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«Petrone? Avevamo visto giusto»
L'ex sindaco di Potenza torna a parlare

Basilicata

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POTENZA - Vito Santarsiero ha subito attacchi e critiche in campagna elettorale come fosse il candidato sindaco e non quello uscente. E si è un pò defilato. Ma a risultato del primo turno acquisito e a pochi giorni dal ballottaggio prende la parola.

Santarsiero, lei ora potrebbe dire io “l’avevo detto”. E prendersi i meriti. Ma al netto di quella che può essere la soddisfazione personale, come giudica i risultati elettorali del 25 maggio?

«Il voto di domenica ha confermato la bontà della scelta e la qualità di Luigi Petrone. Ha rappresentato un riferimento certo sia per gli elettori della sinistra, sia per quella vasta area di elettori moderati e di chiare radici cattoliche democratiche. Petrone ha offerto una visione seria e alta della politica, lontano da interessi, fatta contemporaneamente di autonomia, di ascolto, di dialogo, di fermezza sui valori fondanti, di attenzione ai problemi veri della città di Potenza.

E un giudizio più complessivo sul voto?

«Il 46 per cento del voto alle liste esprime chiaramente che a Potenza come a Roma, e nel resto del Paese, il centrosinistra e il Pd in particolare esprimono l’unica area politica in grado di guardare al futuro, di affrontare e risolvere i problemi delle nostre istituzioni, di attuare veri cambiamenti e a realizzare un reale ed equilibrato progetto di sviluppo dei nostri territori».

Un cambio di prospettiva dal campo dei vincitori a quelli degli sconfitti. Crede che chi ha perso ha commesso più errori di chi ha vinto? O c’è dell’altro?

«Il voto secondo me ha bocciato chi ha voluto una campagna elettorale di scontro e di rancori. I cittadini non hanno premiato chi invece di ripiegarsi nel duro lavoro di riflessione sulla città ha pensato di dover dare altri tipo di risposte. Abbiamo molto parlato di primarie, non saprei chi aveva torto o ragione. Ma quelle vere, non quelle delle prove muscolari o organizzative, si sono svolte il 25 maggio e con un esito assolutamente chiaro».

Ma primarie o non primarie, ora c’è ancora il secondo turno. Non ci sono apparentamenti nè da un lato e nè dall’altro. Negli ultimi giorni però ci sono state aperture da parte di Petrone verso l’elettorato di Falotico. Lei come la vede in tal senso?

«Spero, e in cuor mio ne sono convinto, che gli elettori e i candidato di Roberto Falotico, essendo fondamentalmente uomini del centrosinistra, si riconosceranno tutti in Petrone. Sono convinto che riprenderanno con il Pd e partiti del centrosinistra il loro cammino ed impegno politico».

Intanto però, al netto di chi sarà il prossimo sindaco, dalle urne emerge un grande rinnovamento...

«Quello che viene fuori è un Consiglio comunale di qualità con tanti giovani e donne che porteranno freschezza e nuova linfa unitamente a presenze che garantiscono esperienze e profonda conoscenza dell’amministrazione. Devo dire però che complessivamente, con Luigi Petrone candidato sindaco, abbiamo avuto liste di grande qualità e credo bisogna ringraziare tutti i candidati scesi in campo con spirito di servizio e amore per la città di Potenza».

Petrone in un recente incontro ha detto che anche i non eletti sono una ricchezza. E’ dello stesso avviso?

«Assolutamente sì. Nessuna di queste energie deve essere abbandonata. Sono certo che il Partito democratico e gli altri partiti del centrosinistra sapranno valorizzarle e coinvolgerle. A mio avviso tutte queste nuove forze rappresentano già l’ossatura, l’embrione della nuova classe dirigente e della nuova stagione del Pd e del centrosinistra della nostra città».

Ma a suo modo di vedere qual è stata la più grande novità di questa tornata elettorale?

«Volendo semplificare ciò che mi ha colpito maggiormente è il fatto che si è messo in campo più cuore che cervello e credo che la nostra città ha bisogno proprio di tanto cuore e di tanta passione».

Al netto delle questioni elettorali. Lei oggi è consigliere regionale dopo essere stato il sindaco delle ultime due consiliature. Come si salva Potenza e come salva  il ruolo di città regionale?

«Le azioni e i grandi cambiamenti avviati dal governo Renzi ci chiamano a dover pensare a un nuovo ruolo della città. Non si sarà più città di servizio per la sola presenza di importanti strutture di servizio. Saremo città di servizi, invece, nella misura in cui sapremo sempre più fare nostri e radicare sul territorio i temi dell’innovazione, della ricerca, della nuova infrastrutturazione sociale. Saranno determinanti in tal senso i fondi europei e il ruolo dell’ente Regione Basilicata».

Ma la Regione cosa può fare oltre al “salva Potenza”?

«Credo molto. Il presidente della giunta regionale, Marcello Pittella nelle prossime ore saprà sicuramente far sentire il proprio sostegno al programma di Luigi  Petrone che dovrà essere poi sostenuto anche in Consiglio regionale. In tal senso è significativo quanto già successo con la finanziria regionale. Sia con il contributo dato alla città di Potenza sia, soprattutto, con l’indirizzo voluto dal Partito democratico con in primis il capogruppo Roberto Cifarelli, di riconoscere con legge il ruolo delle due città capoluogo e il sostegno della Regione alla funzioni fondamentali che Potenza e Matera svolgono».

Lei non riesce a non sentirsi sindaco o meglio a non sentirsi dalla parte dei Comuni. La Boschi nella recente visita a Potenza ne ha parlato facendo riferimento al passato di Renzi come sindaco. Ma secondo lei come stanno le cose?

«E’ vero. Non si posso dimenticare 10 anni da sindaco e in prima linea anche con l’Associazione nazionale dei Comuni (Anci). Nello specifico credo che abbiamo bisogno di una nuova stagione a favore dei Comuni. Sono stati troppo marginalizzati. Ma senza di essi non c’è futuro per il Paese. Dobbiamo tutelare il luogo istituzionale più vicino ai cittadini, mettendo il Comune nelle condizioni di dare servizi promuovendo lo sviluppo locale».

Un passo indietro. Nella scorsa campagna elettorale più volte è parso che Luigi Petrone prendesse le distanze dalla sua amministrazione parlando di nevessità di cambiare. Ne è rimasto colpito negativamente?

«Nessun problema di rapporti con il candidato sindaco Luigi Petrone. E’ giusto che con lui si apra una nuova stagione amministrativa. Ho condiviso la sua candidatura e avrà il mio pieno sostegno. La discontinuità non è, come molti vorrebbero, una vendetta o una necessità politica. E’ invece un valore nella misura in cui è ricerca comune, discernimento nell’interesse dei propri cittadini. E’ un valore positivo quando diventa apertura al nuovo e al contributo delle nuove generazioni prepotentemente entrate in campo in questa campagna elettorale».

Intanto ha ricevuto tantissimi attacchi e critiche nelle scorse settimane come se il reale candidato del centrosinistra fosse lei...

«Io dico solo che il giudizio sui miei dieci anni di contributo amministrativo si deve fare fuori dalla campagna elettorale. Non è questo il momento se si vuol essere onesti. Sarà la storia ad esprimere un giudizio compiuto sul mio lavoro da sindaco».

Ma come andrà a finire il ballottaggio?

«Sono più che certo che Potenza voterà convintamente Luigi Petrone. Ritengo che la città si sia già espressa in maniera chiara e plebiscitaria. Serve un altro sforzo».

Non teme Dario De Luca e i precedenti a sorpresa?

«De Luca ha tutta la nostra stima e in Consiglio comunale porterà un contributo importante. Non c’è un giudizio sulla persona. Ci sono invece profonde differenze politiche. Tra noi e loro. Tra Petrone e De Luca. Siamo molto lontani dalla forze politiche che lo sostengono. Forze di cui non condividiamo il modello di sviluppo, la visione degli enti locali, che in Europa si caratterizzano per chiusura, isolamento, xenofobia. Potenza ha invece, tanto bisogno di Europa e lo ha dimostrato con il voto al Pd e al nostro eurodeputato Gianni Pittella».

Per chiudere. Le questioni di partito. Il Pd ancora deve riuscire a svolgere il proprio congresso regionale. Sono mesi che l’appuntamente congressuale viene rinviato. Al momento ci sono due visioni: chi lo vuole subito e chi in autunno. Per lei?

«Ritengo sia stato un grave errore immaginare di poter svolgere il congresso nella fase post elezioni regionali quando eravamo di fatto già nella fase di definizione delle liste per quasi 60 comuni lucani, Potenza compresa. C’era la necessità di ragionare sui candidati, sulle eventuali primarie e costruire le coalizioni. Abbiamo innescato un ragionamento che ci ha portati velocemente a un confronto duro senza renderci conto che quella discussione era incompatibile con le esigenze della politica. Il congresso quindi inevitabilmente, non può che aprirsi dopo questa fase. E non potrà non aprirsi in maniera chiara e serena attraverso un grande dibattito all’interno del Pd lucano. Un dibattito che deve avere l’obiettivo primarie quello dell’unità interna con il superamento delle contrapposizioni che invece ci hanno portato anche nella città di Potenza con molte situazioni di equivoco».

Ma quanto?

«Credo sia inevitabile rinviarlo a settembre se si vuol celebrare un congresso serio con un dibattito approfondito per trovare l’equilibrio generale dei gruppi dirigenti e risolvere le questioni sia politiche amministrative. Penso alle vicende che riguardano la Regione con la necessità di rilanciarne l’azione amministrativa. Siamo alla vigilia di appuntamenti importanti tra cui quello della definizione del Por il quale non può essere inteso come un banale utilizzo di fondi. Abbiamo insomma bisogna che tutto avvenga dentro buna visione strategica complessiva».

Con la riapertura delle candidatura?

«Sì. E’ evidente che riaprendo la discussione bisogna riaprire anche le candidature».

s.santoro@luedi.it

 

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