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Quasi una pena esemplare

Basilicata

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LO scrivevo qualche giorno fa. L’Italia ha da vent’anni un problema serio: la sua storia politica è una storia criminale. Certo ci sono reati e reati. Se per un pubblico amministratore la denuncia di abuso equivale a quella di diffamazione per un giornalista (solo chi non fa non rischia) maneggiare denaro pubblico e appropriarsene indebitamente non solo è giuridicamente più grave ma anche più insopportabile. E così l’ex assessore alla Sanità, Attilio Martorano, è stato condannato a un anno e sei mesi per il reato di peculato per un uso illegittimo di circa 500 euro.

Considerate le attenuanti e la scelta di rito abbreviato (l’ha scelto solo lui) la sanzione risulta anche ridotta. Da un punto di vista strettamente contabile i suoi difensori hanno cercato di spiegare che quella somma poteva considerarsi ampiamente compensata da altre spese sostenute e non portate a rimborso. Il pm Basentini ha avuto un sussulto. Un reato è reato e si consuma quando lo si commette (apro una parentesi per ribadire quanto provincialismo, spesso cattivo, c’è in una città come Potenza: nella fase delle indagini quante volte ho sentito di un presunto trattamento di favore del pm a favore di Martorano in nome di una vecchia amicizia personale. Se questo è favore...).

Probabilmente Martorano in queste ore starà maledicendo il giorno in cui decise di dimettersi da Confindustria e occuparsi di politica. E’ stato un buon assessore alla Salute. Il debito sanitario lo ha ridotto notevolmente. E ha fatto scelte anche impopolari. Un paio di cene il cui costo immagino avrebbe tranquillamente potuto sostenere lo hanno espulso dalla vita politica nella quale, se fosse rimasto fuori dal girone infernale, probabilmente avrebbe potuto continuare a stare.

Ogni Procura ha il suo indirizzo e il diritto ha sempre un significato sociale. Se la Procura di Milano ha ritenuto di chiedere il proscioglimento dei consiglieri regionali della Lombardia per accuse analoghe ritenendo troppo esigua l’appropriazione di cui erano accusati (erano cifre ancora più basse) la Procura di Potenza non ha mollato un attimo su un terreno inquisitorio tra l’altro molto condiviso dalla comunità lucana. Insomma quasi una pena esemplare.

Se tale non è nelle intenzioni di chi l’ha irrogata essa acquisisce comunque il significato del tempo, come a dire: signori, la politica è una cosa seria. Ma la politica ha, a sua volta, il dovere di saper scegliere. Soprattutto di assumersi la responsabilità di decidere. Renzi, per esempio, l’ha fatto. E’ stato costretto dalla necessità di mediare sugli incarichi di sottosegretariato o ha liberato il partito da una vecchia ossessione comunista? Perchè l’altro caso è quello dell’avvocato Vincenzo Santochirico. E lo chiamo volutamente avvocato perchè da ex presidente del Consiglio ha obbedito alla regola del Pd di mettere da parte gli inquisiti e non ricandidarli alle regionali. Facendo un gran papocchio con regole e regolette. Pittella ha giocato la sua carta d’opposizione, anche se la sua candidatura non aveva nulla di battaglia per il garantismo. Il resto del Pd gli avrebbe fatto la guerra anche se non fosse stato mai inquisito. E’ stato astuto, ne ha fatto una questione politica mentre il Pd si aggrappava alle toghe. Vecchio vizio. 

Santochirico oggi è legittimato a chiedere un risarcimento politico. Così come Luongo. Anzi, più di Luongo, prosciolto per prescrizione da Iena due anche se dopo dieci anni di attesa in purgatorio avrebbe avuto diritto quasi a un premio. Si fa forte, oggi Falotico, il candidato sindaco di Potenza rinviato a giudizio. Il rinvio a giudizio, dice, è un modo per accertare la verità, non strumentalizzate.

I cittadini, in realtà, cercano buona amministrazione. E lealtà di comportamento. Talvolta la lealtà non sta solo nella fedina penale. Per esempio mi ha colpito il comunicato del senatore Di Maggio che, nel definire “tranquillo e perbene” il suo candidato, l’ingegnere De Luca, sottolinea pari virtù riscontrabili nell’avvocato Petrone. Precedentemente era stato Santarsiero a legittimare come unico interlocutore, oltre Petrone, proprio De Luca. Ora non c’è dubbio alcuno che l’avvocato e l’ingegnere siano due persone perbene. Mi inquieta però il tandem di reciproco sostegno che emerge giorno dopo giorno tra i partiti di così radicale opposto segno politico (cosa hanno in comune Fratelli d’Italia e il Pd?). Quasi a voler precostituire un probabile ballottaggio. Ognuno faccia la sua battaglia. Bisogna rinsaldare il patto con gli elettori stando alla larga da reati ma anche dagli inciuci. Cercando di avere un metro d’analisi più o meno coerente: non era il Pd che chiedeva a Marcello Pittella di non inciuciare col centrodestra?

l.serino@luedi.it

 

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