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L'Europa dalla A alla Z
Politiche, azioni, opportunità

Basilicata

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SI AVVICINA LA DATA del voto e su giornali e tv sembra che qualcosa si stia muovendo e che l’Europa sia diventata un tema di cui occuparsi. Niente di strano, sovraesposizione da campagna elettorale, ma speriamo che l’attenzione resti la stessa anche dopo l’esito.

Con questa rubrica, che continuerà anche dopo la tornata elettorale, approfondiremo i vari temi sfogliando il vocabolario e fornendo informazioni utili al cittadino, lettera per lettera.

Questa settimana siamo arrivati alla F come Fondi Europei, molto spesso al centro dell’attenzione: da una parte, per la loro importanza nel far ripartire l’economia del sistema Paese, ma più spesso per polemiche relative alla mancata spesa del denaro che da Bruxelles ci mettono a disposizione; ma di cosa parliamo?

I fondi europei possono essere diretti, erogati direttamente dalla Commissione Europe attraverso le proprie Direzioni Generali e/o Agenzie Esecutive, sulla base di programmi di finanziamento 'tematici' e dedicati ad università, imprese e associazioni di cittadini; oppure indiretti (o strutturali), ovvero la politica di coesione, la cui gestione è affidata alle autorità nazionali e regionali, in conformità con la programmazione europea.

I fondi principali sono cinque e operano congiuntamente a supporto dello sviluppo economico di tutti i paesi dell’Unione europea in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020 e li scopriremo in queste settimane. Il primo della lista è il Fondo Sociale Europeo: il FSE investe sulle persone, riservando speciale attenzione al miglioramento delle opportunità di formazione e di lavoro in tutta l’Unione. Per il 2014-2020 sarà dotato di 80 miliardi ed i suoi obiettivi sono la promozione dell’occupazione e il sostegno alla mobilità dei lavoratori; l’inclusione sociale e la lotta contro la povertà; l’investimento in istruzione, e l’efficienza dell’amministrazione pubblica. Problemi che ci riguardano molto da vicino e che necessitano di un contributo dal basso per essere risolti. Tutte le informazioni sono reperibili tramite gli sportelli europedirect attivi sul territorio (numero verde 800 67891011) che in questi giorni stanno organizzando dibattiti anche nelle scuole.

Proprio una ragazza dell’ I.T.C.G di Matera denunciava mancanza di informazione e un altro si chiedeva: ”Perché non facciamo una Costituzione europea?.” Provo a rispondere: per l’informazione non abbiamo più scuse, è tutto molto chiaro sui siti istituzionali;  per la Costituzione, ce l’abbiamo. E’ il Trattato di Lisbona e riprende in gran parte i dettami della Convenzione Europea che nel 2003 stava lavorando sulla Costituzione, fermata dai referendum in Francia e Olanda. Il Trattato darà molti più poteri al Parlamento ed una sostanziale innovazione riguarda la modalità di elezione del presidente della Commissione Europea, che per la prima volta dovrà tenere conto dei risultati delle elezioni. Ecco spiegato il senso del dibattito in eurovisione tra i cinque candidati che i partiti hanno già individuato: l’ex premier del Lussemburgo Jean-Claude Juncker (popolari), il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz (socialisti), l’ex premier belga Guy Verhofstadt (Alde), José Bové e Ska Keller (verdi) e il leader del partito greco Syriza, Alexis Tsipras (Sinistra europea).

Dei poteri in più del Parlamento scriverò alla P, ma per adesso direi di associare la lettera alla parola partecipazione, quella che dovremmo dimostrare come cittadini europei anche domenica prossima.

 

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