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Petrone, chi era costui?
La metamorfosi dell'avvocato

Basilicata

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IMMANCABILE giacca e cravatta, dai toni scuri e mai eccessivi.  Dalla mattina presto fino a tarda sera. Le indossa da sempre, l’avvocato Petrone. Dal suo ingresso nel foro, molti anni fa, alla sua nuova vita.  Così si sente a suo agio, soprattutto da quando ha lasciato la sua seconda casa, lo studio in piazza XVIII Agosto, per incontrare la piazza e i suoi concittadini. In un mese la metamorfosi. Una toga di successo, un amministrativista senza la retorica e la faccia tosta di un penalista, figlio di un nome che ha lasciato tracce a Potenza, ma per la politica un “cavaliere inesistente”. Petrone, chi era costui?. Se ne stava nel suo studio ad ascoltare clienti, seduto dietro la sua scrivania, ora si trova dall’altro lato, affianco a loro. Non per caso, ma per una scelta convinta, a suo dire, da uomo libero.  Nel giro di due mesi la sua vita ha subito una vera e propria rivoluzione copernicana passando dall’orario di studio e dalle cancellerie del tribunale, a giri per contrade, piazze, vie, palazzi, comitati, ristoranti senza orario e con poche certezze.

Si racconta di un Luigi alquanto sorpreso, all’inizio della campagna elettorale, nel vedere tanta gente recarsi all’inaugurazione di comitati o iniziative elettorali ed esclamare “Uh quanta gente. Ma non potevano starsene a casa?”. Non per scetticismo nei confronti della politica, ma per il non esser  abituato a frequentare determinati ambienti, stringere mani e presentarsi come volto nuovo, lui che da anni è uno stimato e riconosciuto professionista di Potenza.

Con il tempo e il moltiplicarsi delle sue uscite, l’avvocato ha iniziato persino a divertirsi,  prolungare la sua presenza serale, nei diversi incontri, intrattenendosi con tutti e accettando proposte di cena e tavolate, soprattutto se accompagnate da prodotti genuini dell’orto. Sì perché tra le sue passioni si scopre la botanica e la vita agreste, nonostante la sua provenienza nobil-familiare faccia pensare a tutt’altro.

In queste settimane molte delle abitudini sono finite per diventare retrò. A partire dalla sua inseparabile borsa da lavoro. Molti notarono al Teatro Don Bosco, il giorno di presentazione delle liste, la borsa accanto alla poltroncina sul palco. L’ha ormai lasciata allo studio. D’altronde sarebbe di ingombro tra abbracci o microfoni da stringere. Altro “vizio” superato in parte, o ridimensionato: la pipa. Abituato a fumarla comodamente nel suo studio ascoltando il concerto n.21 di Mozart o l’Imperatore (concerto n.5) di Beethoven, isolandosi da tutti e chiudendo l’Iphone, in questi mesi spesso ha dovuto rinunciarvi per l’agenda elettorale. Ma si sa, per un fumatore è difficile smettere di fumare in pochi giorni. E così è passato alla tradizionale pipa ad una fugace sigaretta, più di una.

Tra i punti fermi, invece, ce ne uno che non ha subito alcuna variazione o trauma: l’attenzione ricevuta e donata alla sua famiglia. Sempre presenti durante la campagna elettorale. A partire da suo figlio, Potito. Colonna del comitato elettorale e spesso padre dello stesso Luigi. Poi le due figlie, Iole e Lidia. Anche se sempre presenti fisicamente, non hanno mai smesso di incoraggiare il padre, come i nipotini. Infine la moglie Mariassunta, sempre presente e al suo fianco. “Compagna di viaggio”, come lui ha scritto nella sua pagina facebook, dedicandole un pensiero pubblico tanto da farla commuovere.  Lei lo chiama “Lu” è non ha mai perso un suo appuntamento elettorale.  Anche l’ultimo, quello al Cincillà per la festa di chiusura, dove avrebbero fatto da apripista scatenandosi in più balli. Cose da non credere, per molti. Eppure è successo. Da una vita tranquilla, borghese, metodica si è ritrovato, l’avvocato, catapultato in un’altra fatta di continue evoluzioni e cambiamenti. Un po’ come la canzone di Vasco Rossi che spesso cita e di cui è attento “fan”. Ha deciso di intestarsi una battaglia, quella del cambio di rotta con il passato, riprogrammando le sue abitudini. Lo ha dimostrato battendosi per liste rinnovate e giovani. Impuntando i piedi con voce ferma, e poco sopra le righe, e toni garbati da “gentiluomo”, come molti lo definiscono. Pare non l’abbia turbato approcciarsi ai social network. Anzi ne ha richiesto user e password per scrivere o curiosare.  Non l’hanno turbato gli attacchi e i confronti pubblici, spesso davanti le telecamere. Cosa, quest’ultima, a cui di certo non era avvezzo essendo un avvocato amministrativista. Infine non l’ha turbato l’opinione di molti per il suo tono di voce basso e mai aggressivo.  Anzi ne ha voluto fare un suo tratto distintivo, respingendo la parola “mite” e rifiutando, categoricamente, di fingersi altro pur di battere gli avversari.

L’8 giugno sarà per l’avvocato un giorno più che particolare. Il giorno della svolta o del ritorno alla normalità. L’ha ribadito infatti più volte di non aspirare ad alcuna carriera politica. In entrambi i casi siamo certi che l’8 giugno, comunque vadano le cose, sarà tranquillo, indosserà la giacca e cravatta, stringerà tra l’indice e l’anulare, della mano sinistra, la sigaretta, e terrà sotto il braccio destro quello della sua Mariassunta. 

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