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Speranza: Dal Nazareno al ballottaggio
l’obiettivo è vincere

Basilicata

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POTENZA - Dalla gioia per il risultato alle europee vissuta in prima linea nella notte tra domenica e lunedì scorso al Nazareno alla sfida per il ballottaggio di Potenza: «Serve ancora il massimo sforzo. Dobbiamo raggiungere l’obiettivo e cogliere questa straordinaria opportunità rappresentata dalla candidatura di Luigi Petrone». 

Roberto Speranza, capogruppo del Pd alla Camera dei deputati e leader nazionale dell’Area riformista, analizza lo «straordinario» risultato del partito e di Renzi alle elezioni scorse e parla a 360 gradi delle dinamiche lucane e delle prospettive da rilanciare nel breve a livello di partito e di governo regionale. Senza dimenticare di parlare del proprio rapporto personale e politico con Bersani, con la sinistra del Partito democratico e con la necessità di unità del Pd di Basilicata. 

In un anno il Pd è passato dalla sofferenza della sconfitta di Bersani alla gioia del Nazareno con Renzi. Come ha vissuto questi due momenti così diversi?
«Oggi siamo di fronte a una vittoria incredibile del Pd. E’ stato bellissimo vivere quella notte al Nazareno, poche notti fa, con Matteo Renzi e con il gruppo dirigente. Una grande soddisfazione vedere come un pezzo larghissimo di italiani ha scelto di stare con noi in questo scontro tremendo. E’ stata un’emozione bellissima». 

Se l’aspettava?
«E’ evidente che i sondaggi ormai non riescono a prevedere movimenti elettorali che sono incredibili. Il dato significtivo è come sia cambiata la percezione di voti degli italiani. Un partito che non esisteva da un anno all’altro è arrivato al 25 per cento. Parlo dei grillini l’anno scorso. Noi invece, abbiamo recuperato 16 punti percentuali in un anno». 

Ma 12 mesi fa...
«La sconfitta del 2013 è stata durissima perché eravamo tutti molti ottimisti e credevamo che il Pd potesse essere il perno intorno al quale costruire una stagione nuova nel Paese. Oggi, un anno dopo, con una nuova maggioranza parlamentare -perchè una maggioranza vera non è uscita nel 2013, (c’era alla Camera ma non al Senato come è noto) - ci troviamo con un voto elettorale che sostanzialmente legittima la guida politica del Pd al governo.

Ma cosa è cambiato nel frattempo da permettere questo exploit?
«Bisogna leggere le cose. Io sono convinto che Bersani, quando nel 2013 ha sfidato i grillini dicendo “venite a sporcarvi le mani con noi” e loro invece hanno preferito salire sui tetti come hanno continuato a fare per mesi, ha dato inizio al declino del M5S e di Grillo. Tanta gente che li aveva votati, perchè portassero avanti il cambiamento, alla fine invece hanno visto solo una manifestazione di rabbia e di protesta che non serve a nulla. Per cui credo che proprio la mossa di Bersani li ha smascherati e li ha fatti percepire non più come una forza di rinnovamento, ma come una forza di protesta che serve solo a congelare i voti e non a trasformarli in azione di governo e di cambiamento vero come noi oggi stiamo provando a fare realmente». 

C’è stata anche una metamorfosi del Pd però...
«Non c’è dubbio. Il Pd in questi mesi è molto cambiato. C’è un nuovo gruppo dirigente. C’è stato un congresso. Esiste una nuova generazione in campo che ha tanti ruoli di responsabilità e prova insieme a costruire il Pd come nuovo perno del Paese. Se la dovessi dire giornalisticamente direi che il messaggio di queste elezioni è che il Pd è il partito della nazione e il partito del Paese. Siamo la vera forza politica su cui si appoggia l’Italia. Il Pd è il vero partito nazione». 

Quindi da partito regione Speranza ora sta in un partito nazione?
«In effetti verrebbe da fare una battuta. Essendo io abituato al partito regione mi trovo bene in una dinamica in cui c’è il partito nazione (ride ndr). Ma parlando sul serio con più del 40 per cento oggi il Pd rappresenta gli italiani in maniera trasversale e in tutti i territori». 

Si attribuisce dei meriti personali in questa crescita?
«Come è noto io sono stato uno di quelli che ha favorito la staffetta Letta - Renzi. In quel momento c’è stata una nuova generazione che insieme a me ha spinto per fare la staffetta e che poi ha dato vita ad area riformista. Io in quelle fasi percepivo che con Renzi premier l’argine delle forze democratiche era più forte e più alto rispetto alla sfida del populismo di Grillo. In questa stagione quindi io mi trovo molto bene. E’ chiaro che anche con differenze e con culture politiche che non sempre sono esattamente le stesse, oggi, il tema di fondo è la tenuta democratica del Paese. Da questo punto di vista la vittoria del Pd e il risultato stratosferico in termini numerici a cui Renzi ha portato il partito testimonia una tenuta enorme. In questa funzione oltretutto mi trovo benissimo. Trovarmi a 35 anni quale capogruppo della Camera di un gruppo di 300 deputati sinceramente è una cosa bellissima. Non so fino a che punto venga percepita in Basilicata». 

Al netto del ruolo parlamentare ha anche un ruolo politico molto importante interno al Pd. Come vive questa doppia funzione?
«Con responsabilità ed entusiasmo. Tutto è nato nel momento in cui è stata fatta l’operazione Letta, Renzi. In pratica abbiamo messo la generazione dei trenta-quarantenni che arrivano dalla sinistra ma anche sensibilità più spiccatamente popolari come Gasbarra o De Micheli in una prospettiva di autonomia e lealtà. Da allora c’è un movimento che mi percepisce come un riferimento. Questo mi fa piacere perchè al netto del ruolo istituzionale questa nuova area riformista è posizionata in maniera corretta sul piano dell’autonomia e della lealtà di partito». 

Quanto è importante quest’area politica in un momento in cui il Partito democratico di Renzi viene percepito molto moderato e quasi democristiano?
«Credo sia fondamentale. Il Pd ha un senso se tiene insieme culture politiche diverse. C’è la cultura cattolico democratico e c’è la cultura della sinistra italia. Ovviamente l’operazione di Area riformista, in cui ribadisco fanno parte anche personalità che provengono dalla tradizione democristiana, è il tentativo per affermare che il congresso è finito e che si è aperta una nuova stagione in cui è necessario la fedeltà a Renzi ma anche l’affermazione di punti di vista diversi che su alcuni temi siano anche più marcati». 

Un esempio?
«Io spero che Renzi oggi utilizzi questa forza per invertire il ciclo del rigore che c’è in Europa. Un ciclo che ci ha portato al disastro». 

Un passo indietro. Ha parlato del suo ruolo nell’operazione staffetta tra Letta e Renzi. Quell’operazione, come è noto, aveva suscitato freddezza da parte di Bersani e D’Alema. Lei però è andato avanti. Oggi come è il rapporto tra lei e Bersani?
«Straordinario. Bellissimo. Io considero Bersani un riferimento importantissimo. E’ una persona a cui sono legato da un affetto vero, umano e politico. E’ senza dubbio la persona alla quale devo di più e a cui vorrò sempre bene nella maniera più assoluta». 

Quindi anche se Bersani non ha condiviso in pieno la scelta di Renzi premier...
«In quella fase c’era una valutazione politica diversa. E’ legittimo. Ma il rapporto umano di stima non è mai stato in discussione. Io gli voglio bene e lui è sempre generosissimo quando ho bisogno di un consiglio. E’ una persona che mi sta sempre vicina. Devo dire inoltre che quando Pierluigi ha avuto quel malore molto serio ho riscontrato in giro un affetto straordinario nei suoi confronti. Quando tornavo a Potenza, persone comuni mi fermavano per strada solo per chiedermi come stesse Bersani. Siamo legati da un affetto profondissimo e lui rappresenta la buona politica. La politica delle persone per bene». 

Renzi e l’Europa. Quali sono le sfide?
«Ha una sfida di fondo che sta vincendo che è quella di riconnettere i cittadini alla politica. Questo è il suo merito principale. Dopo una fase di disconnessione in cui i cittadini percepivano i partiti come il nemico ora con lui questa rapporto si sta ricucendo. Penso che oggi deve aiutarci a cambiare l’Italia prima di tutto facendo le riforme istituzionali. Dobbiamo avere il coraggio di andare avanti sul Senato e sulla legge elettorale per portare a casa i risultati. Poi abbiamo bisogno di accelerare sull’Europa invertendo il ciclo del rigore. Per troppo tempo si è pensato che il risanamento pubblico bastasse per far ripartire l’economia. Invece questa operazione ha finito per togliere l’ossigeno alle famiglie e ha provocato un disastro». 

Il governo Renzi è quindi destinato a durare?
«Io credo di sì. Alla fine questo voto del 41 per cento al Pd è un voto attribuito dai cittadini per cambiare l’Italia. E siccome noi abbiamo i numeri in Parlamento li dobbiamo utilizzare. Questo voto cioè, significa: “Andate avanti e fate le riforme che servono a partire da quelle istituzionali”. Dobbiamo avere la forza di spingere proprio su questo tema». 

Dinamiche politiche lucane. Gianni Pittella ha ottenuto oltre 230 mila vota alle europee. Si aspettava un risultato così rotondo?
«Sì. Gianni in questi anni ha dimostrato di essere indubbiamente l’eurodeputato che meglio e in maniera puntuale e capillare ha svolto il lavoro di rapporto con i territori del Mezzogiorno. Questo è un risultato molto bello e positivo che ci fa inorgoglire. E’ un risultato su cui tutti ci siamo spesi, alla luce del sole». 

Il Pd lucano quindi ha risposto unitariamente nonostante le immancabili frizioni interne?
«Sì. Lo abbiamo votato tutti. Io avevo dato un’indicazione di voto in tutto il Mezzogiorno su “Paolucci, Pittella, Picierno”. E siamo stati tutti uniti su Gianni : non è scontato che una regione come la Basilicata elegga un proprio deputato europeo. Non è facile. Noi invece abbiamo la fortuna di farlo da molte legislature e Gianni è una personalità di profilo alto. Penso che il suo risultato sia un fatto positivo e un patrimonio per tutti noi e per la Basilicata». 

Questo risultato di Gianni Pittella può aiutare a trovare l’unità nel Pd lucano considerato che il presidente della giunta regionale, Marcello Pittella, deve affrontare sfide complicate per la Basilicata?
«Mi auguro di sì. Abbiamo svolto delle Primarie molto dure e difficili e poi siamo riusciti a riunirci. E dopo esserci riuniti abbiamo avuto un successo eccezionale nel 2013 alle regionali e ora un altro alle europee e amministrative. Mi auguro quindi di vincere anche a Potenza come mi pare possibile. Spero quindi che il Pd lucano riesca a trovare unità sulla politica naturalmente. Sulla capacità di costruire una strategia di sviluppo per la Basilicata». 

Intanto a Potenza il Pd è riuscito a esprimere un candidato sostanzialmente unitario e parte favorito al ballottaggio del prossimo 8 giugno...
«Sono molto contento del risultato ottenuto da Petrone e questo dimostra che lui è la persona giusta. Abbiamo fatto una scelta importante che i cittadini potentini hanno compreso. Hanno capito che era un’opportunità da non perdere. I potentini hanno capito che un sindaco così difficilmente lo ritroveranno. Luigi Petrone per me rappresenta una grande opportunità per Potenza». 

Al netto del candidato sindaco, come valuta complessivamente il risultato elettorale nella sua Potenza?
«Sono molto soddisfatto del risultato del primo turno. Anche del risultato delle liste. Tra l’altro c’è stato un rinnovamento importante con giovani eletti preparati e competenti. Sono entusiasta per molti motivi». 

In effetti sono molto vicini a lei politicamente diversi nuovi consiglieri comunali tra cui Iudicello, Nardiello, Andretta, Meccariello, Blasi e Sileo. Ma tornando al Pd lucano che vive ancora qualche fibrillazione cosa si deve fare?
«Lavorare all’unità. E l’unità si fa sulla politica. Io spero si possa condividere nella maniera migliore un progetto di cambiamento e di rilancio». 

Archiviata una tornata elettorale che ha mostrato un Pd al 40 per cento e oltre, ora non c’è il rischio di poter fare solo peggio?
«Io penso che si può sempre migliorare lavorando bene quotidianamente a contatto con i cittadini. Noi comunque abbiamo un grande tema in Basilicata». 

Quale?
«Siamo al governo e lo siamo da molti anni. Io ancora incrocio una grande domanda di governo e di capacità di risolvere i problemi dei cittadini. Io su questo credo che il Pd, tutto insieme, deve trovare risposte possibili. Nell’azione amministrativa nei comuni, nell’azione del governo regionale. Abbiamo bisogno di far capire che siamo ancora lì per risolvere i problemi della gente. Abbiamo bisogno di dare un segnale sui grandi nodi. Nei prossimi giorni, per esempio, si riapre la partita petrolio. Quella è una partita in cui i gruppi dirigenti regionali, tutti uniti, devono fare un lavoro a sostegno di un nuovo patto tra Stato e Basilicata. Quella è una sfida decisiva nella quale non possiamo permetterci di andare con distinguo o dinamiche nostre che difficilmente potrebbero essere comprese dalla popolazione».

 

 

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