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Derby finale, è la sera delle piazze
I punti di forza e di debolezza dei candidati

Basilicata

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MICHELE CANNIZZARO

LA FORZA: E’ percepito come l’uomo dell’ordine. E lo è. Quasi maniacale nel metodo, nell’efficienza, nell’organizzazione. La gestione del San Carlo di cui è stato direttore generale viene ancora ricordata come un modello. Un fiore all’occhiello anche la gestione della sua azienda privata di riabilitazione. Per quanto appartenga a una fascia di borghesia agiata, ha dalla sua un’immediatezza di approccio con le persone da renderlo molto amato in tutti gli ambienti. Ha avuto la maturità e la forza di attendere nei momenti difficili che lo hanno portato a combattere battaglie giudiziarie che ha vinto con onore. Non ha bisogno di costruire carriere personali e concepisce l’amministrazione pubblica con un forte senso di giustizia sociale. Ha capacità di lavoro, di soluzione dei problemi. E un forte senso di squadra. Chi sta con lui ne subisce il fascino di leader

LA DEBOLEZZA: E’ stato un uomo chiave della gestione amministrativa del centrosinistra e lo accusano di praticare la politica per rancore e per senso di rivalsa. Chi non lo conosce bene può nutrire pregiudizi nei suoi confronti. Nelle discussioni pubbliche talvolta si accalora e attacca senza mezze misure. II senso dell’ordine può essere confuso con l’autorità. Gli avversari tendono a descriverlo come un estraneo della comunità potentina benchè qui viva e lavori da quarant’anni. E’ considerato un uomo col quale è difficile fare mediazioni e dunque complicato immaginare dialogo. E’ la seconda volta che affronta una battaglia elettorale. La prima alle scorse politiche, con i Popolari oggi rientrati nella casa del centrosinistra. Lui si difende affermando di essere indipendente e che è rimasto dov’era, contro il centrosinistra.

DARIO DE LUCA

LA FORZA: E’ senz’altro il più “mite” dei sei candidati alla carica di sindaco di Potenza. Il suo punto di forza sono i giovani, tutti  motivatissimi che lo sostengono. Difficile incontrare ultra - sessantenni ai suoi incontri. Si gioca la carta della freschezza politica e della professionalità. E’ stato capo dei vigili del fuoco ed è attualmente uno stimato ingegnere anche oltre i confini della Basilicata. Le sue esperienze professionali - lavorative gli hanno fatto guadagnare lo slogan: sicurezza e costruzione.

Ha dalla sua parte probabilmente una delle liste di candidati più forte in termini assoluti: quella di FdI - An che mette insieme candidati consiglieri uscenti molto popolari e protagonisti della vita sociale potentina insieme a un mix di professionisti appena 40 enni.

LA DEBOLEZZA: La mitezza, i toni pacati e la gentilezza nei modi e nelle parole  possono essere delle qualità vincenti ma anche un punto di debolezza in una campagna elettorale dove le urla non sono certo mancate. Il vero dubbio comunque rimane la squadra che lo sostiene. Pur essendo un candidato di centrodestra gli manca il sostegno del partito più forte della coalizione e cioè Forza Italia di Berlusconi che invece hanno scelto Michele Cannizaro.

Gli avversari poi gli contestano un asse, o meglio una simpatia, con il candidato sindaco del Pd, Luigi  Petrone. Critiche in tal senso  gli sono piovute contro dai “duri e puri” dell’altro centro destra. Da valutare poi in termini elettorali anche la partecipazione dell’ingegnere De Luca  ai progetti che riguardano la Sider di Potenza che è considerato un mostro ecologico dagli ambientalisti. 

GIUSEPPE DI BELLO

LA FORZA: Giuseppe Di Bello è l’uomo delle battaglie ambientali. Ed è certamente un ruolo che gli ha fatto guadagnare mola stima anche all’indomani della condanna per aver divulgato i risultati delle analisi dell’Arpab sull’invaso del Pertusillo, che si rivelò poi inquinato.

E poi tutta la battaglia sulla questione dell’acqua a Tito dopo la vicenda degli idrocarburi. Il tenente della polizia provinciale è uno strenuo oppositore di ogni attività petrolifera in Basilicata. Tutto sommato il suo programma è figlio della sua militanza, finita malissimo, nel Movimento 5 Stelle, tant’è che si trovano diverse assonanze. Di certo il suo profilo social è quasi esclusivamente dedicato alla battaglia contro l’oro nero. È lo stile Di Bello da sempre.

LA DEBOLEZZA: Se è vero o meno che la sua condanna vale come “medaglia al valore” non sta a noi giudicare, certo sta che tutto questo ha avuto un peso. Non è ben visto all’interno del movimento 5 Stelle, dal quale è fuoriuscito dopo aver praticamente vinto le primarie, salvo poi essere escluso da Grillo in persona. Da lì il Movimento è diventato il luogo della tirannia. Non è servito tanto a Di Bello, in piena campagna elettorale per le regionali, arrivare a sostenere la candidatura di Maria Murante e di Sel. Poi ha deciso di candidarsi con una lista propria alle amministrative mentre Sel va con il Pd, ma allo stesso tempo supporta, come hanno dimostrato alcuni eventi politici delle scorse settimane, la lista Tsipras per le europee. Insomma, c’è un po’ di confusione che di certo non giova. 

ROBERTO FALOTICO

LA FORZA: Sembra l’uomo che non perde mai la calma. E’ raro sentirlo urlare. Ha una lunga esperienza amministrativa e politica e dunque conosce bene i meccanismi della pubblica amministrazione su cui è difficile sorprenderlo impreparato.  Ha un apprezzabile senso dell’iniziativa, mettendo a frutto i rapporti con la pro loco e mettendo in campo anche eventi a forte valenza sociale. Ha combattuto battaglie giudiziarie negli anni passati dimostrando la sua innocenza e con lo stesso piglio oggi si difende dalla rimborsopoli lucana. Ha avuto la capacità di mantenere una sua isola politica nelle tempeste della trasformazione delle alleanze politiche. Il che può essere visto o come trasformismo o come astuzia da combattimento da uomo che conosce bene i meccanismi. In queste elezioni ha voluto a tutti i costi le primarie del centrosinistra che il Pd non ha voluto fare.

LA DEBOLEZZA: Sono molti anni che fa politica e, benchè abbia 52 anni, viene percepito come un “vecchio” del sistema di potere con tutto quello che ha significato nei decenni la politica in Basilicata. Ha cambiato schieramenti e questo gli vale l’accusa di incoerenza. Uscito dal consiglio regionale per le regole dell’incandidabilità degli indagati è passato “col nemico”, schierandosi nelle primarie a favore del futuro governatore Marcello Pittella. Il Pd lo considera un intruso, un nomade della politica e gli ha disconosciuto il diritto a rivendicare le primarie in questo turno amministrativo. Particolarmente agguerrito contro di lui l’apparato a sostegno di Petrone che si muove per scongiurarne ogni possibilità di vittoria che sarebbe vista come un’avanzata delle milizie pittelliane alla conquista anche del capoluogo.

SAVINO GIANNIZZARI

LA FORZA: Il fatto di essere un Vigile del Fuoco fuori dal sistema di potere può rappresentare in un certo senso una garanzia. Giannizzari è conosciuto in città, lo si è visto soprattutto alle Primarie aperte del Movimento 5 Stelle per la scelta del candidato sindaco. Incarna in tutto e per tutto l’uomo al di fuori dalle dinamiche della politica e non nasconde una breve infatuazione per Italia dei Valori del tempo che fu. E proprio su questa idea di “nuovo” ha puntato tutta la sua campagna elettorale. Giannizzari in effetti incarna bene il modus operandi del Movimento stesso, sfruttando soprattutto una comunicazione dal basso. Ed è uno dei pochi candidati, se non l’unico, ad aver discusso non solo di Ztl e centro storico, ma anche delle problematiche legate alle zone periferiche della città di Potenza.

LA DEBOLEZA: il difetto è quasi tutto nella comunicazione. L’immagine di Giannizzari come uomo contro le lobby politiche ed economiche della città a volte ha reso un po’ troppo fumosi i suoi interventi in occasione della campagna elettorale. La sua campagna elettorale è costellata anche da uscite “aggressive” anche se dalle altre parti non regna di certo il fair play. Probabilmente però l’unica cosa che gli si può imputare è l’esperienza. Soprattutto in una città che si porta dietro un debito consistente che dovrà essere amministrato con delicatezza nei prossimi anni. Qualche idea c’è già, ed è una drastica spending review amministrativa, ma non basta. Sembra più un proclama anti-casta che una proposta fattibile. Su questo punto chiarezza non c’è stata.

LUIGI PETRONE

LA FORZA: Parte con i favori dei pronostici.  La sua, è una famiglia storica della borghesia potentina e ha tanti estimatori soprattutto tra i notabili del capoluogo di Regione. Sulle sue qualità professionali e sulle competenze (è avvocato amministrativista) c’è poco da discutere.  A tutto questo il candidato sindaco scelto dal Pd, Luigi Petrone, unisce una cordialità rara, un modo di porsi garbato. Alle urla preferisce il ragionamento e il sorriso. Insomma rappresenta lo stereotipo del “perfetto” sindaco  che ogni 20 anni viene eletto a Potenza. Poi ci sono le questioni politiche. E’ il candidato scelto dai maggiorenti del Partito democratico cittadino: Roberto Speranza, Vito Santarsiero e Salvatore Margiotta. Su di lui tutto il Pd tranne qualche resistenza ha trovato la quadratura. Insomma  è l’uomo da battere anche per le 8 liste che lo sostengono. 

LA DEBOLEZZA: Vive il paradosso di essere il nuovo e il vecchio insieme. Il nuovo perchè di fatto l’avvocato Luigi Petrone non è mai stato in politica. E quindi paga in certi casi l’inesperienza. Allo stesso tempo è vecchio perchè è la scelta effettuata dalla classe dirigente del Pd  e dal sindaco uscente Vito Santarsiero. Insomma si gode le “delizie” di essere il candidato sostenuto da chi vince da 20 anni ma deve anche caricarsi la “croce” dei difetti di chi ha governato negli ultimi lustri.  Oltretutto non essendo un politico di vecchio corso con il cosiddetto “pelo sullo stomaco” ha iniziato la campagna elettorale senza mordente sugli attacchi ben indirizzati dagli avversari sul deficit del Comune di Potenza. Potrebbe soffrire inoltre il proprio stato sociale negli ambienti di sinistra che  ancora vivono la politica secondo le categorie della borghesia e dei ceti popolari.

 

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