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In viaggio tra i candidati del capoluogo
Le storie di chi aspira a un posto in aula

Basilicata

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DA segretario del Pd cittadino ha seguito buona parte dell’attività dell’amministrazione uscente dovendo sbrogliare matasse complicate in un partito in perenne fibrillazione. Ora da candidato al consiglio comunale nella lista democratica a sostegno del candidato sindaco Luigi Petrone, torna a spiegare un’idea di città, quella che da tempo prova a proporre e condividere. «Con l’entusiasmo di un sognatore, giusto quanto basta». 

Questa candidatura è la prosecuzione naturale dell’impegno in segreteria?

«È il passaggio naturale per chi, come me, crede che la politica è innanzitutto azione, quindi amministrare diventa il principale obiettivo».

Da segretario ha dovuto gestire un Pd cittadino piuttosto litigioso. Che cosa avrebbe voluto andasse diversamente?

«Avrei tanto voluto trovare maggiore convergenza sui problemi della città piuttosto che sulle necessità, tutte politiche, delle diverse anime. La particolare fase di grandi cambiamenti ha fatto il resto e a reso difficile l’azione del partito a tutti i livelli».

Che città è Potenza? Che città vorresti fosse?

«È una città fiaccata dalla crisi che ha l’esigenza non più rinviabile di ritrovare la strada della ripresa. Non basta più essere la città dei timbri e delle carte legata alla spesa pubblica, dobbiamo necessariamente trovare una nuova dimensione industriale e commerciale. Dobbiamo smettere di accontentarci di essere un grande paese e provare a diventare una piccola città moderna».

Priorità per la città: centro o periferia?  Piccole cose come i marciapiedi o un progetto lungo?

«Centro e periferie insieme. Un centro che ritorna ad essere cuore pulsante della città in cui, però, le periferie diventano parte attiva ed integrata. È indubbio, abbiamo diverse emergenze che sono prioritarie – ci sono contrade che ancora aspettano fogna, metano e acqua  – ma dobbiamo anche disegnare e costruire la città di domani».

Un errore e una grande intuizione dell’amministrazione uscente?

L’area dell’ex Fornace di Ierace poteva essere utilizzata meglio. Poteva diventare un’area parcheggio a servizio del Centro storico. L’idea di Potenza come città metropolitana aperta e integrata con l’hinterland rappresenta invece una valida intuizione dell’amministrazione Santarsiero».

Che consigliere comunale sarebbe in caso di elezione?

«Chi mi conosce bene lo sa: mi piace affrontare le questioni di petto e risolverle, e direi che per farlo sono ben attrezzato anche fisicamente…».

Quanto è dannosa la spaccatura nel centrosinistra?

«Potenza ha bisogno di scelte importanti, di decisioni che non possono essere diluite da mediazioni o contrappesi per garantire interessi politici individuali. Per questo sarebbe stato di buon senso essere tutti dalla stessa parte».

Ha un sogno per la città?

«Mi piacerebbe restituire alla nostra comunità l’orgoglio di un tempo. Per tornare a essere fieri di Potenza non servono sterili critiche, servono responsabilità e determinazione per tradurre le domande in risposte e le idee in realtà. Questo è il sogno di Luigi Petrone, e questo diventa, quindi, l’obiettivo di tutti i candidati della coalizione che lo sostiene».

Un desiderio per te?

«Quello di sempre: dare il massimo in tutto quello che decido di fare».

Un luogo o uno spazio della città che vorresti fosse amato o usato di più?

«Il centro storico. Vorrei tornasse a essere il luogo di incontro e confronto di tutti i potentini di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. Il centro di tutti».

Dopo i risultati del M5S delle politiche, temi il voto di protesta nel capoluogo?

«Potenza ha già dimostrato di non essere facile preda dei populismi. Sono sicuro che anche in questa tornata sarà lo stesso».

 

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