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Scopelliti, resa dei conti dopo il ko alle Europee
L'ex governatore cerca "traditori" dentro l'Ncd

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Sconfitto alle urne, tradito dalla sua gente, accoltellato alle spalle dai suoi colonnelli, abbandonato da chi, sino ad oggi, ha giovato delle sue fortune politiche. Giuseppe Scopelliti, “mister 70%”, non ce l’ha fatta. 

Il sogno di portare a Bruxelles il “modello Reggio” si è infranto sullo scoglio più duro per un politico: il dato delle urne . La sconfitta cancella le aspirazioni del governatore dimissionario della Regione Calabria che, dopo la condanna in primo grado rimediata al termine del processo sul “Caso Fallara”, aveva puntato tutte le sue fiches sulla scalata europea. La carriera dell’enfant prodige della politica calabrese è giunta ad un punto di non ritorno. 

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E’ giunto per Giuseppe Scopelliti il momento di tirare le somme ma, soprattutto, di analizzare il voto di domenica scorsa e cercare di capire cosa possa essere successo. Dove si è sbagliato, chi ha deciso di disinteressarsi, di non fare campagna elettorale, di non mantenere le promesse fatte. 

L’ex governatore si è chiuso nel suo fortino di Gallico. Non ha risposto al cellulare, nemmeno ai suoi più stretti collaboratori. Sui social è in silenzio elettorale da due giorni. Non si è fatto vedere nemmeno per un istante nella sede del suo comitato elettorale, ospitato nella sede reggina del Nuovo centrodestra sul Corso Garibaldi.
Qualcuno dice che sia volato a Roma per sfogarsi con Angelino Alfano, chiarire i contorni della vicenda con il senatore Gaetano Quagliariello: il primo sponsor dell’abruzzese Piccone che lo ha staccato di 500 voti, e chiedere più spazio dentro il partito. Chi lo conosce dice che parlerà, ma non subito, che si sfogherà ma non prima di essersi chiarito le idee.

La sconfitta è pesante. Nemmeno la sua città ha risposto. Reggio Calabria gli ha regalato 6660 voti ma all’appello della sua struttura elettorale ne mancano almeno duemila. La città dello Stretto ha voltato le spalle a Peppe Dj, non si è mobilitata per il sindaco della movida. La scoppola brucia, nonostante il suo Ncd nel reggino abbia staccato, con il 14,15% dei consensi, la migliore percentuale fra quelle delle cinque province calabresi. Oggi c’è chi si chiede cosa abbiano fatto i senatori eletti grazie alla strategia politica di Giuseppe Scopelliti o tutti coloro che hanno beneficiato, con posti di primo piano dentro e fuori la Regione, delle sue scelte.
A Vibo Valentia (13,24%) e Crotone (10,57%), dove hanno agito fra gli altri Alfonsino Grillo e il presidente della giunta facente funzioni Antonella Stasi, la candidatura ha retto ma non ha convinto fino in fondo.

Il meccanismo elettorale, invece, si è inceppato a Catanzaro e nella sua provincia. Qui Scopelliti, che avrebbe dovuto godere dell’appoggio importante di Claudio Parente e del senatore Pietro Aiello, si è dovuto accontentare. Nei seggi del capoluogo di regione, infatti, ha totalizzato solo 690 preferenze, cedendo il passo a Lorenzo Cesa.

In provincia di Cosenza, nonostante il 10% delle preferenze, qualcosa non ha funzionato. Antonio Gentile gongola, rileggendo i dati del suo partito in Calabria, ma sa di essere insieme a suo fratello Pino uno dei maggiori sospettati della debacle elettorale scopellitiana. Dalle urne della città bruzia è venuto fuori un dato inequivocabile. All’ex governatore regionale sono andati solo 419 voti, a Filippo Piccone ben 658. Il partito, nella casa elettorale di Gianpaolo Chiappetta e Fausto Orsomarso, non ha superato il 6,94% delle preferenze. A Corigliano, feudo di Dima, a Scopelliti sono andati solo 441 voti. I ben informati sono convinti che hanno pesato la scelta sulle dimissioni e quella sulla guida della giunta regionale in questa fase transitoria.

Gli “alfaniani” in Calabria sono andati oltre la doppia cifra, ma questo non è bastato. A Bruxelles ci andrà Lorenzo Cesa, il segretario nazionale dell’Udc. Il suo posto in parlamento a Roma sarà preso da Roberto Occhiuto e, in solo colpo lo scudo crociato, lancia Cesa al Parlamento europeo e ricuce lo strappo con il giovane politico cosentino che si era sentito tradito dopo l’esclusione dalla Camera dei deputati.

Giuseppe Scopelliti, che il partito l’ha fatto crescere regalandogli anche la deputazione più numerosa, raccogliendo 42218 preferenze non è andato oltre il terzo posto. In campagna elettorale erano ben più alte le cifre attese. 

Davanti a lui si è piazzato Filippo Piccone, il candidato abruzzese che lo ha staccato di 545 voti. L’ex sindaco di Celano, sponsorizzato da Gaetano Quagliariello, aveva stretto un accordo elettorale con Giuseppe Scopelliti. I numeri, però, dicono che qualcosa non ha funzionato. In Calabria, infatti, il senatore del Nuovo centrodestra ha raccolto 9591 preferenze. L’ex sindaco di Reggio Calabria, invece, dall’Abruzzo è uscito con le ossa rotte raccattando solo 270 voti. Lo stesso è successo nelle altre regioni della circoscrizione meridionale nelle quali Scopelliti ha raccolto solo delusioni.

Ora si è aperta la caccia al “traditore” e un partito appena nato rischia di patire una scossa mortale. E su Twitter, dove c’è anche chi lancia l’hashtag #scopellitiseifinito, Renato Meduri: grande vecchio della destra reggina molto vicino a Giuseppe Scopelliti, non si trattiene e rende palese il retroscena del momento: “Confesso di essere molto amareggiato per la sconfitta di Scopelliti alle Europee. E’ stato tradito da molti presunti amici calabresi e reggini”.

Intanto c'è qui guarda al futuro come Antonio Gentile che da coordinatore del partito commenta che «In Calabria l’area di centrodestra ha tenuto, se si considera che la somma complessiva dei voti è di poco inferiore alla coalizione tra Pd e Tspiras. Alle amministrative abbiamo conquistato Montalto Uffugo e possiamo vincere a Rende, i due unici comuni a doppio turno, e vinto in diversi centri importanti delle cinque province» e lancia il discorso sulle prossime regionali: «Credo sia opportuno iniziare a fare una riflessione per le prossime elezioni regionali, che quasi certamente si terranno in autunno e che devono vederci preparati con un candidato unitario e un programma che non sia la ripetizione liturgica di enunciazioni sterili». 

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