Salta al contenuto principale

Il Partito democratico lucano
in piena psicosi congressuale

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 0 secondi

 

POTENZA - Il Pd lucano ha perso la bussola. Inutile girarci intorno. Il partito iper organizzato e monolitico che attraversava le campagne elettorali senza curarsi troppo delle guerre intestine è uno sbiadito ricordo di quello di oggi che non ne “azzecca” più una. O quasi.

Non c’è più quel Pd che era portato ad esempio a livello nazionale. Eppure non è passata una vita da quando Bersani (allora segretario) per tentare di ricomporre le macerie del Pd calabrese aveva immaginato di mandare in qualità di Commissario il lucano Filippo Bubbico. Si parla di gennaio 2012. La candidatura lucana per tentare di aggiustare le cose in Calabria nasceva proprio dalla solidità e dalla visione politica che avevano dimostrato tutti (sì tutti) i dirigenti del Partito democratico di Basilicata.

Non è più così. Per le idee chiare cercare altrove. Eppure i protagonisti sono quasi tutti gli stessi. Con incarichi diversi e qualche “maglietta” cambiata ma gli uomini che “comandano” sono gli stessi.

Eppure quello a cui si sta assistendo da mesi ormai è uno spettacolo dove solo la confusione è la matrice caratteristica. La vicenda del congresso regionale è diventata ormai una pantomima. Ma quello che colpisce di più è che davanti alla possibilità più che concreta che tra meno di un mese il Partito democratico di Basilicata venga commissariato non c’è nessuno che freni e corra ai ripari. No. Davanti al disastro annunciato si preferisce cercare il colpevole. Si preferisce organizzare l’ennesima caccia alle streghe.

Tanto che la questione più importante non è rispondere e preparare un piano di crisi davanti alla lettera firmata dal braccio destro di Matteo Renzi e cioè Luca Lotti, insieme al presidente della Commissione nazionale per i congressi regionali, Enrico Morando che parla di informazioni sul congresso lucano  arrivate a Roma «gravemente incomplete e in qualche caso addirittura fuorvianti». Non ci si preoccupa che di fatto è già stato nominato un “commissario” per il congresso e cioè Angelo Argento (a cui il presidente della Commissione di garanzia del congresso regionale Giuseppe Laguardia deve ogni informazione possibile su qualsiasi adempimento).

La preoccupazione invece è solo quella di capire come quella lettera sia arrivata nelle mani del giornalista. Nelle scorse ore è partita una indagine interna per capire chi possa aver diffuso la lettera. Addirittura si parla di licenziamenti di impiegati in un momento in cui un posto di lavoro è merce rara. Una volta ci si poneva la domanda se la notizia fosse vera. Ora nel tempo del declino il problema è cercare le fonti del giornalista. Quando invece il contenuto di  quella lettera datata il 17 aprile - in cui il Pd nazionale impone la data del congresso all’8 giugno - magari avrebbe dovuto essere diffuso a tutti i tesserati in maniera automatica per cercare una soluzione. Ma questo è.

Il Pd lucano è lo stesso che ha fatto harakiri nella scorsa estate sulla scelta del candidato presidente e che ancora non ha trovato pace. E’ lo stesso Pd che in tanti comuni è dilaniato. E’ lo stesso Pd che gioca a fare il catenaccio. Non ci si meraviglia più di nulla.

Ma forse quando Lotti  usò gli aggettivi “inefficienti e inaffidabili” all’inizio di marzo sempre per lo slittamento del congresso regionale e il Pd lucano fece spallucce cercando scorciatoie per i rinvii era già tutto chiaro: è piscosi congresso.

s.santoro@luedi.it

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?