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Congresso, il Pd gioca a nascondino
E non è chiaro chi debba decidere

Basilicata

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POTENZA - Per prima cosa ci sono due nodi da sciogliere per il Pd: chi decide che il congresso può essere rinviato a dopo l’estate e che le candidature possono essere riaperte? Ha voce in capitolo Roma oppure la Basilicata ha ancora margini di manovra?

Nelle ultime ore comunque con le dichiarazioni del capogruppo democratico alla Regione, Roberto Cifarelli, si è compreso che c’è un sentimento abbastanza largo che vorrebbe il congresso regionale del Pd lucano spostato a settembre o comunque alla fine dell’estate. Ma si può davvero? A sentire ambienti vicini ai renziani non se ne parla proprio. Le diplomazie, quindi, dovranno cominciare a lavorare di fino se davvero si vuol uscire da questa situazione senza traumi. Quello che comunque appare chiaro è che i desideri sono, al momento, una cosa, la realtà un’altra. Tanto più che di ufficiale al momento c’è solo la lettera inviata il 17 aprile scorso da Lotti e Morando in cui si imponeva un margine temporale per chiudere tutta la questione congressuale entro e non oltre l’8 giugno. Pena il commissariamento del Pd di Basilicata.

Ovviamente ci sono margini. Di un paio di settimane considerando che l’8 giugno a Potenza potrebbe doversi svolgere il secondo turno di elezioni per decretare il nuovo sindaco. Non di più per restare a quello che che c’è in campo ora.

Altro nodo da sciogliere che davvero non è chiaro è quello delle candidature alla segreteria. Luca Braia, Antonio Luongo e Dino Paradiso sono i tre aspiranti. Loro tre hanno presentato la propria candidatura entro i termini. Si può immaginare di forzare le regole e rimettere tutto in discussione? Allo stato dell’arte no. Immaginare un mescolamento delle carte per la spinta di una sola parte del Partito democratico di Basilicata è come voler continuare a credere che gli asini volino.

La verità è che - fanno notare in molti - tutto sarebbe stato più semplice se ci fossero state le dimissioni da segretario regionale di Vito De Filippo. Magari anche solo un mese fa quando le chiese pubblicamente Erminio Restaino. Per farla breve: se oggi ci fosse un triumvirato di saggi a traghettare il Pd lucano arrivare a settembre con garanzie per tutte le componenti sarebbe stato più semplice.

Ma con i se e i ma non si scrive la storia. La fotografia attuale “racconta” invece che il segretario è sempre De Filippo, che il congresso dovrà essere celebrato entro e non oltre l’8 giugno e che i candidati in campo sono Paradiso, Luongo e Braia. Con quest’ultimo che si andasse allo scontro totale tra renziani (di prima, seconda e terza ora) e tutti gli altri partirebbe con i favori dei pronostici. Tanto più che è da tempo tramontata l’idea di poter presentare più liste a sostegno di ciascun candidato. Il Pd romano ha deciso per una lista a testa e se quella di Braia è già pronta da settimano non si può dire lo stesso di quella di Luongo.

Non sfugge a nessuno ovviamente che lo strappo sia pericoloso. Il primo a non auspicarlo è il presidente della Regione Marcello Pittella che di certo avrebbe un compito arduo a governare con una parte dei consiglieri Pd sul piede di guerra. Tutto più semplice se contestualmente al congresso si parlasse anche del rimpasto di giunta. Ma allora se ne dovrebbe parlare a settembre. E come già detto almeno la metà del Pd non ci sta ad affrontare l’estate senza un nuovo segretario che a sentire i renziani deve essere uno di loro. Braia? Certo senza però escludere una riapertura del tavolo degli stessi renziani per una soluzione magari più gradita a quelli che renziani non sono. Insomma non è estate ma il clima in casa Pd è già bollente.

 

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