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Dimissioni Scopelliti, affondo di 5 stelle e Pd
«Napolitano li mandi via». Spunta un precedente

Calabria

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CATANZARO - Chissà che ne pensa il prefetto di Catanzaro Raffaele Cannizzaro di quanto sta accadendo al consiglio regionale. Continuerà a fare il semplice spettatore o prendere un’iniziativa istituzionale? Infatti spetta a lui indire le nuove elezioni ed è inattesa della presa d’atto del consiglio delle dimissioni di Scopelliti. L’articolo 33 dello Statuto e l’articolo 60 del regolamento in un combinato disposto disciplinano lo scioglimento del consiglio in caso di dimissioni del presidente. E non c’è dubbio che il presidente Talarico deve procedere alla convocazione entre entro 10 giorni dalla presentazione delle dimissioni di Scopelliti, cioè deve farlo entro domani, 9 maggio (LEGGI L'ARTICOLO SUL RINVIO). E la tesi dei consulenti che le dimissioni sono inefficaci perché la sospensione si applica prima è priva di fondamento giuridico come dimostrano alcuni precedenti, come per Santi Zappalà e prima ancora per Domenico Crea e in Sicilia con Totò Cuffaro su cui si è pronunciata anche la Corte Costituzionale. 

Nel caso di Zappalà, ricordiamo che è stato arrestato il 21 dicembre 2010, si è dimesso il 4 febbraio del 2011 ed è stato sospeso il 3 maggio 2011 con efficacia dal 16 dicembre 2010. Ci chiediamo perché le dimissioni di Zappalà non sono state annullate cossì come oggi sostiente il presidente Talarico per Scopelliti? «La vicenda è ridicola», sostengono i parlamentari del Movimento 5 Stelle Francesco Molinari e Sebastiano Barbanti che questa mattina sentiranno il prefetto Cannizzaro per comunicargli la decisione di attivare l'articolo 126 della Costituzione, chiedendo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di procedere “Con decreto motivato» allo scioglimento perchè «siamo di fronte ad atti compiuti contrari alla Costituzione e gravi violazioni di legge.» Molinari e Barbanti definiscono “ridicoli” le motivazioni del presidente Talarico che annunciano anche la presentazione di un'interrogazione «affinché si faccia luce sulla faccenda». 
«Sembra che sul caso del governatore della Calabria - sostengono Molinari e Barbanti - non debba mai tramontare il sole.» I cinque pareri giuridici riguardanti Scopelliti e le sue dimissioni «sono imbarazzanti» perché tutti «sono concordi sul fatto che Scopelliti sia sospeso dal suo incarico dal giorno della sentenza e, in virtù di ciò, ogni dimissione del Governatore è nulla. Ne consegue - aggiungono - che la vice presidente della Giunta regionale della Calabria, Antonella Stasi sia autorizzata a subentrare a Scopelliti e quindi il Consiglio a rimanere fino a fine legislatura. Una cosa ridicola. Le due cose sono chiaramente disgiunte - spiegano - quanto la legge Severino sospende Scopelliti dalla sua carica ma non dalla sua funzione. In questo modo vogliono prendere tempo perché altrimenti si rischia di andare alle elezioni nei prossimi mesi». «Come sempre - sostengono - il bene della Calabria e dei calabresi viene messo da parte per miseri giochi di potere. Da parte nostra faremo quanto necessario per far luce su questa vicenda. Prepareremo una interrogazione al ministro competente affinché possa dare una risposta chiara a tutti i cittadini. La legalità deve trionfare». 
Anche Ernesto Magorno, segretario del Pd è su tutte le furie, lui che in una riunione ristretta aveva chiesto ai consiglieri regionali del Pd di dimettersi per provocare lo scioglimento. «Va respinta ogni furbata che nasconde l’inaccettabile tentativo di portare la legislatura regionale fino al termine», dichiara il segretario del Pd. «Ci sembra che questa delle dimissioni di Scopeliti sia una vicenda che ha superato da tempo la soglia del pudore e che ormai sconfina nella vergogna. L’eventuale invenzione di qualche “azzeccagarbugli regionale” potrebbe essere l’ennesimo tentativo di resuscitare un organismo politicamente morto. Il PD - conclude Magorno - si opporrà a questo e lo farà in tutte le sedi, e se questo tentativo sarà portato avanti farà appello al Governo, affinchè intervenga su questa assurda vicenda».

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