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Pd, guerra per il congresso. Paradiso contro tutti
"Il partito vittima dei suoi avvoltoi"

Basilicata

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POTENZA - «Giochi tattici, aspirazioni personali ed egoismi vari». Dichiarazioni al vetriolo quelle del candidato alla segreteria regionale del Partito democratico lucano, Dino Paradiso. Subito dopo l’invito del capogruppo in Consiglio regionale, Cifarelli, rivolto ai tre candidati a concordare una data unitaria per la scelta del nuovo segretario, è l’aspirante dell’area civatiana il primo a rompere il silenzio. Con  accuse gravi contro chi è responsabile del «continuo gioco al massacro» che sta distruggendo la dignità di un partito e soprattutto dei suoi iscritti. Ci va già duro, Paradiso. Non usa mezzi termini nel definire «la farsa» che fino a ora ha contraddistinto le vicende congressuali in nome di biechi tatticismi.  Lasciando intendere che se qualcuno pensa di poter trarre dei vantaggi da un eventuale commissariamento del partito, dovrà poi fare i conti con una base che non si accontenterà di inesistenti motivazioni sulla necessità di salvaguardarne l’unità. «Ha presente gli speculatori delle crisi finanziare? - dice alla redazione del Quotidiano - Ecco, è quello che qualcuno sta provando a fare nel Pd lucano». Se la prende con il segretario De Filippo, che nella vicenda «ha gravi responsabilità». «A cui, già da tempo - aggiunge al telefono con la redazione - abbiamo chiesto le dimissioni». Ma anche con quei dirigenti del partito che nelle fasi congressuali sono stati protagonisti di «diversi cambi di linea». Per calcoli esclusivamente personali.  Paradiso non fa i nomi, ma il riferimento è chiaramente al senatore Margiotta. E tuona: «La corsa a costruire carriere con accordi con il diavolo, porteranno il nostro partito in un vicolo cieco e il futuro non potrà che essere più buio del presente e di questo qualcuno se ne dovrà assumere la responsabilità». Su quella che dovrebbe essere la data per scegliere il nuovo segretario regionale, spiega: «Non spetta a me indicarla». Ma invocando  un congresso «vero», «perché  noi lo vogliamo sul serio»,  chiede l’immediata convocazione di una direzione regionale «che dovrà decidere quando votare».

Ma soprattutto aggiunge: «Non si pensi di poter azzerare le candidature in campo». Le regole vanno rispettate, manda a dire ai «burattinai che ci vorrebbero come burattini».

Al Pd lucano serve una guida. «Vera, non un commissario». E non solo per il bene dello stesso partito ma anche per la stabilità del Governo regionale. «E’ chiaro che sulla segreteria regionale pesano anche altre vicende». Del resto anche il passaggio dell’intervento di Cifarelli sull’approvazione del bilancio in Consiglio è sembrato chiaramente un segnale rivolto al presidente Pittella. Quest’ultimo  almeno per ora resta in silenzio. La sua posizione resta quella di un governatore “solo” al comando, con un partito che da un momento all’altro potrebbe chiedergli di scendere a patti sulla questione più spinosa: il rimpasto di Giunta. Non è escluso che il primo appuntamento del prossimo autunno possa essere proprio questo. E chiaramente sulla riorganizzazione dell’esecutivo peserebbe anche l’orientamento del nuovo segretario. Un primo quadro dei nuovi equilibri emergerà già ad europee archiviate, quando il presidente inevitabilmente sarà nella condizione di muoversi con maggiore libertà di manovra.  

Per ora rimangono le accuse gravissime del candidato di Bernada:  «E’ mancato il governo del partito, in una fase delicatissima per la nostra regione, non sottacendo il continuo metodo becero e censurabile della deroga che ha finito per derogare il Ps stesso». Che chiude con un invito: «Ora spetta agli altri competitori esprimere il proprio parere».

m.labanca@luedi.it

 

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