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«Eleggetemi, sarò sindaco fuori dal coro»
Dario De Luca comincia al corsa all'8 giugno

Basilicata

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POTENZA - «Nessun apparentamento», in vista del ballottaggio del prossimo 8 giugno. Dario De Luca lo ribadisce con forza nella prima conferenza stampa che segue al voto del primo turno, convocata ieri mattina nel comitato elettorale di viale Dante. «Non mi interessano accordi di questo tipo. Continuerò a propormi con il candidato sindaco libero dai soliti schemi politici», dice tirandosi dietro l’applauso dei suoi. Ma non sarà una corsa con un risultato già scritto. «Mi batterò per vincere», aggiunge con grinta, e «se dovessi essere eletto  sarò un sindaco fuori dal coro della politica e dal coro del potere». Poi prosegue, rispondendo alle domande dei giornalisti che gli chiedono se, in caso di sconfitta farebbe un passo indietro a favore di Alessandro Galella, primo dei non eletti della lista di Fratelli d’Italia, che nonostante le 502 preferenze ottenute non è riuscito a entrare in Consiglio: «No. Non mi dimetto. In caso di sconfitta sarà consigliere di minoranza, impegnato in una seria opposizione che da tempo è mancata in città. Tra le cause dei guai di Potenza c’è anche questo. Galella è un punto di riferimento nella nostra coalizione. Ma io non tradirò la fiducia che è stata riposta in me dagli elettori. Continuerò la battaglia dall’interno delle istituzioni, portando avanti quei valori di cui mi sono fatto interprete». Ovvero: trasparenza, onestà, competenza, buona amministrazione. Principi questi che sono alla base della proposta politica con cui l’ingegnere potentino intende sfidare l’avversario del cantrosinistra. «Non che Petrone non sia una persona per bene - spiega meglio - Anzi lo stimo e sono sicuro che, in caso di elezione, sarà un buon sindaco per Potenza. Ma, la questione resta un’altra. «Dietro Petrone c’è quell’apparato di potere che ha determinato il disastro della città». Insomma, quello che De Luca avrebbe in più rispetto al suo avversario, è la libertà e l’indipendenza di un amministratore «in campo per il solo bene del capoluogo». Nessun equilibrio da far quadrare, nè imposizioni da dover rispettare. «E’ questo lo scotto che ha pagato Santarsiero», dice e fa un esempio: «Se io fossi stato il sindaco di una città ridotta con l’immondizia per strada, avrei chiamato la stampa locale e nazionale per denunciare che gli interessi che ci sono intorno al piano dei rifiuti della Regione. L’ex primo cittadino questo non ha potuto farlo, per non mettersi contro gli uomini del suo stesso partito».

E lo dice ancora una volta: tra i primi impegni assunti, in caso di elezione, «quello di andare dal presidente Pittella per rivendicare l’aiuto di cui Potenza ha bisogno per risolvere il grave dissesto finanziario». 

E a chi gli chiede come sarebbe per lui possibile essere alla guida di un Comune con un Consiglio formato per lo più dai candidati che hanno sostenuto Petrone, risponde: «Innanzitutto si tratta di una possibilità prevista dalla legge. In secondo luogo ho avuto modo di conoscerli in questa campagna elettorale. Tutti partiamo dal presupposto che il capoluogo di Regione ha bisogno di una vera e propria rinascita.

Io credo che su questo non ci siano differenze politiche che tengano. Sono sicuro che non troverei ostilità e che insieme potremmo garantire una buona  amministrazione, guardando solo al bene collettivo». Sull’eventuale ingresso di esterni in Giunta, chiarisce pure:  «Non mi interessano le categorie, interni o esterni. Mi baserò solo su onestà, competenza e concretezza».

marlab

m.labanca@luedi.it

 

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