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I fondi Ue e la Basilicata
Quanti sono e quanti ne arriveranno

Basilicata

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RENZI vuole guidare l'Europa ma prima dovrebbe spendere i 110 miliardi UE. È la dotazione italiana  dei programmi cofinanziati dai fondi europei fino al 2020. Mentre la copertura del bonus degli 80 euro traballa, le imprese chiudono, i disoccupati aumentano, occorre spendere bene questi denari per le politiche industriali e la creazione di lavoro vero: "questo è l'unico Jobs Act possibile per Renzi" sostiene Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, già consulente del secondo governo Prodi. "Fino al 2015 si sommeranno due canali finanziari. Primo: i 28,89 miliardi di euro non spesi del ciclo 2007-2013 al 31 dicembre 2013 (secondo il monitoraggio della spesa certificata sui siti dell'ex Ministero della Coesione Territoriale e del Ministero delle Politiche Agricole) così suddivisi: a) i rimanenti 22,89 miliardi dei programmi nazionali e regionali cofinanziati dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e dal FSE (Fondo Sociale Europeo); b) i rimanenti 6 miliardi di euro dei piani regionali cofinanziati dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale); Secondo: gli 84,2 miliardi di euro del ciclo 2014-2020: circa 63,3 miliardi di euro dei programmi cofinanziati da FESR e FSE; circa 20,8 miliardi dei programmi cofinanziati dal FEASR". In vista della elezioni europee e del semestre di presidenza italiano si pongono per il premier Renzi le seguenti domande.

Ma l'Italia può già spendere i nuovi 84 miliardi del ciclo 2014-2020?

Prima la Commissione Europea deve approvare il documento di programmazione, l'Accordo di Partenariato: il Governo Letta ne ha inviato una prima versione a Bruxelles il 9 dicembre 2013. Il documento era generico e così il 10 marzo la Commissione Europea ha inviato le sue Osservazioni a Palazzo Chigi, criticando la proposta italiana in 45 pagine. Bruxelles giudica fallimentare l'esperienza dei programmi a gestione interregionale-nazionale (p. 3); eppure, nella nuova versione inviata dal Sottosegretario Delrio a Bruxelles il 22 aprile, vi sono ancora i programmi nazionali-interregionali, malgrado il Governo sia stato invitato a valutare "attentamente" l'opportunità di riproporli. Le Osservazioni comunitarie avrebbero meritato un vero dibattito nelle aule parlamentari, e, non la frettolosa audizione di Delrio nelle Commissioni riunite Bilancio-Politiche Europee della Camera del 9 aprile. Come rilevato dall'on. Vaccaro, ai parlamentari è stata fornita la versione dell'Accordo di Partenariato di dicembre e non la nuova versione poi portata alla riunione preparatoria del Cipe lo stesso 9 aprile. C'è un difetto di democrazia e trasparenza se il Governo discute in Parlamento una bozza vecchia di dicembre e nel contempo porta in CIPE una bozza nuova.

La Commissione Europea come ha valutato l'Accordo di Partenariato del Governo Letta nelle sue Osservazioni?

Secondo la UE nel documento italiano di programmazione del 9 dicembre manca "il livello di maturità richiesto..., la logica d'intervento è debole." (p. 1). Non solo, poichè "la debole logica d'intervento" ha un impatto sulla scelta dei risultati che sono troppo generici o difficili da misurare, Bruxelles ci chiede di collegare i risultati alle sfide e riformulare i "risultati attesi". Traduzione: non possiamo chiedere i soldi UE senza un progetto, senza obiettivi che incarnino quel progetto e senza precisi indicatori che misureranno il raggiungimento o il fallimento di quegli obiettivi. "Mancano i dati essenziali... che sostengano le scelte strategiche..." e le relative priorità d'investimento (p. 2). Per esempio sui "rifiuti, mancano importanti dati sulla produzione di rifiuti, sui principali metodi di gestione, e, manca la distanza rispetto ai target di riciclo e di diversione dei rifiuti dalla discarica fissati dalla legislazione UE" (p. 11). Sull'ambiente "non vi è nessuna indicazione" su risultati e impatti della programmazione 2007-2013. E allora, come possiamo spendere i fondi UE per la raccolta differenziata dei rifiuti se non forniamo in modo chiaro gli obiettivi che vogliamo raggiungere e i risultati che abbiamo raggiunto? Complessivamente "è impossibile individuare nel documento una chiara strategia di sviluppo territoriale". I principi della parità e della non discriminazione non devono essere affrontati solo in un'ottica di genere ma includere "altre dimensioni quali la disabilità, il colore/razza o l'orientamento sessuale" (p. 4). Sulla ricerca l'analisi è concentrata solo sulla percentuale di investimenti e sul numero di ricercatori, non si considera sufficientemente "la necessità di recuperare il basso livello di investimenti" e "la scarsa interazione tra il sistema di produzione, i centri di ricerca, i progetti di trasferimento di conoscenza" (p. 8). Il "divario relativo all'infrastruttura di banda larga ad alta velocità" non è affrontato adeguatamente e si dovrebbero indicare "le azioni più opportune per raggiungere i target di 30 e 100 MBps" (p. 9). Sulla riduzione delle emissioni di Co2 manca un'analisi "circa la distanza dell'Italia rispetto agli obiettivi di Europa 2020" e sull'esperienza dell'attuale programmazione 2007-2013. In materia di energia non si menzionano i costi elevati, la sicurezza dell'approvvigionamento e la dipendenza dalle importazioni. In tema di lavoro non si menzionano né l'analisi "sul passaggio da lavoratori atipici a permanenti", né i dati sull'apprendistato, né le informazioni sulla "Garanzia Giovani". In tema di trasporti è inesistente l'analisi nazionale. Ora la nuova versione dell'Accordo di Partenariato inviata il 22 aprile è sicuramente più corposa ed organica di quella di dicembre. La Commissione Europea dovrà rispondere all'Italia entro tre mesi dall'invio: vedremo se darà il placet alla nuova versione. L'approvazione di questo documento nazionale è la conditio sine qua non per pianificare ogni programma regionale e nazionale. Anche la Basilicata non può programmare e spendere i propri fondi prima di tale passaggio.

Per Bruxelles la P.A. è inadeguata a spendere bene i  fondi UE: Renzi la cambierà?

Nelle sue Osservazioni, poiché "manca completamente l'analisi della capacità amministrativa", la Commissione ci chiede "personale sufficiente e qualificato" in materia di audit e controllo, un "adeguato sistema informativo" e l'elaborazione tempestiva della "manualistica". Inoltre poichè le autorità italiane di gestione devono avere personale competente e adeguato, Bruxelles chiede al Governo una "procedura di verifica" del loro personale: qualora la verifica fosse negativa il Governo dovrebbe attuare un piano di miglioramento oppure sostituire l'autorità preposta. La  Commissione chiede di garantire la trasparenza sulle date previste per la pubblicazione dei bandi, sui loro risultati e sui loro dati di avanzamento fisico e finanziario (p. 5). Leggendo le Osservazioni il cittadino dovrebbe porsi alcune domande sui fondi UE.  Il personale che controlla è sufficiente e qualificato? Il sistema informativo attuale è adeguato? Perchè i manuali non sono stati elaborati in tempo? Il personale che gestisce i fondi UE è competente e adeguato? E qualora non fosse competente verrebbe sostituito? I bandi e i loro dati di avanzamento fisico e finanziario sono trasparenti? Sul monitoraggio indipendente  Bruxelles chiede quale percentuale di progetti "saranno oggetto di una visita almeno una volta durante l'esecuzione" (p. 42) e giudica non chiare le misure concrete per garantire nelle regioni meridionali le competenze per usare i fondi con efficacia e trasparenza (p. 43).

Renzi spenderà i rimanenti 28,8 miliardi UE del ciclo 2007-2013?

Il Governo può dimostrare di essere capace e spendere questi fondi entro il dicembre 2015 grazie alla deroga comunitaria N+2. Altrimenti Bruxelles riprende il contributo comunitario. 5,2 miliardi residui (dei 22,89 miliardi dei programmi FSE e FESR) sono di competenza diretta del Governo tramite i PON, i programmi operativi nazionali: questi programmi insistevano su Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, le quattro regioni Obiettivo Convergenza cui si è aggiunta alla fine della programmazione la Basilicata. Secondo la spesa certificata al 31 dicembre 2013, il Ministro Giannini ha 1839 milioni del PON Ricerca e Competitività: potrebbe far tornare i ricercatori meridionali fuggiti all'estero; il Ministro Lupi ha 1153 milioni del PON Reti e Mobilità: potrebbe  concludere la Salerno-Reggio Calabria o estendere l'Alta Velocità fino a Lecce; il Ministro Franceschini ha 381 milioni del PON Attrattori Culturali: 105 milioni sono assegnati al Grande Progetto Pompei, ma mentre i crolli si susseguono e gli affreschi vengono rubati, non si ha notizia di spesa veloce ed efficace; il Ministro Galletti ha 482 milioni per le energie rinnovabili; sempre il Ministro Giannini ha 775 milioni dei due PON Istruzione: potrebbe riqualificare le scuole meridionali e lottare contro la dispersione scolastica; il Ministro Alfano ha 354 milioni del PON Sicurezza: potrebbe digitalizzare gli atti giudiziari delle Procure.

E la dotazione della regione Basilicata a quanto ammonta?

Per il 2007-2013 la Regione ha avuto una dotazione di 1742,5 milioni di euro; secondo i dati della spesa certificata dall'ex Ministero della Coesione Territoriale e dal Ministero delle Politiche Agricole, al 31 dicembre 2013 ne erano stati spesi 1099,2 milioni. Vediamo precisamente i risultati dei tre programmi: 1) dei 752,2 milioni di euro di POR FESR sono stati spesi 445,4 milioni, rimangono quindi 306,8 milioni; 2) dei 322,4 milioni di euro di POR FSE sono stati spesi 230,5 milioni, rimangono quindi 91,9 milioni; 3) dei 667,9 milioni di euro di PSR FEASR sono stati spesi 423,3 milioni, rimangono quindi 244,6 milioni. In conclusione la Regione Basilicata entro il dicembre 2015 deve spendere 643,3 milioni di euro se non vuole restituire a Bruxelles il contributo comunitario. Inoltre per il ciclo 2014-2020 la Regione Basilicata ha una dotazione di 2,4 miliardi di euro. Quasi 1800 milioni saranno gestiti direttamente dalla Regione, i rimanenti 600 milioni dal Governo. Fino al 2020 la Lucania avrà circa 3 miliardi di euro da spendere per le politiche di sviluppo.

 

La Basilicata è rientrata tra le Aree Meno Sviluppate. Quali sono le implicazioni?

In passato tutto il Mezzogiorno rientrava nel celebre Obiettivo 1 rinominato nel ciclo 2007-2013 Convergenza. Negli anni precedenti al 2007, quando è stata concepita l'attuale programmazione, l'entrata nell'Unione Europea dei paesi più poveri dell'ex Europa Orientale ha fatto apparire la Basilicata relativamente ricca. L’Obiettivo Convergenza includeva gli Stati membri e le Regioni il cui prodotto interno lordo pro capite (Pil/abitante), calcolato in base ai dati relativi all’ultimo triennio precedente all’adozione del Regolamento n. 1083/2006 sui Fondi Strutturali, era inferiore al 75% della media dell’UE allargata: nel nostro Paese Campania, Puglia, Calabria e Sicilia fecero parte dell'Obiettivo Convergenza. Per le Regioni che superavano la soglia del 75% a causa del cosiddetto “effetto statistico” (cioè a causa dell’ingresso dei dieci nuovi Stati membri), il cui PIL medio per abitante era inferiore al 75% della media dell’Unione Europea a 15 Stati membri ma superiore al 75% della media dell’Unione Europea a 25 Stati, fu previsto un sostegno economico transitorio (il phasing out): la Basilicata fu ammessa nell'obiettivo Convergenza a titolo transitorio. Se i fondi UE fossero stati usati in modo efficace per lo sviluppo locale lucano, la regione Basilicata avrebbe dovuto far parte nel ciclo 2014-2020 delle Aree Più Sviluppate o almeno permanere tra le Regioni in transizione. Al contrario la Lucania rientrerà nelle Aree Meno Sviluppate. In termini meramente quantitativi i cittadini lucani dovrebbero essere contenti poiché la dotazione finanziaria regionale per il 2014-2020 aumenterà rispetto a quella precedente.  Tuttavia in termini di crescita del PIL tale retrocessione boccia la programmazione regionale.

Quale ruolo avranno i Comuni nella programmazione comunitaria?

Bella domanda. Il peso è scarso nella gestione diretta. L'Anci dovrebbe essere più propositiva. In primis, le città Metropolitane, ma anche i Comuni con sufficiente capacità amministrativa, potrebbero divenire Organismo Intermedio di Gestione (secondo l'art. 2 e l'art. 123, comma 7, del Regolamento UE n. 1303/2013) sia nei programmi nazionali, sia nei programmi regionali. Il presidente Pittella incontrerà i comuni lucani sulla programmazione comunitaria il 12 maggio. D'intesa con Ministeri e Regione, Potenza, Matera e i Comuni più grandi potrebbero gestire direttamente la quota degli interventi che insistono sul loro territorio. Così non dovrebbero scrivere i progetti per partecipare ai bandi della Regione o di un Ministero ma sarebbero i Comuni stessi a redigere i bandi; passerebbero dalla condizione di beneficiario di un bando a quella di centro di programmazione. Poichè entro il 2015 la Basilicata deve ancora spendere 643 milioni, poichè nel ciclo 2014-2020 la regione avrà 2,4 miliardi, i sindaci, pro quota abitanti, possono chiedere in gestione il 30% di quei tre miliardi complessivi.  Così i cittadini potrebbero valutare direttamente i sindaci sulla qualità della spesa e non vi sarebbe più l'alibi della eventuale lentezza regionale nel trasferimento dei fondi.

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