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Intervista a Pino Aprile
«Ecco perché al Sud avanza Grillo»

Basilicata

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È stato uno dei primi a profetizzare l'avanzata grillina nel Sud. E ora che mancano poche ore al voto, l'unica sua curiosità riguarda il modo in cui il Movimento Cinque Stelle gestirà un successo per lui scontato.

Lui è Pino Aprile, ex giornalista Rai e direttore di magazine ad altissima tiratura, ma soprattutto autore di libri di successo che provano a ribaltare la storiografia italiana post unitaria (il più famoso, “Terroni”, ha venduto oltre 250 mila copie). «Prima o poi i grillini conquisteranno il Parlamento – dice – e allora saranno problemi. Se resteranno un partito granitico assisteremo a un nuovo fascismo».

Dopo anni di voto filogovernativo il Sud si ribella. Come mai?

«Perché le risorse sono finite. Filogovernativo il Sud lo è sempre stato per quel tipico meccanismo che si crea nei rapporti tra il re e le colonie. Nelle quali il ceto medio che prospera gestendo i fondi, a patto che sia garantita la fedeltà al potere centrale.

Il sistema regge finché questa classe compradora è in grado di assicurare un'ampia clientela. Si tratta di un welfare di secondo grado che finché è alimentato funziona. Non è più così.

L'oro scarseggia e gli ascari perdono il loro potere. Ed ecco la ribellione».

Anche in passato il Sud ha avuto fenomeni ribellistici

«Ma oggi c'è una differenza fondamentale rispetto alle insorgenze del Dopoguerra. La popolazione del Sud è diventata finalmente consapevole. In passato, movimenti come quello che esplose in Sicilia con la rivendicazione dell'autonomia, come furono sterilizzati? Con la cessione dello statuto autonomo, vale a dire di porzioni di potere sul territorio in cambio della tutela degli interessi romani. Ma non siamo più a quel tempo».

Ed ecco Grillo, il nuovo Masaniello.

«In Grillo i meridionali vedono lo strumento per ribaltare la storia di questi ultimi decenni. Per rovesciare un sistema coloniale fondato su un potere mafioso. Questo sistema non è più in grado di soddisfare i bisogni primari della gente. E, mafia o non mafia, diventa il nemico.

Ed ecco il voto per Grillo. Il che non significa che sono diventati tutti grillini. È la rivolta del contado contro il castello».

E Grillo lo conquisterà il castello?

«Non c'è dubbio. Il Parlamento sarà suo.

I problemi per lui, e per noi, verranno dopo. Perché a quel punto io vedo due possibilità.

O il movimento si divide dando vita a espressioni più compiutamente politiche, di destra o di sinistra.

O resta coeso. In quest'ultimo caso si darà vita a un fenomeno che abbiamo già conosciuto. Il fascismo.

Insomma: se il movimento non si dividerà siamo fregati. Anche se, a dire il vero, fregati già lo siamo ora. Meglio, a questo punto, correre il rischio».

 

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