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«Castelluccio restituisca gli stipendi»
Sospensione "col senno di poi" per il consigliere FI

Basilicata

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POTENZA - Se ne farà una ragione Paolo Castelluccio, consigliere regionale di Forza Italia. Ma per i prossimi 3 mesi dovrà scontare sulla sua busta paga gli effetti la sospensione disposta da Renzi lo scorso 23 aprile. Anche se a quella data era già tornato tra gli scranni del parlamentino lucano, dopo l’esilio temporaneo lontano dal capoluogo disposto dal Tribunale del Riesame.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di venerdì scorso il decreto del presidente del consiglio dei ministri sul caso del consigliere di Policoro coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pazzi di via Verrastro. Castelluccio è l’unico colpito dall’ordinanza di misure cautelari personali disposta dal gip Luigi Spina, il 24 aprile del 2012 (un giorno in più e il decreto sarebbe arrivato proprio nell’anniversario), che è stato rieletto alle consultazioni di novembre. Per questo a gennaio la Cassazione aveva respinto il suo ricorso contro la sentenza del Tribunale del Riesame che aveva revocato il “lodo” per chi aveva restituito i rimborsi contestati. Mentre aveva «apprezzato» la mancata candidatura degli altri destinatari del divieto di dimora nel capoluogo: Antonio Autilio, Agatino Mancusi, Nicola Pagliuca, Alessandro Singetta, Mario Venezia e Rocco Vita.

Tre mesi e mezzo più tardi era stato il gup Tiziana Petrocelli a sostituire il “bando” con un più blando obbligo di firma per Castelluccio facendo venire meno uno dei presupposti stabiliti dalla legge Severino per la sospensione di chi ricopre una carica elettiva ma a causa di un provvedimento giudiziario non può esercitare il suo mandato in concreto. Per un consigliere regionale il fatto di non poter entrare nel capoluogo dove hanno sede gli uffici e l’aula dell’assise equivale a un impedimento pieno. Per questo a giugno dell’anno scorso era dovuto intervenire anche Letta. Ma sempre “col senno di poi” perché il divieto di dimora nel capoluogo per Castelluccio e gli altri era stato revocato dopo meno di un mese. Così gli uffici del Consiglio avevano dovuto decurtare dalle rispettive buste paga soltanto le indennità (2.800 euro netti di base al mese), e i rimborsi per le «spese di esercizio del mandato» (4.500 euro netti al mese) percepiti per il periodo tra 24 aprile il 17 maggio.

Questo è quanto, e non dovrebbero esserci novità nemmeno dall’udienza fissata per il 10 di nuovo davanti al Riesame.

Infatti a gennaio la Corte di cassazione, se da un lato ha ripristinato la sospensione per Castelluccio, dall’altro ha rinviato davanti al Tribunale della libertà tutti gli altri non rieletti per valutare le eventuali esigenze cautelari ancora esistenti rispetto alle accuse nei loro confronti. Mentre il consigliere di Policoro ha presentato ricorso contro l’obbligo di firma. Così le questioni sono state riunite in un’unica discussione fissata tra meno di 3 settimane.

Ma anche allora i giudici non potranno che attenuare la misura per l’uno e gradare le esigenze residue per gli altri. Quindi il capitolo “sospensioni” dovrebbe essere chiuso una volte per tutte, a meno di sorprese dall’ultimo filone aperto dell’inchiesta.

Si tratta di quello che ha preso di mira i rimborsi erogati nel 2009 e nel 2012, dopo quelli di 2010 e 2011 esaminati negli scorsi mesi, per cui lunedì scorso il 30 sono stati rinviati a giudizio dal gup Petrocelli e l’ex assessore Attilio Martorano è stato condannato a un anno e sei mesi.

Nelle ultime settimane, sulla base di una segnalazione partita dalla Corte dei conti, finanza e carabinieri hanno ricominciato le verifiche su fatture e scontrini prelevati dagli uffici di via Verrastro. Difficile che si ripeta un blitz come quello di aprile dell’anno scorso. Ma per qualcuno le contestazioni potrebbero salire e non poco. Rieletti e non.

l.amato@luedi.it

 

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