Salta al contenuto principale

Gli elettori diserteranno le urne?
L’appello dei candidati al ruolo di sindaco

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 8 secondi

POTENZA - Nel 2009 l’affluenza toccò l’81,68 per cento. Cinque anni dopo a Potenza sarà difficile bissare quel risultato, ma l’astensionismo non sembra fare molta paura. Il dato negativo delle ultime regionali, con metà della popolazione assente dalle urne, non spaventa i candidati sindaci. Saranno le comunali, dicono, a trascinare l’elettorato e bilanciare così la disaffezione nei confronti delle europee.

Certo, c’è un’aspettativa di calo dell’affluenza. Per questo un appello al voto è sempre utile. Abbiamo chiesto ai sei candidati al ruolo di sindaco di dirci perché vale la pena non disertare i seggi.

«Il mio appello al voto - dice Roberto Falotico, sostenuto da Movimento Nuova Repubblica, Realtà Italia e Idv - sta racchiuso nel mio slogan, Potenza condivisa. Un sindaco  senza l’appoggio dei cittadini non avranno alcuna partita vinta». La città, dice, ha bisogno di riprendersi il protagonismo. «Se i partiti spiegassero davvero bene che cosa c’è in gioco, sono certo che nessuno si ritirerebbe indietro. La cittadinanza ha voglia di partecipare alla gestione».

La motivazione di Luigi Petrone (candidato di Pd, Sel, Socialisti, Psi, Pu, Cd) punta sulla «novità». Perchè uno dei motivi per evitare l’atensionismo «è nello sforzo dell’aver individuato come candidato sindaco una persona fuori dal contesto solito della politica locale. Una candidatura “normale” può essere una buona leva. La ragione per andare a votare è il protagonismo del cittadino».

Il Movimento 5 Stelle lo ripete da un po’: «Il non voto è un voto assegnato, solo che è assegnato al solito sistema». Nell’appello di Savino Giannizzari c’è questa consapevolezza: «L’astensionismo implica la conferma delle stesse facce di sempre. Significa mandare al governo della città le persone che hanno sperperatoin questo nostro territorio. Votare significa dare una possibilità in più a candidati nuovi, onesti. Altrimenti la politica disonesta si occuperà di noi».

Dario De Luca (supportato da Fratelli d’Italia, An, Popolari per l’Italia) ne fa una questione di protagonismo attivo: «Ogni popolo è artifice del proprio destino, e ha i governi che si merita, che cerca. Rinunciare al voto significa rinunciare a scegliere da chi farsi governare». Ma De Luca è fiducioso perché «in giro - racconta - leggo un’esigenza forte di prendere possesso della città, di farne finalmente parte».

Liberiamo la Basilicata è il movimento che sostiene Giuseppe Di Bello: «Il voto - dice - è l’unica arma che ci è rimasta, è la possibilità che abbiamo per sostituirci a quei gruppi di potere che governano da anni e che non intendono mollare la presa». La speranza, aggiunge, «è che prevalga la responsabilità. Votare è un’opportunità, certo, ma anche un dovere civico: altrimenti, il giorno dopo non ci si può lamentare».

Da Michele Cannizzaro (Forza Italia, Udc, Ncd, La Destra) arriva un appello «al senso di responsabilità. In gioco - spiega - non c’è solo la competizione politica. In gioco c’è un risultato più importante. C’è da decidere a chi affidare il destino di questa città, che davvero ha bisogno di un cambiamento. C’è da scegliere la persona, la squadra giusta». Il forte astensionismo delle regionali non è un dato casuale, «nè va sottovalutato: è l’effetto di un malgoverno replicato per anni».

La svolta, dicono tutti, passa per le urne.

s.lorusso@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?