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Il riformismo del Pd
in consiglio comunale

Basilicata

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POTENZA - Tecnicamente la sinistra, quella che ha ancora si chiama così tra simbolo e nome della lista, è rimasta fuori dal consiglio comunale. Certo, una coalizione si misura non soltanto nella composizione del consiglio, nel numero delle postazioni istituzionali coperte. Allora che maggioranza sarà? Quanto centro e quanta sinistra? Quanto spirito (e spinta) riformista?

«C’è una componente riformista molto forte nel prossimo consiglio». Giampiero Iucidello, primo degli eletti e segretario cittadino del Pd, non guarda solo ai democratici - il gruppo più numeroso - approdati già con certezza a Palazzo di città. Ma rispondere alla domanda su quale anima prevarrà nella parte maggioritaria del consiglio, significa anche fare il punto sullo stato di capacità di mediazione e sul livello di integrazione del partito a livello cittadino.

Nonostante Potenza debba ancora confrontarsi con il ballottaggio (in corsa il candidato sindaco di centrosinistra, Luigi Petrone, e quello dello schieramento opposto, Dario De Luca), la città ha già il consiglio comunale quasi al completo. Maggioranza in aula alla coalizione che sostiene Petrone, che ha raccolto con otto liste più del 50 per cento delle preferenze. In quel gruppo di amministratori ci sarà molto centro e molta area dem. «Ci sarà molta anima riformista», ripete Iudicello.

«La parte riformista del prossimo consiglio comunale è testimoniata dall’esperienza e dalla storia di molti degli eletti. Basta guardare agli eletti del Pd, o anche ai primi per preferenze della lista Socialisti e Democratici».

Guardando a casa, Iudicello non si riferisce solo a se stesso, il più votato in assoluto, cresciuto alla scuola “postcomunista”. Orizzonte simile per Gerardo Nardiello, secondo degli eletti e figlio dell’ex consigliere regionale del Pdci, Giacomino. Percorso e provenienza socialista per Angela Blasi, figlia dell’ex assessore Salvatore: entrerà in aula in caso di vittoria di Petrone.

«Ma non solo. Anche tra i non eletti c’è questa storia, questa declinazione». Mediare, però, non sarà più un problema.

«Davvero, il Pd, l’area democratica in generale, ora è molto distante da quello scenario di litigiosità e spaccatura con cui ci mostravamo. Il Pd, almeno su Potenza, ha saputo dare grande prova di unità e integrazione negli ultimi tempi».

Lo racconta anche riprendendo il ruolo di segretario: guida il partito di Potenza dall’ottobre 2010. Da allora, dice, le cose sono cambiate un bel po’. «In meglio, con lo sforzo di tutti».

«Questa voglia di unità proprio nell’ultima campagna elettorale è stata evidente. Di più, è stata la forza del percorso fatto, dalla scelta della candidatura a sindaco di Luigi Petrone, al risultato ottenuto nelle urne. E per cui ora serve ancora uno sforzo collettivo».

Insomma, «il Pd è un partito di centrosinistra». Un po’ di più senza il trattino.

«Abbiamo superato divisioni, forzature». Hanno superato da un pezzo, spiega,  la fase “democratici contro quelli di sinistra e viceversa”.

«Siamo un partito unito, in cui vige un impegno di coesione. E sono i numeri a dimostrarlo. Basta guardare ancora una volta al primo risultato elettorale di queste amministrative potentine. Abbiamo retto, anzi abbiamo fatto molto di più che reggere. E questo, nonostante scissioni e divisioni già date per certe, nonostante il “pericolo” Falotico (l’ex assessore si è candidato a sindaco sostenuto da una parte di centrosinistra, ndr)».

«Ecco, questo siamo. Un gruppo variegato per storie ed esperienze, ma pronto a lavorare in modo unitario per la città», anche oltre la sigla Pd. Il riformismo locale passa da qui.

s.lorusso@luedi.it

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