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Preferenza di genere?
Troppo poco

Basilicata

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NADIA Guglielmo è  funzionario presso il consiglio regionale della Basilicata dal 2010. Candidata con il Pd a sostegno di Luigi Petrone si racconta così.

 Perché si accetta di cominciare un percorso politico?

«La ragione per cui ho accettato la proposta di candidarmi è da ricercare nella chiamata rivolta dal Pd alla società civile . Si è fatto leva sullo spirito di servizio che deve animare tutti i cittadini, in quanto tali, e, in particolar modo, quelli che, per formazione professionale  ed esperienza lavorativa, oltre che per età, possono fornire un nuovo punto di osservazione ed un contributo, anche qualificato, allo svolgimento delle attività consiliari».

 Che città è Potenza e che città vorrebbe diventasse?

 «Potenza non è affatto una città semplice. Chiusa e, per certi versi autoreferenziale, è una città che paga lo scotto di uno sviluppo rapido e caotico. Ma è una città piena di potenzialità, di crescita e di evoluzione, che deve riscoprire la sua antica identità, deve riconoscere, lei per prima, il suo attuale ruolo di città capoluogo e che deve individuare e puntare sulla sua vera vocazione, quella di diventare punto di convergenza e di coordinamento delle iniziative da e verso tutte le varie aree della regione».

Dove mettere l'attenzione più urgente: centro, periferia o hinterland?

«Il centro storico, le periferie e l’hinterland sono parte dello stesso sistema, e possono sopravvivere e crescere solo se sono pensate insieme, in un unico progetto di crescita, che necessariamente coinvolge i vari settori di intervento dell’amministrazione comunale, dai servizi primari a quelli amministrativi, dalla mobilità alla cultura».

Da avvocato amministrativista, conosce la macchina burocratica. Come alleggerire quella di un Comune?

«Credo che alcune soluzioni siano medicine salvifiche per ogni amministrazione.  La prima buona regola dovrebbe essere quella di semplificare, alleggerire e velocizzare molte pratiche amministrative eliminando oneri ed adempimenti superabili dall’uso delle nuove tecnologie, dalla trasparenza degli atti e dalla comunicazione tra le varie Amministrazioni. L’informatizzazione, infatti, mette a disposizione tantissimi strumenti per poter gestire le pratiche amministrative anche da casa».

Per Potenza, nei primi cento giorni, la nuova amministrazione dovrà?

«A mio avviso la scadenza dei cento giorni è un’invenzione mediatica di stampo prettamente propagandistico. Gli atti urgenti seguiranno comunque il loro corso e si impongono aldilà di ogni valutazione o scelta politica mentre i progetti sui quali si intende lavorare e che il candidato della coalizione, Luigi Petrone, ha proposto in questa campagna elettorale non si presentano come provvedimenti  tampone o spot ma come progetti con obiettivi e prospettive ben più ampi di un arco temporale di poco più di tre mesi. Le istanze raccolte hanno evidenziato una scala di priorità di intervento su taluni temi, ma siamo in animo di porre le basi, già nei primi mesi, a molti dei temi scottanti emersi: rivisitazione del piano della mobilità, quello dei rifiuti e del decoro urbano».

Ma servirà davvero il voto di genere?

«La mia opinione è che il voto di genere, così come è stato pensato, è un’opportunità monca. E’ un dato che i rappresentanti politici siano scelti, quasi totalmente, tra gli uomini e che le donne siano una sparuta minoranza, dimostrazione ne è la composizione del Consiglio comunale uscente e ancor più il Consiglio regionale che, nel corso della Legislatura passata e in quella attuale, non è riuscita ad esprimere un solo Consigliere donna. Senza voler indagare sulla cause per cui gli elettori, di entrambi i sessi, preferiscano gli uomini e avendo conoscenza diretta di tante donne, che, pur se di grande valore, anche politico,  non sono state elette, ritengo che quel gap avrebbe potuto essere colmato da un provvedimento legislativo più incisivo. La doppia preferenza di genere solo facoltativa, che verrà fagocitata nei giochi strategici da campagna elettorale, e la percentuale di legge di rappresentanza di genere nelle liste che non trova il suo riscontro speculare nella composizione del consiglio riduce, e ridurrà, di poco la distanza tra le due rappresentanze».

 

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