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L'Europa dalla A alla Z
Politiche, azioni, opportunità

Basilicata

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SIAMO arrivati al quinto appuntamento della rubrica che parla d’Europa e, quindi, alla quinta lettera dell’alfabeto.

E come Euro, la moneta unica che utilizziamo materialmente dal 1 gennaio del 2002 e che sta diventando sempre di più un bersaglio verso il quale, a turno, scagliare frecce avvelenate.

E’ ormai diventata una specie di moda dare all’Euro le colpe della crisi, dell’impoverimento e della perdita del potere d’acquisto delle famiglie italiane.

 Queste sono mezze verità, in quanto non si può etichettare la moneta unica come causa di tutti i mali, ma le negligenze vanno cercate nella gestione economica della stessa da parte della BCE e dei governi nazionali.

Andiamo con ordine e chiariamo alcuni punti: l’euro non è la moneta di tutti gli Stati membri dell’Unione. Regno Unito e Danimarca hanno ottenuto una deroga permanente, che li esonera dall’adozione dell’euro, mentre altri paesi (molti dei nuovi Stati membri più la Svezia) non hanno ancora soddisfatto le condizioni per adottare l’euro. Quando lo faranno, sostituiranno le rispettive monete nazionali con l’euro. Ad oggi, dunque, sono diciotto i Paesi che fanno parte della cosiddetta eurozona e l’ultima arrivata, dal 1 gennaio di quest’anno, è la Lettonia.

L’euro è stato creato perché la moneta unica offre molti vantaggi e benefici rispetto alle singole valute nazionali che circolavano in precedenza e grazie all’euro, non solo vengono eliminati i rischi di fluttuazione e i costi di cambio e viene rafforzato il mercato unico, ma si creano anche le condizioni per una più stretta cooperazione tra gli Stati membri ai fini della stabilità della moneta e dell’economia, di cui beneficiamo tutti.

L’euro, infatti, contende al dollaro il titolo di moneta leader negli scambi e lo status di valuta mondiale, associato alle dimensioni e al peso economico della sua area di riferimento, induce sempre di più le organizzazioni economiche internazionali, come l’FMI e il G8, a considerare l’area dell’euro come un’unica entità economica.

Ciò pone l’Unione europea in una posizione di maggior forza sulla scena mondiale.

I vari appelli e proclami che auspicano il ritorno alla lira non tengono conto della realtà dei fatti che ci vedrebbe soccombere alle potenze mondiali con una moneta che non avrebbe nessun peso specifico.

Citando un articolo di Maurizio Maggi su l’Espresso elenco solo alcuni dei rischi a cui andremmo incontro: “prezzi alle stelle, mutui triplicati, inflazione senza freni, dazi e meno soldi in tasca.

Se l'Italia dovesse davvero uscire dalla moneta unica gli esperti prevedono uno scenario da incubo”. 

Qualche giorno fa, il 9 maggio, abbiamo celebrato la Festa dell’Europa: l'anniversario del discorso che il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman tenne a Parigi nel 1950, in cui propose di creare una nuova forma di cooperazione politica che avrebbe promosso la pace tra le nazioni europee.

La proposta di Schuman è considerata l'atto di nascita dell'integrazione europea e deve essere il punto di riferimento anche per la costruzione della cittadinanza.

Il nuovo parlamento europeo, che eleggeremo tra meno di due settimane, ed il semestre di presidenza del Consiglio Europeo, devono servire a rilanciare il sistema Italia in Europa e nel mondo.

Non guardiamo indietro lamentandoci, proviamo ad avere uno sguardo positivo sul futuro e mettiamoci in gioco.

L’Unione europea si propone di supportare i nostri sforzi, cerchiamo di non farci trovare impreparati.   

 

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