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Bianca Andretta e la missione di comunità
«Servirebbe uno spazio di coworking sociale»

Basilicata

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BIANCA Andretta è di quelle donne per cui non fa niente se la giornata non basta, il tempo si trova. Sposata con Maurizio,  mamma di Vincenzo e Lorenzo, lavora nell’ufficio legale dell’Università degli Studi della Basilica. Con l’impegno nel sociale che non l’abbandona mai e una precisa idea di come si possano cambiare i luoghi, con l’impegno di tutti. È candidata nella lista a sostegno di Luigi Petrone sindaco.

Come nasce questa candidatura?

«La mia candidatura nasce dall’esperienza di vita associativa degli ultimi anni. Mi sono impegnata insieme a tanti altri amici con i quali mi sono ritrovata ad affrontare numerose sfide. E ognuna di queste era una battaglia per trovare soluzioni ai diversi problemi della nostra città».

Ha in mente alcune idee da praticare subito tra quelle realmente realizzabili?

«Partirei sicuramente dalle politiche sociali. La diminuzione delle risorse rischia di indebolire i servizi a sostegno delle fasce più deboli, tanto più che la loro richiesta nella società è sempre più forte e crescente. L’amministrazione comunale ha l’obbligo di salvaguardare quanto più possibile i modelli di coinvolgimento della società civile nel potenziamento del welfare di comunità».

Quindi attenzione alle famiglie?

«Credo sia fondamentale realizzare un contesto di servizi e di prestazioni che migliorino la qualità della vita quotidiana. Si dovrebbe sviluppare un sistema di servizi educativi e ricreativi ampio e diversificato, per coniugare qualità, sostenibilità e flessibilità. Un sistema che metta attorno al nido tradizionale una costellazione più ampia di servizi integrativi».

Un sogno grande per la città?

«Una città più inclusiva, dove si possano attivare azioni di social innovation e mutuo soccorso. Una città più accogliente e disponibile all’ascolto, in cui non si ignorino le risorse intellettuali, professionali  e imprenditoriali. E, in ultima analisi, immagino una città dove la partecipazione sia un’opportunità per le competenze,  ma soprattutto dove  i giovani siano coinvolti nei processi decisionali».

Che cosa significa città a misura d'uomo? Potenza lo è?

«Credo che Potenza abbia le carte in regola per essere considerata nel Mezzogiorno la più vivibile. Ci sono ovviamente molte cose da perfezionare ed anche per questo ho deciso di impegnarmi personalmente».

Da sempre impegnata nel volontariato e nel sociale: in che difficoltà ci si imbatte?

«Nella diffidenza delle persone che pensano che nulla si possa cambiare».

Che cosa significa fare rete?

«Condividere, progettare per costruire insieme, porre in relazione idee e pensieri».

Come sta l’associazionismo cittadino?

«Sono tante le attività di buona qualità, che contribuiscono alla crescita del territorio. Molte altre invece mi sembra siano una scorciatoia per fare impresa. Servirebbe dunque un organo in grado di coordinare tutte le risorse, uno spazio di coworking sociale».

Che rapporto ha con la città?

«Non mi sono mai posta il problema di vivere altrove. Potenza è la mia città, cerco di viverla appieno e mettermi in gioco per contribuire, per quanto possibile,  a farne un posto migliore per tutti».

Che cosa hai imparato da questi giorni di campagna elettorale?

«Mi ha sicuramente sorpreso la voglia di partecipazione della gente, le proposte, gli incontri. Di questo sono assolutamente entusiasta».

 

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