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Dalla candidatura al capoluogo che vorrebbe
Giovanna D’Amato si racconta

Basilicata

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LA prima reazione alla proposta, giunta al rientro dal suo viaggio in Corea, direttamente dal candidato sindaco Petrone, era stata molto titubante. «Veramente non ci pensavo proprio - spiega oggi - La politica mi è sempre piaciuta  Ho avuto anche altre esperienze elettorali. Ma se avessi dovuto pensare a un coinvolgimento più diretto, avrei immaginato di correre alle Europee  o alle regionali. Poi, però, Luigi mi ha convinto. O meglio, a convincermi è stata la sua motivazione: la necessità di avere una mano da parte di chi, come lui, non rappresenta la politica strutturata, ma che può dare  un contributo alla crescita dell città». Giovanna D’Amato, violoncellista, presidente di Ateneo musica Basilicata, e componente del Cda della Film commission, candidata nella lista civica per Petrone sindaco, intende portare il suo contributo soprattutto nel campo della cultura e dei saperi. Chi la conosce la definisce un “vulcano di idee”. Lei - che chiarisce «non ho alcuna intenzione di essere autoreferenziale» -  più che interprete, preferisce considerarsi un “interruttore” con il mondo che rappresenta.

Arte e politica spesso non vanno a braccetto. Ed è abbastanza inconsueto che un’artista scelga di fare politica. Cosa l’ha spinta a scendere in campo?

Questo spesso è vero. Ma per quanto riguarda me devo dire che sono stata sempre impegnata, più che politicamente, concretamente. Dieci anni fa ero stata già candidata. Ma la campagna venne interrotta dal lutto per la perdita di mio padre. Una figura a cui sono stata legata da un rapporto straordinario. Anni fa fu lui il fondatore dei centri Aias, l’associazione di promozione sociale a favore dei disabili. E proprio da questo ho evidentemente ereditato l’impegno a favore della comunità. Mi è sempre piaciuto molto stare tra la gente. Da ragazzina facevo parte del collettivo femminista, ma non ho mai avuto una tessera di partito. Però posso dire che oggi è proprio chi è impegnato nella società a fare la politica reale.

Sta lavorando per diventare assessore alla cultura?

Aspetti. Non corriamo. Io metto a disposizione il mio contributo e prima di tutto mi auguro di ripagare la fiducia che gli altri hanno riposto in me. Ma ancora c’è tutta la campagna elettorale. E bisogna prima vedere come andrà a finire. Certo è che, al di là dei risultati, quello che chiediamo, a chiunque sia il sindaco eletto, è di portare avanti un piano di rilancio del settore attraverso il contributo diretto degli operatori. La cultura è una delle poche voci del Pil ancora in positivo. Ma c’è bisogno di investire di più, attraverso  progetti veri.

E voi ce lo avete?

Sì, si tratta delle proposte emerse dal tavolo di confronto che si è riunito in queste settimane e che andrà ben oltre il voto del 25. Sabato prossimo il documento che abbiamo elaborato sarà oggetto del confronto con il candidato sindaco Petrone, nell’incontro che si terrà alle 15 e 30 nel suo comitato elettorale. Abbiamo in mente una sorta di consorzio di artisti, creativi intellettuali ma anche giovani, aperto a chiunque abbia voglia di fornire il proprio contributo. Una consulta della cultura,  una cabina di regia che elabori le proposte di proposte. Con luogo fisico individuato nel teatro Stabile, che ha necessità di riconquistare il suo profilo storico.

Ma con progetti che vadano ben oltre i confini del teatro, del centro storico e anche della stessa città. Penso a un’idea di cultura diffusa e pervasiva, che invada il centro come la periferia e veda coinvolti  più comuni in rete, per avere maggiore facilità di accesso ai finanziamenti europei.

Ma se dovesse dare un giudizio su quello che fino ad ora è stato fatto per il settore in questa città?

Beh..il fatto stesso che in questi anni sia mancato un assessorato alla cultura, a mio avviso, è stato fortemente penalizzante. E per quanto ci siano state persone sensibili al tema, non si può pensare di esaurire così tutte le competenze. C’è da aggiungere, poi, che, a mio avviso, è davvero necessario invertire la rotta per quel che riguarda il modo di intendere  le cosiddette relazioni corte. La cultura rappresenta un ambito di grosso consenso politico. Ma c’è bisogno di una visione di più ampio respiro, partendo proprio dallo scardinare i particolarismi attraverso un’offerta  aperta, diversificata, in grado di raggiungere tutte le fasce sociali. Ma devo dire che per fare tutto questo è necessario che anche la Regione intraprenda un preciso processo normativo.

Ma non si corre il rischio che la candidatura di Matera a capitale della cultura 2019 offuschi il progetto culturale per Potenza?

Io credo che sarebbe fortemente sbagliato accentrare tutte le opportunità che possono derivare da questa candidatura nella sola città dei Sassi. Mi auguro, invece, che il suo protagonismo si riverberi su tutto il territorio. Credo che Potenza abbia le potenzialità per puntare a essere la città dei saperi. E questo passa dalla valorizzazione di tutti i contesti in cui essi si trovano, a partire dall’Università. Dobbiamo puntare a essere una città più accogliente. Non ci sono altri obiettivi. Ed è su questo che si deve lavorare. Non sono tra quelli che demonizzano la fuga dei cervelli. Mia figlia studia a Londra. E lo considero un bene. La questione è che, a fronte di un flusso di persone che vanno via (che possono rientrare o meno), Potenza dovrebbe riuscire ad attrarre altrettanti studenti che scelgono di venire qui. Deve essere sempre più una città dei servizi. Puntando su un’offerta formativa adeguata. Perché non farlo a partire dalle nostre specialità, come quelle del San Carlo. Per quanto riguarda la soddisfazione bisogni culturali, invece, sarebbe un bene tenere presente che si tratta di bisogni primari.

Come vorrebbe che fosse la nuova Giunta?

Ho già rimarcato l’importanza di avere uno specifico assessorato alla cultura. Ma c’è un’altra questione che mi sta cuore. Vorrei sollecitare gli elettori a cogliere l’opportunità della doppia preferenza di genere. Mi auguro proprio che nel nuovo esecutivo ci sia una forte presenza femminile. Forse, questa sarebbe la garanzia migliore per una città maggiormente all’ascolto delle istanze dei suoi cittadini.

m.labanca@luedi.it

 

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