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Conflitto d’attribuzione sulle verifiche ai gruppi
Dalla Corte dei Conti si chiarisce la questione

Basilicata

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POTENZA - «Applichiamo solo la legge e a dire il vero rispetto all’anno scorso abbiamo segnalato molte meno anomalie. Ma sui collaboratori dei gruppi si è andati oltre le norme che la stessa Regione Basilicata si era data».

Giuseppe Teti è uno dei magistrati che anche quest’anno si sono occupati delle spese dei gruppi consiliari. Assieme ai bilanci di numerosi enti e un caso particolare come l’indagine sull’utilizzo delle royalties petrolifere in dieci anni, dall’inizio delle estrazioni in Val d’Agri.

Il giorno dopo la decisione della Regione di aprire un conflitto d’attribuzione sull’operato della sezione regionale di controllo della Corte dei conti, di cui fa parte, non scende nel merito d i quella scelta. Né potrebbe farlo. Ma interpellato dal Quotidiano sulla portata delle delibere con cui 6 su 10 dei rendiconti sulle spese dei gruppi consiliari del 2013 sono stati giudicati «irregolari» chiarisce alcuni concetti. A partire dal caso dei 31 collaboratori “abusivi” per cui andrebbero restituiti nelle casse del parlamentino lucano tutti i compensi elagiti.

«C’era e c’è ancora una norma regionale per cui dev’esserci un rapporto tra i consiglieri iscritti al gruppo e i dipendenti che quest’ultimo può assumere. Nel 2013 erano in vigore una normativa temporanea e noi l’abbiamo applicate. Ma anche quella approvata più di recente mantiene questo criterio anche se ne modifica i termini».

Quanto al tema dell’autonomia dei consigli regionali, rispetto alla legge che nel 2012 ha introdotto i controlli sulla contabilità dei gruppi, Teti fa notare che nelle delibere al centro della discussione si fa riferimento a una pronuncia della Corte costituzionale in materia, che a febbraio ne ha riconosciuto la legittimità. Perdipiù sui ricorsi presentati da alcune regioni a statuto speciale. Un dato che lascia presagire che ne sarà di quelli avanzati da altre regioni a statuto ordinario ben prima della Basilicata.

Ma se così fosse chi dovrà restituire i soldi al Consiglio regionale? In fondo si tratta di poco meno di 200mila euro se si considera una retribuzione di poco superiore ai 500 euro al mese per ognuno di quei 31 collaboratori in più. I capigruppo, ricorda il magistrato. Anche quelli che nel frattempo sono rimasti fuori dal Consiglio.

Un credito che da via Verrastro nessuno sembra aver voglia di esigere.

l.amato@luedi.it

 

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