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Renzi e il Sud,
senza trucco e senza inganno

Basilicata

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L'ITALIA NON È il problema dell'Europa e il Sud non è il problema dell'Italia, dice Renzi. Il presidente del Consiglio prova a mettere in moto la speranza attraversando il Sud in una sola giornata, riepilogando il senso delle riforme messe in atto, gridando vendetta per i fondi europei spesi male. Intreccia la campagna elettorale per le europee con l'autopromozione di una leadership che a Sud, alla prova del voto (primarie innanzitutto) non lo ha riconosciuto, neppure nella Basilicata dove oggi può contare su un governatore. Con un po’ di sforzo di fantasia storico-geografica nell'elogio che il premier fa del Sud delle due Sicilie potremmo anche vedere un rinvio all’idea della riforma sulle sintesi territoriali, le macroregioni. «Se usassimo i fondi, ha scritto sul suo wall, come ad esempio fanno i polacchi, non avremmo il deficit infrastrutturale nel Mezzogiorno». E torna l’idea di un’avocazione di funzioni, nel caso le regioni si mostrino incapaci di usare le provviste europee. Una prerogativa che evidentemente il presidente colloca nella più generale prospettiva di riforma del titolo V.

Prerogative statali, dunque, e governo unitario dei territori. Si delinea così, sempre di più, il pensiero Renzocentrico, con una sovraesposizione di impegni che fa il pari con l’autoreferenzialità comunicativa. Le due cose sono strettamente connesse. E nel dubbio moraleggiare attorno a trionfi che sembrano a volte un po’ di tronfie esagerazioni (per esempio la desecretazione sui misteri italiani, l’abolizione delle province), è indubbio che la sua presenza in giro per l’Italia susciti speranza. E adesioni anche per il coraggio di affrontare argomenti finora tabù, come quello sulla Rai, ospite l’altra sera da un interdetto Floris, ricevendo l’applauso del pubblico. Sfidando – come ha scritto bene ieri Menichini - un potere nel suo santuario, consapevole di non aver bisogno più di genuflessioni comunicative. Egli è in quanto parla da sé. Massima espressione dell’avvento di una nuova cultura, vittorioso anche per questo. La politica che sa comunicare manda in frantumi il giornalismo politico. E’ successo persino a Santoro, attaccato da quel Grillo al quale ha fatto finora da sponda. Con una bella parentesi che potremmo qui aprire sugli antivirus salva democrazia. Ma Renzi ottiene l’applauso soprattutto perchè dice all’Italia quello che gli italiani alla corda vogliono sentirsi dire: basta con le lottizzazioni e i salassi a spese dei contribuenti.

E’ altresì vero che Matteo Renzi saltella con il pensiero esattamente come con le gambe. In Calabria ha annunciato una cosa che dovrebbe far drizzare le antenne ai lucani. «Ci sono problemi specifici, in questa regione», ha detto in sintesi. In Calabria è stato già due volte, complice un segretario regionale di provata fede, Ernesto Magorno, sindaco di Diamante. E ha promesso di tornarci ancora. Soprattutto ha promesso una cabina di regia presso la presidenza del consiglio sulle «specificità calabresi».

A ben vedere ogni regione ha le sue specificità. La Basilicata, per esempio? Ha una centralità strategica per tutti i motivi di cui i lucani sono consapevoli. E la Campania? Insomma, se volessimo moltiplicare le cabine di regia per ogni regione, arriveremmo a smentire la ratio che sottende la riforma annunciata. Il terreno più insidioso sul quale Renzi può scivolare è la credibilità connessa alla sua autoreferenzialità. Smarcarsi dalla palude non è semplice. La tirannia della battuta brillante non reggerà all’infinito.

Guardiamo un attimo alla Basilicata. Oggi le cose che dice il direttore generale dell’Arpab, Raffele Vita, nell’intervista che pubblichiamo, devono far riflettere. Applausi. Ben venga la meglio gioventù delle riforme. Non aspettiamo altro. Purchè non ci si trovi ad essere spettatori di un uomo che salta sul palco e dice: senza trucco e senza inganno. E tutti sanno tutti che è solo un gioco. Magari un gioco a nascondino, come quello preferito dal Pd lucano.

l.serino@luedi.it

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