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I consiglieri regionali stoppano la Corte dei Conti
Bufera su trentuno collaboratori "abusivi"

Basilicata

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POTENZA - Una trentina di collaboratori di troppo, spese per l’acquisto di giornali e vettovaglie ingiustificate, più alcuni cellulari offerti in dotazione e riscattati al prezzo simbolico di 11 euro.

E’ tutto qui l’oggetto del contendere per cui il consiglio regionale, il giorno dopo la prima condanna e i rinvii a giudizio nel processo sulla gestione dei rimborsi di via Verrastro, ha deciso di sollevare il conflitto d’attribuzione contro le “ingerenze” della sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

In soldoni si tratta di una cifra considerevole, se si considerano i 31 contratti di collaborazione giudicati “abusivi” rispetto alla legge regionale che ha fissato un limite al personale dipendente dai gruppi in rapporto alla loro grandezza. Oltre 180mila euro se si ammette che ognuno di loro valga soltanto 6mila euro (500 euro al mese). Quanti secondo i magistrati finanziari adesso andrebbero restituiti nelle casse del Consiglio. Da qui la levata di scudi di via Verrastro, nonostante i rilievi evidenziati riguardino i rimborsi per le spese sostenute dai gruppi consiliari nel 2013 durante la scorsa legislatura.

A votare per il ricorso alla Corte costituzionale sono stati i soli esponenti di maggioranza, contrari i 5 Stelle Leggieri e Perrino, e assenti Castelluccio e Napoli per Forza Italia più Rosa di Fratelli d’Italia. Nonostante la mozione, approvata la scorsa settimana, per sollecitare proprio questa decisione avesse raccolto sottoscrizioni bipartisan da Francesco Mollica (Udc) a Roberto Galante (RI), passando per Cifarelli (Pd), Pietrantuono (Psi), Bradascio (Pp), Napoli (Pdl-Fi), Pace (Misto), Romaniello (Sel) e Rosa (FdI). In altri termini, non solo gli esponenti dei gruppi più “esposti” all’azione di rivalsa dei magistrati (Pdl e Pd), ma anche qualcuno che ne passato indenne (Sel), assieme ad altri che l’anno scorso - in Consiglio - non c’erano proprio: né di persona né con la loro formazione di riferimento (Bradascio e Pace).

In sostanza il Consiglio regionale ritiene che le deliberazioni assunte della Corte dei Conti sui rendiconti dei gruppi consiliari siano lesive dell’autonomia e delle competenze costituzionali della Regione.

Nei mesi scorsi iniziative simili erano state assunte anche da altre regioni, e la Corte costituzionale si è già espressa precisando i termini e le modalità in cui deve svolgersi il controllo dei magistrati contabili.

A introdurre il vaglio di regolarità contabile sulle spese dei gruppi è stata la legge sulla “spending review” degli enti locali approvata nel 2012 dal governo Monti nel pieno della bufera causata dalle inchieste sui rimborsi nel Lazio, in Sicilia e poi nel resto d’Italia.

Altre invece sono state avviate in seguito, da parte della procura regionale della Corte dei conti e di quella ordinaria, sulla base proprio delle anomalie evidenziate nei referti della sezione di controllo. In particolare in Emilia Romagna.

 

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