con una tesi sul linguaggio politico di Ciriaco De Mita. Ma tanto era involuto quest’ultimo (“un intellettuale della Magna Grecia”, lo definì Gianni Agnelli) tanto è tranchant lei: sicché finisce per trovarsi spesso al centro di polemiche che mettono in imbarazzo il suo stesso partito.

Come nel caso della famosa bolletta della spesa: allorché, in diretta a Ballarò, la Picierno si lanciò, scontrino alla mano, in una temeraria dimostrazione delle mirabolanti ricadute pratiche, nelle famiglie italiane, del bonus di 80 euro elargito dal Governo.

Combattiva e ambiziosa, ha alle spalle, sebbene giovane, una lunga esperienza politica: avviata nel 2003 con la Margherita “dopo tanti anni trascorsi – ricorda - tra lotte studentesche, volontariato e militanza locale”. Una passione (e una pratica) giovanile per la politica, coltivata in area cattolica, che la accomuna a Renzi, al quale è vicina: tant’è che il premier-segretario l’ha confermata nel ruolo di responsabile per il partito della Legalità e del Sud, prima di indicarla come capolista alle prossime elezioni europee nella circoscrizione Sud.

Senta, che cosa risponde a chi sostiene che il Governo Renzi non ha una strategia per il Sud? E che cosa può fare l’Europa per il Mezzogiorno?

“A chi afferma che il Governo non ha tra le sue priorità il Sud, dico soltanto che è disattento oppure in malafede. E che la strategia per il rilancio del Mezzogiorno parte proprio dall’Europa. Occorre spendere e spendere bene. E poi ci sono le riforme: quelle del lavoro, quelle costituzionali…tutti pezzi di un piano strategico che punta a far sì che il Meridione si rialzi”.

E come?

“Combattendo la cattiva politica e la cattiva amministrazione, ma soprattutto facendola finita con l’attitudine, tipica delle classi meridionali, a non decidere”.

Renzi ha annunciato che farà un giro “istituzionale” nel Sud per parlare di fondi europei. Come si può fare in modo che questa opportunità, nel Mezzogiorno, non vada ancora una volta sprecata?

“Intanto non partiamo da zero. C’è il lavoro di un politico bravo come Vito Santarsiero, che - da sindaco - ha guidato la trattativa europea per far arrivare una quota dei soldi direttamente alle Città, senza passare per la Regione. E poi stiamo lavorando al rafforzamento del ruolo dello stato centrale nella programmazione economica. Una vera cabina di regia controllerà che si facciano progetti strategici e di sistema e che non si spargano risorse a casaccio soltanto per fare clientelismo”.

Ma l’improduttività dei fondi europei nel Sud da che cosa dipende? E’ soltanto colpa della classe politica?

“Sì, la responsabilità principale è di una classe politica dal respiro corto. Ma va anche detto che esistono delle eccezioni. Come in Basilicata. Perché la classe politica di questa Regione, tra mille difficoltà, ha rappresentato una best practice ed un vanto dell’Italia in Europa. E non è un caso che, storicamente, i lucani a Bruxelles siano stimati e valorizzati. Colombo, D’Andrea e Pittella sono la testimonianza viva che, da sempre, dalla Basilicata arriva una politica seria e credibile”.

Senta, fondi comunitari a parte, qual è la convenienza del Paese, e del Sud in particolare, a stare in Europa? Non crede che, nel Mezzogiorno, la mancata crescita e il deterioramento del ceto politico siano legati anche al fallimento delle politiche assistenziali di Bruxelles?

“Ma no. Questa è una sciocchezza. Pensi ad altre zone depresse d’Europa: si guardi alle aree che hanno conosciuto il socialismo reale e la dittatura, e che oggi stanno meglio della Calabria. Ma lei è mai stato in Repubblica Ceca o in Slovenia? E ha idea di come si viveva lì prima dell’ingresso nell’Unione europea? Non scherziamo: il mancato sviluppo del Sud è soltanto il frutto di una classe politica che ha sempre pensato alle elezioni del giorno dopo anziché a come vivranno le prossime generazioni. Ovviamente, come le accennavo prima, con le dovute eccezioni”.

Lotta alla criminalità: non dovrebbe farsene carico anche l’Europa? In fondo la mafia è ormai un problema trans-nazionale…

“Esistono soltanto due modi per affrontare il fenomeno: uno fa perno sullo sviluppo, che rappresenta il primo antidoto contro l’illegalità; l’altro consiste nel trattare il tema della sicurezza in una dimensione non solo locale ma europea. E inoltre: se noi mettiamo insieme difesa, forze dell’ordine, ambasciate sa quanto risparmiamo e quante risorse aggiuntive si liberano da impiegare nel contrasto della criminalità? E badi che parlo di lotta alla criminalità svolta sul territorio”.

Il dramma dell’immigrazione ha, proprio nel Mezzogiorno, un suo nervo scoperto. Quali doveri ha l’Europa? In che modo può, o deve, farsi parte attiva nella soluzione di questo problema?

“Bruxelles deve farsi carico del problema perché l’Italia è la frontiera mediterranea dell’Europa, non soltanto di se stessa. E poi l’Europa deve proteggere meglio le sue frontiere a est: al contrario di quello che si crede, infatti, la gran parte dei clandestini arriva via terra. E con Schengen, se uno entra in Slovenia o in Polonia, entra in Italia”.

Tra gli effetti della riforma del Titolo V ci sarebbe anche il passaggio delle competenze, in materia di energia, dalle Regioni allo Stato. In Basilicata  si teme che questo significhi togliere al territorio la possibilità di decidere in materia di estrazione del suo petrolio. Con non trascurabili conseguenze sul piano economico e ambientale…

“Il costo dell’energia è la zavorra che impedisce alla crescita italiana di decollare. Questa zavorra dobbiamo sganciarla. E per farlo serve una politica centrale che possa attuare davvero la strategia energetica nazionale, che peraltro ha già previsto il taglio del 10 per cento dei costi per le imprese. Ma non basta, dobbiamo fare di più. E’ chiaro che questo significa più tutela e più crescita per i territori che producono energia. E le conseguenze ci saranno, certo. Ma saranno positive. Ci sarà più valore, non meno. E ci saranno più occasioni di crescita, di nuovi investimenti, di nuove imprese. Così si tutela l’ambiente: con le decisioni strategiche e non con la polverizzazione”.

Lei è stata molto criticata, anche da qualche opinionista non sospetto di simpatie grilline, per il modo in cui difende le iniziative del Governo. Perché, secondo lei?

“Perché io ho portato in tv lo scontrino: ecco la mia colpa. Ho soltanto provato a trasformare quello che per gli italiani è un simbolo di frustrazione in un manifesto di speranza (solo sotto il profilo comunicativo, sia chiaro, perché la misura l’ha fatta Renzi, mica io). Ma, vede, la nostra scommessa è far sì che nel Paese si passi dalla contemplazione dei propri drammi allo sguardo verso il futuro. E sa questo che vuol dire? Che togliamo l’acqua al mulino di chi fomenta la rabbia. E noi stiamo riuscendo a far questo, stiamo vincendo fuori casa”.

Secondo gli ultimi sondaggi aumenterebbe la forbice elettorale tra il Pd e i Cinque Stelle. Forza Italia stenterebbe a risalire la china. Qual è la sua percezione? Che umori avverte battendo il territorio per la campagna elettorale? Ormai la partita vera è tra voi e Grillo?

“Non voglio commentare i sondaggi. Ma una cosa è certa: tutti hanno capito che la partita si gioca tra la speranza e la rabbia, tra lo sviluppo e la depressione, tra la politica bella e il caos. Chi sta dalla parte della bella politica, dello sviluppo, della speranza? Il Pd e il Governo Renzi. Chi sta dalla parte del caos, della depressione e della rabbia? Grillo, perché può contare soltanto su questi argomenti per raccattare consenso e tanti clic sul sito che gli portano soldi. Sì, è un derby tra noi e Grillo. L’Italia deve scegliere. O di qua o di là”.

 

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